Apr 20, 2018 Last Updated 5:51 PM, Mar 22, 2018
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Su Il Manifesto del 22 marzo 2018

 

Non fate analisi a caldo, per impulso, ci è stato detto. Due settimane sono un distacco sufficiente per elaborare un’idea. Non il lutto ma un’idea di quel che è successo e di quel che vorremmo che accadesse da qui in avanti.

Non ce la caviamo con piccoli correttivi. Né con un maquillage.

Il 4 marzo si è toccato il punto più basso della lunga parabola storica della sinistra italiana, di tutte le sue culture politiche e organizzazioni.

Non si salvano i riformisti e non si salvano i radicali.

Mai un risultato così negativo, mai un distacco così clamoroso dai sentimenti, dalla cultura, dai bisogni, dalla vita materiale e dunque dal consenso di un popolo e di un Paese che non ci riconoscono, che guardano altrove.

Guai a noi se non guardassimo negli occhi il significato del risultato del M5S, che strappa consensi trasversali e accende speranze tra le fasce più deboli e i settori popolari del nostro Paese. Se non guardassimo negli occhi persino il boom della Lega, partito di massa nel Nord e destra nazionale nel resto del Paese

. Dovremmo confrontarci a lungo – lo dovremo fare, in maniera spietata e sincera, coinvolgendo intellettuali, militanti, corpi intermedi – sulla fine di un’epoca, di un secolo, di un mondo.

La sinistra è oggi travolta dal cambiamento di epoca e rischia di rimanere inerme di fronte al nuovo bipolarismo tra destre e 5 Stelle.

È anche per questo che è folle pensare di aprire (sulla base di quale rilevanza politica, sociale e parlamentare, tra l’altro?) a M5S per la formazione di un governo, ipotesi che sancirebbe la nostra definitiva subalternità al quadro dato.

Oltre all’analisi però abbiamo il dovere della proposta. Della proposta e dell’organizzazione.

In primis: il nuovo bipolarismo tra destra e populisti non si sconfigge chiudendosi nell’illusione del quarto polo e dell’autosufficienza, nel proprio fortino. Un fortino piccolissimo, fragile, già assediato.

Occorre guardare lontano, assumersi sulle spalle la sfida titanica di ridisegnare tutto. In Italia e per l’Europa che verrà. Di costruire lo spazio democratico e progressista in forme nuove. Ciò che servirebbe – in forme inedite, tutte da inventare – è un nuovo soggetto laburista, europeo, moderno, popolare, radicale, con una vocazione naturale al governo.

Una grande casa della sinistra italiana, che superi e accolga tutte le debolezze e tutte le fragilità che oggi sono in campo, nessuna esclusa.

Con pratiche, forme, categorie, parole da reinventare o da reinsediare daccapo nelle pieghe della società reale.

Il Partito democratico si ritrae da questa sfida? Rimane vittima della sindrome renziana (e già veltroniana, a dire il vero) dell’autosufficienza? Andremo avanti da soli, costruendo il partito della sinistra e del lavoro e dando al milione di voti di Liberi e Uguali l’unico sbocco possibile e utile, ma dichiarando da subito che l’orizzonte che ci interessa è quello e non è la testimonianza.

In secondo luogo, infine: le sconfitte portano con sé come corollario inevitabile la necessità di voltare pagina. Il che si traduce in un’assunzione di responsabilità da parte dei gruppi dirigenti.

Qui si colloca il bisogno inderogabile di ripartire con energie nuove, più credibili, non percepite o percepibili come corresponsabili di infiniti errori, di un numero infinito di battaglie perse.

Parliamo della lista e del nostro movimento, Mdp. Assumersi soggettivamente la responsabilità della sconfitta e non andare avanti come se niente fosse è indispensabile. Così come lo è riconsegnare il prima possibile la sovranità agli iscritti, ai militanti, agli elettori che ci hanno dato fiducia.

Urge un processo democratico di confronto e partecipazione tra di noi, vero, senza rete, che non si traduca né nell’assemblearismo a-democratico che abbiamo vissuto nell’ultimo anno né nel verticismo oligarchico che abbiamo sperimentato negli ultimi mesi.

Un processo democratico che proponga un nuovo gruppo dirigente e che lanci la parola d’ordine della costruzione di un nuovo soggetto della sinistra.

Possiamo rimetterci in cammino. Ma non possiamo più permetterci di sbagliare passo e direzione.

 

Gianni Melilla, Simone Oggionni.

gianni

Assistiamo ad una gravissima ingiustizia: 2.041 studenti universitari abruzzesi, pur avendone i requisiti, non percepiscono la borsa di studio perché i fondi stanziati sono insufficienti. E' un dato drammatico, al di sopra della già pessima media nazionale. Si tratta di un attacco al diritto allo studio che vede l’Abruzzo al primo posto tra le Regioni che non pagano tutte le borse di studio. Davanti alla Regione abbiamo chiesto, l'altro giorno, investimenti immediati: borse di studio, residenze, welfare studentesco devono essere tra le priorità di questo fine legislatura regionale. Il diritto allo studio non lo si proclama durante le elezioni ma lo si pratica con atti concreti di governo quando si è in una Giunta regionale di centrosinistra. Non arretriamo di un solo passo. Una nostra delegazione è stata ricevuta dal Vicepresidente Lolli e dal Sottosegretario Mazzocca.

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Vorrei rivolgere alcune domande a LeU:

1) La legge elettorale Rosatellum è stata utilizzata da LeU in modo peggiore di quanto si fece con il Porcellum, dove almeno una parte dei capilista fu frutto di primarie libere fatte da Sel e Pd. Perché non avete previsto forme di consultazione vincolanti per rappresentare almeno in parte i territori e per quale motivo avete accentrato tutto nelle mani di pochi “re magi” peraltro in palese conflitto di interessi con sé stessi sistemati in posti sicuri?

2) perché nella scelta dei capilista non si è tenuto conto il lavoro parlamentare? I deputati più assenteisti e meno produttivi (basta consultare le classifiche di Open Parlamento per rendersene conto) sono i più premiati.

3) nel dibattito parlamentare contro il Rosatellum i gruppi di Mdp e Si hanno tuonato contro le pluricandidature, e allora perché vi hanno fatto ampio ricorso per blindare la loro elezione a scapito dei candidati espressione del territorio e della società civile?

4) perché LeU ha candidato poche donne in molti collegi plurinominali sapendo che saranno elette solo in uno dei collegi, lasciando cosi lo spazio al candidato uomo che sta al secondo posto? Tutto questo nonostante le dichiarazioni per il riequilibrio di genere nella rappresentanza parlamentare.

5) perché sono state negate le candidature a quasi i tutti i deputati di Sel che avevano dato vita al Gruppo di Mdp. Il gruppo di Mdp alla Camera è nato solo grazie alla scelta dei deputati di Sel che erano in numero maggiore rispetto a quelli dell’ex Pd. Gli ex Pd non avevano i numeri per formare un gruppo alla Camera. Non vi sembra di essere stati particolarmente ingrati?

6) se in vicende delicate come la definizione delle candidature, vi comportate senza regole né rispetto per le persone coinvolte, come pensate di costruire un nuovo partito e favorire la partecipazione politica?

Lo spettacolo messo in scena è benzina sul fuoco dell’antipolitica e dell’astensionismo.

Gianni Melilla

Su Il Manifesto del 31 gennaio 2018  www.ilmanifesto.it

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Già l’Abruzzo si è fatto carico negli anni passati di trattare una parte dei rifiuti della Capitale. Ora si chiede una ulteriore e considerevole quota. La solidarietà verso il Comune di Roma non può prescindere dalla conoscenza precisa dei tempi e delle condizioni di questo conferimento dei rifiuti romani negli impianti abruzzesi. Il Comune di Roma ha l’obbligo istituzionale di dire cosa stia facendo per superare una situazione così grave per la salute pubblica e costosa per il bilancio di Roma. La delega dell’ecologia della Giunta Regionale Abruzzese da 4 anni è affidata a Mario Mazzocca di Art.1 Mdp e in questi anni le politiche dei rifiuti sono state particolarmente virtuose su tanti versanti al punto da essere oggi nelle condizioni anche di aiutare la nostra Capitale. È un motivo di soddisfazione e di apprezzamento nei confronti del lavoro del Sottosegretario Regionale delegato all'ecologia Mario Mazzocca.

gianni

Lunedì a Roma torna la vertenza Honeywell con un incontro tra Azienda, Sindacati, Regione Abruzzo e Governo nazionale. Sono in discussione 400 posti di lavoro diretti e altri cento nell’indotto . La Honeywell ha deciso di delocalizzare in Slovacchia , ma non può pensare di non avere una responsabilità sociale sugli effetti di questa scellerata scelta su centinaia di famiglie che vivono contando sul reddito di chi lavora in quella fabbrica. Dovrà dire con chiarezza come intenda favorire un processo di riconversione del sito industriale di Atessa tenendo conto che ci possono essere alternative industriali da parte di altri Gruppi industriali intenzionati ad investire in Abruzzo in Val di Sangro. Per questo l’incontro romano di domani al Mise riveste una importanza decisiva e ci auguriamo che il Governo metta sul tavolo tutto il peso politico che riesce ad esprimere nel rapporto con questa multinazionale che non ha nessun diritto di trattare in modo disumano i suoi lavoratori e l’intero Abruzzo.

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L’approvazione del mio emendamento, con la istituzione del nuovo comma 212-bis, alla legge di Bilancio 2018 dello Stato, è un ulteriore passo che consolida la costituzione dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Pescara nato con decreto del MIUR l’anno scorso a seguito sempre della mia iniziativa legislativa di 2 anni fa. Con l’emendamento attuale “i costi relativi alla prima costituzione dell’organico tecnico-amministrativo dell’ISIA sono posti a carico del capitolo di spesa del Bilancio dello Stato sul quale vengono imputati gli oneri per il personale degli altri ISIA” esistenti in Italia. L’ISIA di Pescara si aggiunge così agli altri ISIA di Roma, Firenze, Urbino, Faenza con il pieno supporto economico dello Stato. È un aiuto economico decisivo che si aggiunge ai 500 mila euro di dotazione annua già stanziati con la legge di Bilancio dell’anno scorso, sempre su mia proposta emendativa. Sono soddisfatto di avere con la mia iniziativa legislativa e amministrativa dato a Pescara un Istituto universitario pubblico, nell’ambito dell’alta formazione (AFAM) del Ministero per la Istruzione, Università e Ricerca che darà nuove e qualificate opportunità di studio e lavoro per giovani che hanno scelto una professione nel campo del Design industriale. Così si fanno gli interessi dei giovani, dando loro opportunità di formazione per un lavoro qualificato, con sbocchi concreti sul mercato del lavoro nazionale e internazionale.

gianni

Sono molto soddisfatto dell’accoglimento nella legge di Bilancio 2018 del mio emendamento 60.14 riformulato per L’Aquila che prevede finalmente la istituzione del “ centro di arte e creatività contemporanea denominato MAXXI L’AQUILA con la autorizzazione di una spesa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2024”. È una scelta del Parlamento che esalta la funzione de L’Aquila come grande capitale della cultura italiana. Di analoga importanza è il contributo concesso dallo stesso emendamento per “la stabilizzazione della Scuola sperimentale di dottorato internazionale del Gran Sasso Science Institute (GSSI) incrementato di 4,5 milioni di euro in ciascuno degli anni dal 2019 al 2027 e di 1,5 milioni di euro a decorrere dal 2028. Il mio emendamento riformulato insieme a quello di Tancredi 60.15 dispone inoltre che le graduatorie formatesi a seguito delle procedure concorsuali di cui alla legge 134/2012 garantiranno con l’istituto dello scorrimento, le sostituzioni del personale dimissionario impegnato nella ricostruzione conseguente agli eventi sismici del 2009. Esprimo la mia soddisfazione per questa scelta della Camera dei Deputati.

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Il disegno di legge, o meglio la bozza del bilancio di previsione dello Stato, è stata discussa in Commissione in modo caotico e incivile. È un rito che fa danni al Paese su cui è necessario intervenire. Vorrei ricordare che i deputati, i parlamentari rappresentano la nazione e non il loro collegio. C'è un Regolamento della Camera da rivedere, che deve disciplinare in modo diverso le procedure, la presentazione degli emendamenti, la centralità della Commissione nell'ordinare il dibattito e nello scegliere le soluzioni normative in modo - ripeto - non più caotico e incivile con sedute fiume, anche notturne, che indeboliscono sicuramente la razionalità nelle scelte che vengono compiute. È un problema di cui dobbiamo farci carico tutti e dispiace che, in questa legislatura, da parte di alcuni gruppi, si sia boicottato il processo di riforma del Regolamento della Camera. Detto questo, questo disegno di legge non è quello che noi auspicavamo, perché mira a conservare la situazione economica e sociale di profonda disuguaglianza che vive il nostro Paese e non punta, invece, sul cambiamento, in particolare su due grandi temi, Viceministro: la sanità e il lavoro. Solo su questi vorrei parlare, lasciando il testo scritto della mia relazione di minoranza per un esame più approfondito, per chi lo voglia fare, di tutte le posizioni del gruppo di MDP-Articolo 1 su questo disegno di legge. L'articolo 32 della Costituzione è chiaro: tutti i cittadini hanno diritto all'assistenza sanitaria. Per tanti anni questo diritto non c'è stato, soprattutto nel dopoguerra. Nel 1948 solo una parte aveva diritto all'assistenza sanitaria, erano solo due terzi dei cittadini italiani che avevano una mutua professionale o una assicurazione. C'è stato un lungo cammino della libertà, per usare il titolo di un grande libro di Nelson Mandela. Un lungo cammino della libertà ci ha portato a dare l'assistenza sanitaria a tutti gli italiani, e non solo a tutti gli italiani, ma anche chi veniva in Italia da altri Paesi ha avuto diritto all'assistenza sanitaria. Oggi non è più così. Oggi dobbiamo fare i conti con 14 milioni di italiani poveri, o a rischio di povertà, per i quali le cure sanitarie non sono più un diritto, perché non hanno i mezzi economici per assicurarsele. Il superticket era un paradigma di questa situazione, era un po' un simbolo. Vorrei citare i dati delle schede di dimissione ospedaliera, i famosi SDO. Ci dicono che 500.000 cittadini italiani nel 2017 sono stati costretti a lasciare la loro regione di residenza per andare a curarsi. Non c'è più una omogeneità nazionale, vi sono differenze di qualità nel sistema sanitario delle venti regioni e province autonome. Il 40,7 dei malati calabresi di tumore hanno scelto un ospedale non calabrese, sono andati al nord a curarsi; il 38,6 dei malati oncologici del Molise, il 28,6 dei malati di tumore della Basilicata, e potremmo citare tutte le regioni meridionali. La Lombardia, l'anno scorso, ha avuto 17.000 malati oncologici delle altre regioni italiane, soprattutto del sud. L'Emilia, più 6.000 malati oncologici provenienti da altre regioni. La Toscana, più 4.000. Spostarsi per i malati oncologici è pesante; questi viaggi della speranza sono costosi, pensiamo ai familiari che devono seguirli. C'è una iniquità anche dal punto di vista della spesa sanitaria, perché un miliardo e mezzo di euro si sono spostati dal Sud al Nord e nel frattempo la sanità privata avanza. Un terzo delle spese dei cittadini ormai sono a carico dei bilanci delle famiglie, non sono più assicurati dallo Stato. La vicenda dei ticket è emblematica: ormai per molte tipologie di accertamenti diagnostici si spende di meno, andando al privato che non rivolgendosi al pubblico, perché i ticket non rendono più competitivo il Servizio sanitario pubblico rispetto a quello privato; per non parlare delle liste di attese. Il diritto alla salute lega l'uguaglianza e la libertà. L'uguaglianza perché le cure mediche vanno assicurate a tutti, indipendentemente da età, sesso e provenienza. La salute è un bene indisponibile, cui nessuno può rinunciare per motivi economici, sociali ed etnici. Il diritto alla salute non è solo un diritto fondamentale dell'individuo, questo va chiarito, è un diritto della collettività, perché una comunità è sana se tutti i suoi cittadini possono aspirarlo ad esserlo. C'è, quindi, una relazione tra salute individuale e salute sociale, che i più sottovalutano. Quando il corpo umano, con i suoi bisogni e fragilità, è posto al centro delle dinamiche politiche, il nodo tra salute pubblica e privata si esalta ancora di più, si evidenzia ancora di più. La salute e il lavoro sono il cuore della democrazia, la sostanza dell'inveramento della Costituzione. Ebbene, su salute e lavoro, noi abbiamo in Italia una situazione di disuguaglianza. La disoccupazione, la povertà, l'incertezza previdenziale, hanno determinato un'enorme dilatazione della precarietà, cioè di una condizione esistenziale che sta minando alle radici la convivenza civile e democratica, la partecipazione dei cittadini alla politica, il loro ritrovarsi nelle regole democratiche. Noi dobbiamo sapere che questo male oscuro del disincanto, della sfiducia, può sfociare apertamente in un qualcosa di spiacevole per la democrazia. Questa legge di bilancio non affronta questi grandi temi della salute e del lavoro, per questo noi l'abbiamo contrastata. Naturalmente ci sono alcune rondini che non fanno primavera. Si è intervenuto per sanare alcune situazioni di precarietà, penso all'Afam, ai vigili del fuoco, però il taglio complessivo di questo disegno di legge non fa i conti con la necessità di cambiare il Paese, e non di conservare l'attuale situazione.

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Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è una risorsa fondamentale dello Stato italiano ed è sempre in prima linea nelle più disparate emergenze con coraggio, competenza e professionalità. Da troppi anni il Corpo dei Vigili del Fuoco è sotto organico e si avvale del contributo fondamentale del personale precario e discontinuo. Per ripristinare i livelli minimi di organico è necessaria la stabilizzazione del personale precario discontinuo che oggi opera senza il dovuto riconoscimento giuridico ed economico.

In questo senso la Legge di Bilancio deve operare una chiara scelta per la stabilizzazione del personale precario. La dignità di questi lavoratori e la piena funzionalità del Corpo dei Vigili del Fuoco non sono più rinviabili.

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Abbiamo presentato 350 emendamenti in commissione Bilancio della Camera dei Deputati come gruppo Articolo UNO - MDP al testo della legge di Bilancio approvato dal Senato. Dopo il vaglio dell'ammissibilità degli emendamenti ( lunedì prossimo), segnaleremo i nostri 49 emendamenti prioritari ( martedì prossimo) che saranno votati, insieme agli altri segnalati dai vari Gruppi parlamentari, nelle sedute non stop della commissione Bilancio da mercoledì pomeriggio sino a domenica notte con il mandato finale al relatore Francesco Boccia che porterà il nuovo testo in Aula martedì 19 dicembre con il probabile (certo) voto di fiducia che il Governo chiederà. Poi il nuovo testo tornerà al Senato per la sua approvazione definitiva senza però nessun cambiamento.

Dunque il testo che uscirà dalla Commissione Bilancio domenica notte, su cui il Governo chiederà la fiducia, sarà quello definitivo. Ad esso abbiamo dedicato la massima attenzione per modificarlo profondamente visto che il testo uscito dal Senato è per noi assolutamente inadeguato ad affrontare i problemi economici e sociali del Paese nel segno dell'equità e del lavoro. Abbiamo predisposto 350 emendamenti che prefigurano una manovra alternativa