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DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO INVIATO A BRUXELLES LINGUA ITALIANA

Si allega il documento di bilancio 2017

Gianni Melilla

Carissim@,

in allegato il testo della Relazione di Minoranza alla Nota di aggiornamento del DEF che ho presentato a nome del gruppo parlamentare SEL-Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati.

Gianni Melilla

ISTITUIRE, APPROVANDONE LA PERIMETRAZIONE, IL PARCO NAZIONALE DELLA COSTA TEATINA

Sono tornato oggi a chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi di firmare la proposta di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina depositata il mese di maggio del 2015 dal commissario ad acta Giuseppe De Dominicis. Sono passati 16 mesi senza nessuna logica se non un sotterraneo e illegale ostruzionismo di fatto. La legge nazionale istitutiva del parco della costa teatina è stata approvata nel lontano 2001. Siamo in presenza di uno scandalo, di un furto alla legalità , di una ingiusta penalizzazione delle popolazioni interessate e dell'intero Abruzzo. Sono passati cioè 15 anni e ancora siamo all'anno zero per il quarto parco nazionale della nostra regione. Il Governo dovrà rispondere tra una settimana alla commissione Ambiente della Camera dei Deputati. E non faremo sconti ad una condotta istituzionale inqualificabile e illegittima che configura un reato di abuso di potere.

Roma 21 settembre 2015.            Gianni Melilla, Deputato Segretario di Presidenza della Camera

Tutti i giornali, con una dose di ignoranza incredibile, parlano della svolta proporzionalista del M5S in materia elettorale. Non si tratta di nessuna svolta visto che il M5S ha presentato da molti mesi questa proposta di legge che prevede una proporzionale applicata in collegi piccoli con effetti disastrosi dal punto di vista della rappresentatività delle liste, cioè della effettiva proporzionalità dei seggi attribuiti.

Caro Marco,

Nel 2000 ero consigliere regionale e proposi, facendola approvare dal consiglio regionale dell'Abruzzo, la legge isititutiva della riserva naturale della Pineta Dannunziana . Per la verità quel parco sino ad allora si chiamava Parco D'avalos. Ma io pensai che fosse giusto abbandonare la vecchia denominazione nobiliare per esaltare un tratto identitario di Pescara costituito dalla presenza storica di migliaia di Pini e dal riferimento culturale a Gabriele D'Annunzio. Quell'area di 53 ettari di cui 35 occupati dall'antica selva mediterranea, sono stati così salvati grazie a norme urbanistiche particolarmente stringenti. E' stato salvato cosi l'ultimo residuo di un grande patrimonio di pini e arbusti tipici della macchia mediterranea che un tempo si estendeva su tutto il litorale adriatico da Francavilla alle Marche. Da allora Il Comune di Pescara grazie a quella legge, ha ricevuto contributi ordinari ogni anno di centinaia di migliaia di euro per tutelare questa area silvestre. Immaginerai quindi la mia amarezza nell'osservare quanto è accaduto in questi giorni con la scelta del comune di tagliare 120 pini distribuiti nella città di Pescara, in un clima di accesa conflittualità con tanti cittadini. So benissimo che il Pino come ogni organismo vivente, nasce, cresce, ha bisogno di una cura da parte dell'uomo, deve essere potato, può subire malattie, incidenti, può crollare sotto il peso della neve, può diventare pericoloso e quindi deve anche essere abbattuto. Ma quando a Pescara, città dei Pini, si pone il problema di tagliare ben 121 pini, di cui molti secolari,vanno coinvolte le migliori energie scientifiche, va attivato un processo di partecipazione democratica e di condivisione delle scelte dolorose che devono essere assunte nell'interesse generale. In questo caso, invece, mi sembra che ci siano molti interrogativi sul rigore scientifico di tale scelta del Comune, che mi sono stati riferiti da amiche e amici botanici e forestali di grande professionalità. E anche sulle modalità di attuazione dei tagli dei pini vi sono molte critiche fondate. Il danno ormai è stato fatto, con una coda di velenose polemiche e strumentalizzazioni che mescolano le giuste ragioni ambientaliste, a me molto care, con uno squallido settarismo politico a cui sono totalmente estraneo per storia personale e cultura politica di sinistra. Ora è arrivato il momento di fermarsi ed evitare che altro "sangue" verde sia versato in questa assurda battaglia che sta degenerando in una contesa in cui un comprensibile ma irrazionale orgoglio amministrativo rischia di compromettere l'immagine di governo cittadino a cui sono affezionato e per il quale mi sono battuto. Un vecchio proverbio ebraico riconosce anche alle più grandi amicizie uno spazio per il dissenso e la successiva riconciliazione. In questo caso, caro Marco, volevo dirti, in amicizia, che non sono d'accordo e ti chiedo una saggia riflessione di cui sei capace.

Gianni Melilla , pescarese e deputato di SEL Sinistra Italiana

Quest’anno è finito il finanziamento pubblico dei partiti nella forma dei rimborsi elettorali. Vi è stata una riduzione graduale negli ultimi 4 anni del 25% ogni anno, sino all’attuale azzeramento. Nessuno , ovviamente, rimpiangerà gli abusi di cui tutti i partiti hanno beneficiato anni fa, quando il totale dei finanziamenti pubblici superava di molto le spese effettivamente sostenute nelle varie campagne elettorali. Non erano “rimborsi” come ipocritamente stabiliva la legge. Gli abusi hanno demolito il principio, in sè giusto, di un finanziamento pubblico ai partiti perché la democrazia ha un costo. Grande è la responsabilità dei partiti, di tutti i partiti ( compresi quelli di sinistra) che hanno scelto di sostenersi in modo sostanzialmente “truffaldino”. Il governo Monti ha ridotto i fondi destinati ai partiti e introdotto nuove norme per la trasparenza dei rendiconti. Il governo Letta ha abolito il finanziamento pubblico tramite il meccanismo dei rimborsi elettorali e ha introdotto una nuova normativa basata sulla scelta volontaria di chi vuole contribuire al sostegno economico di un partito. quindi nessun finanziamento automatico ma solo incentivi fiscali a chi vuole farlo volontariamente. Si introduce il 2 per mille, cioè con la dichiarazione dei redditi, ogni contribuente può scegliere di sostenere un partito. Così come accade per il sostegno ad una associazione o ad una confessione religiosa, ma con criteri molto più rigidi e risorse molto limitate. Per l’8 per mille alle confessioni religiose non vi é nessun tetto, e così nell’ultimo anno la Chiesa Cattolica ha preso la cifra astronomica di 1.038.915.810 euro, cioè oltre 1 miliardo di euro! Il totale dell’8 per mille ha sviluppato la cifra ‘di 1.263.273.115 euro, e negli ultimi anni è sempre cresciuta senza incappare in nessuna misura di contenimento della spesa pubblica. Vi è poi l’assurdo privilegio che assegna alle confessioni religiose il totale dell’8 per mille a prescindere da chi lo decide volontariamente. L’ultimo anno solo il 45,7% dei contribuenti ha fatto una scelta, ma questa scelta si applica proporzionalmente anche al 54,3% che non lo ha fatto. Il governo poi rinuncia a fare propaganda per essere destinatario delle scelte dei contribuenti ( vi è infatti anche l’opzione dello Stato per chi non vuole scegliere una confessione religiosa, e nell’ultimo anno lo Stato è stato scelto dal il 13,3% dei contribuenti), rinunciando così a tanti milioni di euro che potrebbero essere destinati utilmente ai settori di intervento previsti dalla legge: beni culturali, calamità naturali (pensiamo alle spese per i terremoti…), edilizia scolastica, fame nel mondo e assistenza ai rifugiati. Il 2 per mille ai partiti è invece ben poca cosa dal punto di vista finanziario, nel 2015 ha distribuito appena 9.600.000 euro, solo un quarto di quanto solo ha preso la Chiesa Valdese. Nel 2016 dovrebbe arrivare a 27 milioni di euro. La legge Letta conferma la possibilità di una detrazione fiscale per chi decide una erogazione liberale ad un partito, diversificando il tetto tra persone e aziende. Il 2 per mille è uno strumento democratico che riconosce ai cittadini la possibilità di finanziare i partiti, ma solo una esigua minoranza lo ha fatto. La strada è in salita, i partiti devono essere capaci di capire che solo attraverso una nuova legittimazione popolare possono ottenere un sostegno pubblico e privato per l’ attività politica, da rendicontare rigorosamente e senza diamanti, o investimenti immobiliari e all’estero, come è successo qualche anno fa. La voce più importante di finanziamento pubblico per la politica è ora quella destinata ai gruppi parlamentari. I fondi sono significativi e rapportati alla consistenza numerica dei gruppi parlamentari. I finanziamenti concessi sono alla Camera di 47.856 euro per ogni deputato, al Senato di 59.363 euro per ogni senatore, al Parlamento Europeo di 79.637 euro per. Ogni parlamentare europeo. L’utilizzo di questi fondi da parte dei gruppi si “confonde” con l’attività dei partiti essendo sovrapponibili le attività di comunicazione, le campagne nazionali e la promozione politica nel territorio tra un gruppo e il rispettivo partito.’ Vi è da rilevare che il M5S che non accedeva ai rimborsi elettorali ( ne aveva diritto dal 2013, ma non aveva, per scelta autonoma, i requisiti previsti dalla legge di uno statuto democratico e di una rendicontazione delle spese con un bilancio del movimento che infatti non ha mai presentato), utilizza invece ogni anno i circa 8 milioni di euro dei suoi gruppi parlamentari. Dunque non è vero che il M5S non dispone di finanziamenti pubblici per la sua attività politica. Per entità finanziaria è il secondo gruppo più ricco , dopo il PD. Questi fondi dei gruppi parlamentari, al fine di evitare abusi, sono rendicontati con rigore e trasparenza. E per inciso il Parlamento fa a bene ad affinare le sue capacità di controllo e di definizione precisa delle spese ammissibili. Il finanziamento pubblico della politica ha come missione di evitare che chi disponga di ingenti mezzi economici possa condizionare la formazione della pubblica opinione e i risultati delle elezioni. L’attuale normativa è giusta sul versante del finanziamento dei gruppi, anche se il meccanismo elettorale maggioritario, altera la rappresentazione proporzionale del consenso dei singoli partiti ( cosa che invece non succedeva coi rimborsi legati ai voti presi, che a differenza dei parlamentari non potevano trasmigrare portandosi dietro anche la quota di finanziamento pubblico destinato al gruppo). Per ovviare al riflesso negativo della transumanza dei parlamentari, bisognerebbe stabilire la ripartizione dei fondi all’inizio di ogni legislatura evitando così che al danno della perdita di parlamentari si sommi anche la penalizzazione economica del gruppo in cui quei parlamentari sono stati eletti. Sulle erogazioni liberali vi è per le detrazioni fiscali una ingiusta penalizzazione delle persone fisiche rispetto alle imprese, che favorisce chi ha maggiore consistenza economica. Il problema di fondo è il rilancio dell’autofinanziamento dei partiti tramite il tesseramento, le sottoscrizioni, e anche l’invenzione di nuove forme di coinvolgimento dei cittadini simpatizzanti, come per esempio furono nel passato le feste di partito. La rete da questo punto di vista è uno strumento utile, come dimostrano tanti casi di candidati che hanno raccolto cifre enormi da piccole donazioni che hanno coinvolto tanti cittadini. Basti pensare alle prime primarie di Obama o a quelle attuali di Sanders. Ma per avere successo occorre ricostruire l’autorevolezza politica, culturale e morale dei partiti. Se essi non sono apprezzati, anzi vengono visti, come diceva profeticamente Berlinguer tanti anni fa, come macchine di potere ciniche e disoneste, è difficile chiedere e ottenere dai cittadini quanto è necessario per l’attività politica e la presenza nel territorio non limitata ai soli periodi elettorali, quando decine di negozi delle nostre città si trasformano in luccicanti botteghe dei singoli candidati. Anche la tradizionale modalità degli eletti di finanziare il proprio partito con una parte delle indennità ( consuetudine ancora in uso a sinistra), non è vista più con occhio benevolo, perché il cittadino preferisce che quei soldi al posto di essere devoluti al partito, siano tagliati dalle indennità riducendo così i costi della politica. Il M5S , furbescamente, ha spacciato un fondo dello Stato come il “microcredito a 5 stelle” a cui devolve una parte della propria indennità e dei rimborsi parlamentari. Si tratta di un colpo di teatro che evidenzia una straordinaria capacità pubblicitaria, ma nei fatti è come finanziare una campagna politica del proprio movimento da cui ci si aspetta un ritorno in termini di consenso politico ed elettorale. Basta accedere al sito del Ministero dello Sviluppo economico alla voce del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per rendersi conto della falsa propaganda messa in piedi così strumentalmente. E per vedere come utilizzano i rimborsi i grillini basta accedere al sito del M5S alla voce dei rendiconti di ogni singolo parlamentare per vedere come essi spendano indennità e rimborsi. Esiste invece la possibilità di destinare una parte delle indennità e rimborsi a progetti sociali o al volontariato con la massima trasparenza. Ma si stratta di scelte sempre discrezionali, e quindi opinabili. La strada maestra è quella di diminuire indennità e rimborsi, e destinare i risparmi ottenuti al finanziamento di grandi leggi sociali. Ad esempio alle strutture previste dalla legge del “Dopo di noi” per i disabili quando non avranno più i genitori. Oppure al diritto allo studio ( quanti giovani universitari non hanno borse di studio pur avendone diritto per carenza di fondi regionali e statali), o al sostegno a giovani ricercatori, o alla messa in sicurezza del territorio. Finalizzare i risparmi dei costi della politica al perseguimento di grandi obiettivi sociali e condivisi, potrebbe ridare una nuova fiducia ai cittadini sulla capacità dei partiti di autorigenerarsi. L’alternativa ai partiti e ai movimenti è uscire dalla democrazia e stroncare la partecipazione politica. Non è la strada giusta. E il finanziamento della politica, nelle forme pubbliche e private, non è un argomento da rimuovere. Lo si può affrontare agevolmente se contemporaneamente si riducono con ragionevolezza le spese non necessarie per il funzionamento delle Istituzioni, a partire dal Parlamento e dal Governo. Si può fare. Il Parlamento lo sta già facendo, anche se non è ancora a conoscenza dei cittadini perché la stampa ha interesse a non farlo. La Camera dei Deputati in 3 anni ha risparmiato 270 milioni di euro. Solo quest’anno risparmia 97 milioni di euro, di cui 47 di minori spese e 50 milioni di minore dotazione dallo Stato. Nel 2012 la Camera dei Deputati spendeva 1 miliardo e 108 milioni di euro, nel 2016 spende 996 milioni di euro. È un risultato straordinario, ma le campane delle televisioni e dei giornali non suonano a festa. Anzi volutamente ignorano questi significativi risparmi preferendo concentrarsi sugli ancora persistenti privilegi che piano piano perdono consistenza in una logica di sano riformismo gradualista. Questi risparmi tornano attualmente al Bilancio generale dello Stato e dunque si perdono… nel mare magnum di una spesa pubblica vorace come un mostro medievale. Forse sarebbe il caso di finalizzarli, per far vedere concretamente cosa possono produrre questi risparmi ad esempio in borse di studio, in strutture per disabili, in scuole messe in sicurezza, in fiumi disinquinati, in parchi nazionali sostenuti. La democrazia ha bisogno che il Parlamento, il Governo, il sistema istituzionale territoriale siano legittimati dal consenso popolare con decine di migliaia di consiglieri, sindaci, assessori, parlamentari che siano la vera ossatura del volontariato politico e della democrazia italiana. Questo è possibile solo se i partiti sono in grado di selezionare i candidati alle elezioni, di assicurare un canale permanente di partecipazione in cui militanti in carne ed ossa, e non a casa propria davanti ad un tablet, possano guardarsi negli occhi, confrontarsi e decidere le linee politiche e gli organismi dirigenti del proprio partito, evitando l’ attuale supremazia dei comitati elettorali sulla rete umana delle organizzazioni territoriali che fanno politica sempre e non solo durante le elezioni. Solo così si assicura al “noi” dei partiti, una autonomia e un potere sull’ “io” degli eletti. La rete non è l’alternativa alla fatica della politica. Può aiutare, ma non sostituire i partiti. La democrazia non può che basarsi sulla partecipazione politica dei cittadini in partiti liberi, autonomi e popolari. Soprattutto a sinistra c’è bisogno di partecipazione e di organizzazione per ridare entusiasmo e potere al volontariato politico. Gianni Melilla (Deputato SI)

Il Governo non decida più il fermo della pesca in Adriatico a metà agosto.

Per 40 giorni le marinerie abruzzesi dovranno stare ferme, per motivi che non hanno fondamento scientifico , ma solo ragioni economico-affaristiche. Si vuole così aiutare gli armatori di altre parti d'Italia che venderanno il pesce ad una prezzo maggiorato, penalizzando quelli del mare adriatico, con una scelta che assurdamente si trascina ormai da 30 anni. Viene colpita non solo il settore della pesca, ma l'intera filiera economica legata al pesce: dai commercianti ai ristoratori, al comparto turistico adriatico. E inoltre i consumatori , le famiglie e i turisti pagheranno il pesce di più , di provenienza diversa da quella locale. È' una vera vergogna perché il ripopolamento ittico si può fare in altri periodi dell'anno meno intensi, e inoltre si dovrebbe colpire con più rigore i grandi armatori che operano una pesca da rapina e non colpire in modo indistinto tutta la marineria adriatica. Ho inviato nei giorni scorsi una lettera al Presidente del Consiglio Renzi perché questo sia l'ultimo anno della rapina ai danni dell'economia marittima adriatica. Mi auguro che il Governo capisca che non può delegare a qualche burocrate il benessere economico della economia marittima e turistica adriatica.

Pescara agosto 2016. Gianni Melilla, deputato SEL-Sinistra Italiana

I costi della democrazia.

Il PD e il M5S hanno voluto la fine del finanziamento pubblico ai partiti. Non la correzione degli evidenti abusi, con una ingiusta dilatazione dei rimborsi elettorali che andavano ben al di là delle spese sostenute nelle campagne elettorali. No, hanno cavalcato la protesta popolare e hanno deciso la fine del finanziamento pubblico dei partiti. Peraltro il M5S ha considerato anche insufficiente la legge voluta dal governo Letta e ha votato contro con un cinismo proporzionale alla bugia sostenuta di non prendere finanziamenti pubblici che invece giungono copiosi al M5S tramite i suoi parlamentari europei e nazionali. Nel 2011 tutti i partiti percepivano 182.349.705 euro, una cifra esorbitante che di anno in anno è scesa sino agli appena 13.800.000 di quest'anno e dal prossimo anno non ci sarà più neanche un euro. Restano le erogazioni liberali , ma esse sono del tutto incerte e legate alla volontarietà. È comunque c'erano anche prima. Il meccanismo del 2 per mille, con l'opzione volontaria dei contribuenti è condizionata da un tetto molto basso del totale degli introiti destinato dallo Stato ai partiti: nell'ultimo anno appena 9.600.000 euro! I partiti e i movimenti secondo la Costituzione concorrono a determinare la politica italiana, ma secondo il Governo e il principale partito di opposizione, il M5S, non devono avere sostegni finanziari pubblici. Ma la sorgente non si è esaurita del tutto. E qui si sviluppa la doppia morale del M5S. Vi sono infatti i consistenti finanziamenti pubblici per i gruppi parlamentari: per ogni parlamentare europeo 79.637 euro all' anno, per ogni deputato 47.856 euro l'anno, per ogni senatore 59.363 euro l'anno. Il M5S prende tutto quello che gli spetta, pur proclamando ai quattro venti, che non prende un euro di finanziamento pubblico. I conti sono presto fatti, basta moltiplicare per ogni partito i parlamentari eletti ai vari livelli per avere la cifra complessiva che ogni anno il rispettivo partito o movimento riceve. Ad esempio il M5S nel solo 2014 ha ricevuto 7.073.181 euro da Camera e Senato. Per il quarto anno riceverà più o meno la stessa cifra a cui si aggiunge da 2 anni la cifra proveniente dai parlamentari europei. Studiando i consuntivi del M5S si vede che con questi soldi il M5S finanzia le sue attività di comunicazione, grandi eventi nazionali come la marcia di Assisi, le feste di Imola o Roma, la campagna per il microcredito ( la restituzione dagli stipendi è molto ma molto inferiore al finanziamento pubblico che il M5S ha ricevuto), o per il reddito di dignità , le spese per i collaboratori ( che il M5S quando si tratta degli altri epiteta come portaborse) e i consulenti. insomma sono finanziate né più nè meno che le attività ordinarie di un qualsiasi partito. Con l'aggravante che lo si tiene nascosto all'opinione pubblica, anzi si tuona contro tutti gli altri partiti che ricevo le rispettive competenze. L'errore del PD di acconsentire alla criminalizzazione del finanziamento pubblico dei partiti ha aperto la strada ad una caduta del volontariato politico e della partecipazione dei cittadini alla vita politica. Ormai i partiti si sono trasformati in comitati elettorali che vivono attorno a candidati e su logiche per tutto personalistiche. Anche la rete per il M5S non va al di là di una partecipazione di poche decine di migliaia di iscritti e attivisti. i partiti della prima Repubblica avevano milioni di iscritti e mobilitavano nelle loro manifestazioni ricorrenti, milioni di persone in carne e ossa. Il problema è molto serio. La democrazia ha dei costi e avere una larga base di consenso attivo produce effetti positivi sull'insieme del sistema politico e istituzionale. Aver distrutto il radicamento territoriale dei partiti e depresso l'attivismo politico ha depresso la democrazia italiana, ha impoverito il tessuto culturale e la rete di solidarietà sociale. Non va confuso il costo della democrazia con gli abusi dei vari Batmann che hanno insozzato in passato la politica italiana. Il PD porta la responsabilità di non aver tentato la via del controllo e della massima trasparenza sul vecchio sistema di finanziamento pubblico. Il M5S ha lisciato il pelo alla bestia dell'antipolitica urlando il suo vaffa ai partiti ladri e corrotti indistintamente, ma lo fa in modo ipocrita intascando decine di milioni di fondi pubblici dei suoi gruppi parlamentari e dunque ingannando la opinione pubblica che lo ignora. A chi sa, il dovere morale e politico di dire come stanno le cose per ricostruire una connessione sentimentale con il popolo italiano sulla partecipazione politica e la rinascita di nuovi partiti, democratici e inclusivi, onesti e di massa.

ATTUARE IN ABRUZZO LA LEGGE REGIONALE SULLA CANNABIS A SCOPO TERAPEUTICO. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE D'ALFONSO RISPONDE POSITIVAMENTE AL MIO INVITO.

La vicenda di Fabrizio Pellegrini ha sollevato in Abruzzo e in Italia la questione di assicurare gratuitamente i trattamenti di cannabis a scopo terapeutico, al di là della urgenza dell'approvazione di una legge nazionale per la legalizzazione della cannabis attualmente all'esame della Camera dei Deputati, e di cui io sono firmatario. In Abruzzo c'è già una legge regionale che lo prevede ( siamo una delle poche regioni insieme alla Toscana) e va semplicemente attuata dando alle ASL le direttive appropriate. In questo modo Fabrizio Pellegrini e chi è nella sua stessa situazione di dover ricorrere alle cure palliative del dolore con la cannabis, potrebbero risolvere angosciose vicende personali. In questo senso ho parlato oggi con il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso che mi ha assicurato il suo impegno immediato per risolvere questo grave problema su cui sono già intervenuti l'avvocato Vincenzo Dinanna ( avvocato difensore di Pellegrini ) e Rita Bernardini del partito radicale. Speriamo ora che la ASL di Chieti provveda a dare subito e gratuitamente la cannabis farmaceutica per le inalazioni a cui deve sottoporsi Fabrizio Pellegrini per curare i dolori muscolari e l'insonnia che gli procura la FIbromialgia di cui soffre da anni. Siamo in presenza di casi umani che scuotono la coscienza di chi crede nei valori della solidarietà verso chi soffre di malattie rare e orfane di farmaci.

Pescara agosto 2016. Gianni Melilla, deputato SEL Sinistra Italiana

CANNABIS. GIANNI MELILLA (SINISTRA ITALIANA)IL MINISTRO ORLANDO INTERVENGAPARLAMENTO AFFRONTI PROBLEMA CURE CON CANNABIS

Stamattina Gianni Melilla il Deputato di Sinistra Italiana ha incontrato Fabrizio Pellegrini nel Carcere di Chieti per sincerarsi dello suo stato di saluto e portare la solidarietà del Partito a tutti i livelli.

"Sono ormai 50 giorni che Fabrizio è detenuto e non ha accesso a nessun tipo di cura palliativa: questa situazione rischia di compromettere l'articolazione del braccio e della mano che gli consentono di lavorare dato che è un pianista ed un insegnante di musica. Chiedo al ministro Orlando di intervenire con urgenza, i gravissimi problemi di salute di Fabrizio Pellegrini sono incompatibili con il regime carcerario. Il Parlamento affronti alla ripresa dei suoi lavori la legge che legalizzala la cannabis. Non si può aspettare oltre. La situazione di Pellegrini, ma anche di molti altri malati, va risolta."

Lo afferma il deputato abruzzese di Sinistra Italiana Gianni Mellilla al termine dell’incontro con Fabrizio Pellegrini, pianista di 47 anni di Chieti malato di fibromi algia, detenuto dall’11 giugno scorso con l'accusa di coltivazione di cannabis nel carcere di Madonna del Freddo a Chieti.La vicenda che vede coinvolto Pellegrini ha bisogno di essere risolta per via legislativa. Oggi nel mondo l’uso della cannabis come rimedio efficace per alcune patologie è una realtà. Come è una realtà la coltivazione per uso personale e medico. Pellegrini si cura con medicinali a base di cannabinoidi perché sono l'unico rimedio efficace per la sua patologia in quanto non può assumere medicinali a base di oppiacei per intolleranza. Le sue condizioni fisiche sono incompatibili con il regime carcerario. Il Ministro della Giustizia Orlando intervenga immediatamente, conclude Melilla.

Lo rende noto l’ufficio stampa del Gruppo Parlamentare Sinistra Italiana