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Scarica il volantino in allegato

La solidarietà europea può essere affermata abbandonando le fallimentari politiche dell’austerità. Non è una soluzione ritornare ai nazionalismi autarchici che si tradurrebbero in sovranità fasulle. L’Europa politica e solidale deve assumere come obiettivo di fondo la modifica dei Trattati della Unione Europea. Il Fiscal Compact, con il recepimento nella Costituzione italiana della parità di bilancio con voto quasi unanime del Parlamento, sta producendo povertà, disoccupazione e demolizione dello stato sociale, un tempo vanto dell’identità europea. I vertici dei 28 Capi di Stato o di Governo sono il cancro dell’Unione Europea. Il fallimento dell’Unione Europea si accompagna alle umiliazioni dei Parlamenti Nazionali costretti a ratificare, sotto il ricatto del debito pubblico, le politiche dell’austerità. L’Unione Europea ha regalato 4.500 miliardi di euro alle Banche per salvarle, ma non ha trovato 300 miliardi per salvare la Grecia e il suo popolo ridotto alla povertà estrema. L’euro a trazione tedesca è stato ed è il più formidabile strumento per abbassare i salari reali, abbattere lo stato sociale, cancellare il diritto del lavoro. La Germania domina l’economia europea violando i trattati europei . Basti pensare alla illegale eccedenza tedesca dell’ export-import di 160 miliardi di euro l’anno che deprime le altre economie nazionali europee. La disoccupazione interessa 25 milioni di cittadini europei. Trattati internazionali e leggi sui diritti umani sono ormai violentate dalle politiche dell’austerità. Occorre una svolta nelle politiche dell’Unione Europea. Anche per quanto riguarda il Sistema Monetario Europeo sempre più incapace di favorire benessere sociale, piena occupazione e sviluppo ecosostenibile. Le disuguaglianze si allargano con la stragrande maggioranza dei popoli danneggiata e una piccola minoranza che accresce le sue ricchezze. Gli amministratori delegati di grandi imprese arrivano a guadagnare 500 volte in più dei loro dipendenti lavorando spesso male. Occorre un grande piano per la rinegoziazione del debito pubblico degli Stati. E’ sempre meglio uno Stato debitore o una Banca che paga poco e in ritardo, piuttosto che non paghi niente perché fallisce. E’ illusorio sopravvivere alla meno peggio per i prossimi decenni senza riforme radicali e risolutive. Seguo personalmente con attenzione il dibattito su una transizione consensuale verso un sistema monetario in cui all’euro potrebbe affiancarsi una moneta fiscale parallela. Alcuni economisti, in questo senso, hanno proposto la trasformazione dell’euro da moneta unica a moneta comune. (1) La strada maestra di un Piano A è il sogno europeo: la resurrezione delle istituzioni europee con Eurobond, Fondo federale per la mutualizzazione e ristrutturazione dei debiti, la democratizzazione degli organi decisionali della UE. Ma la storia di questi anni ci dice che non è affatto semplice realizzare questo sogno. Per questo gli europeisti, affezionati alle idee del Manifesto di Ventotene, devono osare un Piano B, di livello anche nazionale e per questo fattibile senza autorizzazioni preventive dell’UE. Si è dentro l’euro, ma anche oltre l’euro. Penso alla proposta del “Quantitative Easing del popolo”, avanzata , in altro contesto nazionale, dal nuovo programma economico dei laburisti inglesi guidati da Jeremy Corbin. Il nuovo QE del popolo non dovrebbe favorire le banche private, ma mirare al bene comune, finanziando l’economia sociale, l’edilizia residenziale pubblica, il trasporto pubblico, le infrastrutture strategiche, la manutenzione del territorio, l’economia digitale. Lo Stato emette dunque speciali titoli pubblici, i Certificati di credito fiscale. Si tratta di una manovra di ispirazione keynesiana che vuole redistribuire potere d’acquisito a cittadini e imprese in via diretta senza una intermediazione creditizia. In Italia i CCF possono essere decisi autonomamente dal Parlamento senza l’assenso preventivo delle Istituzioni europee. Un piano B dunque per uscire dalla trappola della liquidità, ridare fiato all’economia reale, rilanciare i consumi, e creare nuova occupazione in un quadro di stabilità di bilancio pubblico e di equilibrio della bilancia dei pagamenti. Il predicato fiscale dei CCF viene assicurato dal fatto che essi vengono accettati per il pagamento delle imposte- il maggior riconoscimento che una moneta possa ottenere dallo Stato- e sarebbero comunque garantiti dalle entrate fiscali. (Luciano Gallino, Cambiare Governo per affrontare la crisi,giugno 2015)

1) In Italia: B. Bossone, M. Cattaneo, E. Grazzini, S, Sylos Labini ( a cura di ) Per una nuovamoneta fiscale gratuita: come uscire dall’austerità senza spaccare l’Euro. e-book Micromega 2015

Schede di lettura della Legge di Stabilità 2016

In allegato Dossier A.C. 3444

Mobilitazione europea per la Democrazia, per la Libertà e i Diritti.

La decisione del Ministero dello Sviluppo Economico del Governo Renzi che autorizza Ombrina, è sbagliata e illegittima. I ricorsi giudiziari che saranno attivati prolungano la battaglia contro un'opera devastante per l'ambiente marino e per il Parco Nazionale della Costa Teatina. La Regione Abruzzo e i Comuni sono giustamente in prima linea in questa battaglia insieme alla grande maggioranza della cittadinanza abruzzese. Accanirsi sugli idrocarburi come ha fatto il Governo con il decreto "sblocca Italia" è miope quando tutti nel mondo mettono al primo posto le energie rinnovabili, il risparmio energetico e l'efficientamento energetico. Sono certo che il movimento di lotta saprà trovare le giuste forme di disobbedienza civile contro una scelta imprenditoriale che in nome del profitto ignora il rischio ambientale.

Gianni Melilla, deputato Sinistra Italiana

Era inevitabile che dopo la svolta centrista del Partito Democratico, si aprisse a sinistra un'ampio spazio politico e sociale. Del resto in ogni paese d'Europa vi è una sinistra ben radicata sul piano elettorale e politico. La Sinistra Italiana che muove il suo primo passo creando gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, vuole essere non una ridotta minoritaria ma una grande forza unitaria, innovativa e popolare. Al suo interno vi sono personalità che esprimono sensibilità diverse: da quella laburista a quelle ambientalista, comunista, e ulivista. L'ambizione è quella di un autonomo polo della sinistra con un profilo di governo e una pratica di movimento che lo porti a dialogare con il sindacato e i tanti movimenti popolari, ambientalisti e giovanili che animano il panorama culturale e sociale del nostro paese. Vogliamo che questa forza politica incarni una nuova cultura politica, alternativa alla canea qualunquistica e popolustica oggi prevlente in Italia in forme radicali o moderate. Per noi l'onestà non è mai andata fuori moda, la politica ha bisogno di sobrietà, trasparenza e partecipazione . Per questo crediamo ancora nella capacità innovativa e di trasformazione dei partiti come veicoli di vera partecipazione democratica. I contenuti su cui nasce questa forza politica sono quelli su cui abbiamo lottato in questi mesi insieme, noi di Sel con i compagni della sinistra del Pd che hanno scelto con coraggio di lasciare poltrone sicure per salpare in un mare aperto e tempestoso, senza paracaduti di nessun tipo. Sono le baattaglie per la difesa della Costituzione , per un rilancio dello Stato sociale e contro le politiche di austerità, per un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile e per il lavoro. Per noi il legame tra etica, politica e cultura è profondo e in questo ci ricolleghiamo alla migliore cultura della sinistra italiana, quella di Pertini e Berlinguer, di Langer e Pasolini, di Trentin e Ingrao. Siamo nello stesso tempo realisti e radicali. E vogliamo essere inclusivi rispetto alle tante sensibilità culturali e politiche dell'arcipelago frastagliato della sinistra italiana. Anche in Abruzzo faremo la nostra parte. Vogliamo ridare speranza ai tanti che credono ancora negli ideali di giustizia e vogliono tornare a fare poltica seriamente. onestamente e in modo innovativo.

Gianni Melilla

Allego il testo definitivo della legge di stabilità del Governo Renzi, faremo come SEL una dura opposizione con proposte alternative centrate su lavoro, sociale , lotte ai privilegi

Gianni Melilla

 

AS 2111 LEGGE DI STABILITA' 2016 E AS 2112 LEGGE DI BILANCIO TESTI DEFINITIVI LINK SENATO

 

- http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/941895/index.html

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/941894/index.html

 

La legge di stabilità per il 2015 proposta dal Governo Renzi è stata non a caso applaudita dalla Confindustria e contestata dai Sindacati, per una volta uniti nel denunciare una manovra iniqua e anche ipocrita. I lavoratori ultra sessantenni non hanno avuto nessuna flessibità per la loro pensione, dovranno aspettare 67 anni, pur avendo i requisiti contributivi.La macelleria sociale della legge Fornero continuerà a produrre anche nel prossimo anno ingiustizie e discriminazioni. Alle abitazioni principali viene abolita la tassazione,ma verranno comprese le case di lusso, le ville e i castelli: neanche Berlusconi quando abolì l’ICI era arrivato a tanto. In questa scelta simbolica, Renzi manifesta un odioso ringhio di classe. Alla sanità pubblica si tagliano 4 miliardi di euro rispetto a quanto concordato dal Governo con le Regioni anni fa con il Patto per la Salute. Dopo la mazzata dell’ultimo decreto del Governo sull’appropriatezza di analisi e prestazioni diagnostiche, Renzi propone alle Regioni nuovi tagli al servizio sanitario pubblico. Per il Sud , dopo le mirabolanti promesse del Master Plan, il Governo non prevede nessuna manovra espansiva per fronteggiare la crisi economica e sociale del Mezzogiorno di cui Svimez ci ha fornito un quadro drammatico nei mesi trascorsi. Ai 3 milioni e mezzo di lavoratori del Pubblico Impiego senza contratto da anni, è stato previsto un offensivo aumento di 8 euro lordi al mese.Praticamente un caffè ogni 3 giorni. Non è stato deciso nessun piano straordinario per il lavoro in considerazione degli alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile. Meno che mai si è pensato a sperimentare un reddito minimo per i disoccupati per contrastare la povertà che ormai attanaglia una parte enorme della società italiana, in particolare del sud. In compenso alle imprese si tagliano le tasse sui profitti, si finanziano gli investimenti per i nuovi macchinari, e si rinnovano i generosi sgravi per le nuove assunzioni. A chi se lo può permettere si eleva il ricorso al pagamento in contanti alzando la soglia da mille a tremila euro, favorendo così l’evasione e il malaffare. Le persone normali non vanno in giro con migliaia di euro in tasca, e comunque per pagamenti di un certo livello dispongono di bancomat e carte di credito. Nè convince la favola del vecchio pensionato che non dispone del bancomat visto che le pensioni che si erogano non contemplano certamente la possibilità di spese così elevate. Il gruppo parlamentare di Sel sta predisponendo un piano alternativo centrato sul rilancio del lavoro e dello stato sociale, con una risposta a temi decisivi come la flessibilità dell’età pensionabile, la sperimentazione di un reddito minimo per contrastare la povertà, e un grande progetto di manutenzione e di cura del territorio e dell’ambiente. Lavoriamo anche sul versante delle entrate per finanziare in modo equo una politica espansiva e di qualità sociale mettendo insieme idee e proposte della parte migliore della cultura economica. A parole Renzi blatera contro l’Unione Europea e la sua politica dell’austerità, nei fatti è un maggiordomo fedele della Merkel e della corte europea. Oggi più che mai invece è necessario battere altre strade come ha fatto con coraggio Tsipras e il Governo della Grecia. In Europa vi sono segnali importanti, dalla Spagna al Portogallo, e anche la elezione del nuovo leader dei laburisti britannici in aperta rottura con le politiche di Blair, tanto care al nostro Renzi, dimostrano che un’altra Europa è possibile. Ed è questa la strada che anche in Italia dobbiamo saper percorrere con idee di politica economica, sociale e fiscale diverse da quelle dell’austerità europea.

L'ennesimo scandalo del progetto case getta un'ulteriore ombra sulla ricostruzione dell'Aquila. Questa volta si tratta di imprenditori e funzionari pubblici del comune dell'Aquila che avrebbero determinato secondo l'accusa illeciti per milioni di euro di denaro pubblico. Viene confermata in questo modo la necessità che si faccia piena luce sul modo in cui sono stati utilizzati miliardi di euro all'Aquila. Ciò in considerazione che nei prossimi anni vi saranno altri 10 miliardi che saranno destinati alla ricostruzione dell'Aquila e dei 56 comuni del cratere sismico. Tornerò a chiedere con più forza e più determinazione la istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare sulla ricostruzione dell'Aquila. Non è possibile che chi ha subito lutti e rovine debba sopportare anche il peso della corruzione ad opera di imprenditori, funzionari pubblici e politici, senza scrupoli e senza vergogna.

Gianni Melilla - Deputato Sel

Il giornalista abruzzese Antonio Russo di Radio Radicale fu assassinato barbaramente il 16 ottobre del 2000 Sono passati 15 anni e non esiste ancora una verità giudiziaria su quei fatti. Antonio Russo aveva documentato le atrocità commesse dai militari russi sulla popolazione cecena. Non vogliamo dimenticare il sacrificio di Antonio Russo e più in generale di tanti altri corrispondenti di guerra che ci fanno sapere, a rischio della loro vita, di come i diritti umani siano violati in tutte le guerre. Come ho fatto negli scorsi parlerò alla Camera per ricordare Antonio Russo e chiedere al Governo e al Ministro agli Affari Esteri di spingere le Autorità di Tiblisi ad una indagine indipendente per fare chiarezza sull'assassinio di Antonio Russo. Roma ottobre 2015 Gianni Melilla, deputato SEL.

INTERPELLANZA

Al Ministro agli Affari Esteri

per sapere- premesso che:

il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo,nato a Francavilla a Mare il 6 giugno 1960, fu barbaramente assassinato il vicino al villaggio di Udzharma, a 25 kilometri da Tiblisi, capitale della Georgia, che da pochi anni era diventato uno Stato indipendente, dopo aver fatto parte dell'URSS; il suo cadavere fu ritrovato il 16 ottobre 2000; dall'autopsia fu accertata inequivocabilmente la natura violenta della morte di Antonio Russo: "il torace fracassato, due costole rotte con il colpo netto di un'arma che assomiglia ad una mazza di ferro...", il suo assassinio è stato particolarmente crudele e probabilmente preceduto anche da una tortura; a tutti gli ambienti giornalistici e politici era nota l'attività di Antonio Russo e le sue corrispondenze dalle zone di guerra dell'Est europeo; era stato l'unico giornalista indipendente rimasto a Pristina a denunciare il dramma dei profughi bosniaci, e per molto tempo è stato uno dei pochi giornalisti a raccontare la guerra civile in Cecenia nella disattenzione dell'Europa e dell'Occidente in generale; memorabili le sue corrispondenze dall'Algeria e dal Burundi; Antonio Russo aveva dichiarato prima di essere assassinato di essere in possesso di nuovo materiale video sulla guerra civile in Cecenia e sulle violenze commesse in Cecenia dai Russi in aperta violazione dei diritti umani, tutelati a livello internazionale; l'appartamento in cui alloggiava il giornalista Antonio Russo è stato trovato devastato e sono scomparsi i documenti riguardanti il suo lavoro , il computer e il telefono satellitare; la polizia locale russa ha tentato inizialmente di far passare l'omicidio come un incidente stradale e poi come una aggressione di balordi a scopo di furto, depistando nei fatti le indagini; secondo alcune fonti Antonio Russo avrebbe documentato l'uso di armi chimiche da parte russa contro la popolazione cecene; -: quali siano le responsabilità accertate dalle indagini sugli autori e sui mandanti dell'omicidio di Antonio Russo in Cecenia 15 anni fa; quali siano state le iniziative assunte dalle rappresentanze diplomatiche italiane e dai vari Governi che si sono succeduti in 15 anni per avere la piena collaborazione delle autorità di Tiblisi nelle indagini effettuate

; quali siano state le conseguenze politiche e diplomatiche di questa vicenda.

Roma ottobre 2015 GIANNI MELILLA