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Interrogazioni

Interrogazioni (315)

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze

Per sapere – premesso che:

Poste Italiane, con una comunicazione del 1° luglio 2015, ha riattivato la procedura di attuazione del piano di razionalizzazione dei suoi uffici dislocati sul territori. Nella Regione Abruzzo la stessa prevedeva la chiusura di 19 uffici postali e la razionalizzazione di 35. Attualmente il piano prevede che gli Uffici interessati alla chiusura siano cosi suddivisi; provincia Chieti : San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, Chieti 5. Provincia l’Aquila: Aragno, Assergi, Cese, Torrone di Sulmona, Civita di Oricola. Provincia Pescara: Piccianello, Roccafinadamo. Provincia Teramo: Cologna, Faraone, Montepagano, Mutignano, Poggio Morello, Rocche di Civitella, Treciminiere. Mentra gli uffici interessati alla razionalizzazione sono ; provincia di Chieti: Ari, Carunchio, Celenza sul Trigno, Civitella Messer Raimondo, Lentella, Liscia, Montenerodono, Pennapedimonte, San Martino sulla Marrucina, Torrebruna, Palmoli, Pretoro, Schiavi d’Abruzzo, Carpineto Sinello, Roccaspinalveti, Bomba, Perano, Colledimezzo, Pietraferrazzana. Provincia di L’Aquila: Bugnara, Campotosto, Castel di Ieri, Però dei Santi, Ortona dei Marsi, Prata d’Ansidonia, Villavallelonga, Civitella Alfedena,Sant’Eusanio Forconese. Provincia di Pescara: Carpineto della Nora, Ripacorbaria, Caprara d’Abruzzo, Musellaro, Corvara. Provincia di Teramo: Pagliaroli, Silvi. A seguito della sospensione intervenuta nello scorso mese di Aprile e che è stata possibile grazie alla mobilitazione degli Enti Locali e alle iniziative parlamentari, è stato comunicato che sono state riviste, nella nostra Regione, 6 posizioni: per gli uffici postali di Torrone di Sulmona, Roccafinadamo di Penne e Altino inizialmente previsti in chiusura, quest’ultima è stata scongiurata e per essi saranno stabilite alcune giornate di apertura settimanale; mentre per i Comuni di Silvi, Corvara ed Ari è stata sospesa la contrazione della riduzione dei giorni di apertura. Si tratta di un intervento modesto che non modifica la sostanza del piano e fa scattare i 60 giorni entro cui saranno attuati gli interventi; in Abruzzo la data prevista è intorno ai primi di settembre.

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Se non intendano rivedere il piano di razionalizzazione coinvolgendo gli enti locali coinvolti dai pesanti tagli per trovare soluzioni condivise che non penalizzano le popolazioni interessate

Roma, 23/07/2015                       Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo

— Per sapere – premesso che:

l’interrogante in data 26 marzo 2015 presentava l’atto n. 4-08583 per chiedere al ministro competente di intervenire al fine di impedire l’abbattimento delle ville storiche site nel comune di Roseto degli Abruzzi; nella succitata interrogazione, infatti, si faceva riferimento alla legge della regione Abruzzo n. 49 del 2012 –emanata in attuazione dell'articolo 5, comma 9, del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 – che ha introdotto una serie di misure dirette a «incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, la promozione della riqualificazione delle aree degradate, la riqualificazione degli edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione o da rilocalizzare e lo sviluppo della efficienza energetica e delle fonti rinnovabili» e che si concretizzavano, per gli immobili aventi destinazione residenziale, nella possibilità di realizzare una volumetria supplementare anche previo abbattimento dell'esistente; il secondo comma dell'articolo 1 della predetta legge regionale n. 49 del 2012 stabilisce la facoltà per i comuni di avvalersi delle misure incentivanti «sulla base di specifiche valutazioni o ragioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico, ambientale, in relazione alle caratteristiche proprie delle singole zone ed al loro diverso grado di saturazione edilizia e della precisione negli strumenti urbanistici dei piani attuativi»; il comune di Roseto degli Abruzzi (Teramo), con delibera consiliare n. 67 del 28 dicembre 2012, ha recepito la disciplina in questione con modalità che appaiono all'interrogante – e va sottolineato ancora una volta - tali da estendere impropriamente quanto previsto dalla succitata legge regionale; in particolare, sulla base di tale delibera, si è consentito l'abbattimento di una «villa storica», denominata «Villa Paris», in territorio di Roseto degli Abruzzi; come è stato già evidenziato nell’interrogazione precedente, un'analoga sorte potrebbero avere anche alle altre sedici ville storiche presenti nel centro abitato di Roseto, le quali, invece, venivano tutelate dalla precedente delibera comunale n. 5 del 23 febbraio 2010, di recepimento della legge regionale n. 16 del 19 agosto 2009, che prevedeva la non applicabilità della normativa regionale in parola proprio a questa tipologia di patrimonio edilizio avente rilevanza storica; contro l’abbattimento delle ville storiche si è pronunciata l’Associazione “Italia nostra” molto presente e attiva sul territorio abruzzese; risulta all’interrogante che nel frattempo anche altre ville storiche siano state messe in vendita, probabilmente con lo scopo di essere demolite e sostituite con costruzioni più moderne e ‘funzionali’

–:

se il Ministro sia a conoscenza che la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici dell'Aquila si sia espressa contro l'abbattimento della Villa Paris con motivazioni assolutamente condivisibili sul piano giuridico; come valuti il comportamento dell'amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi che ha disatteso tale parere; se non ritenga di dover porre in essere con urgenza gli atti necessari per la tutela del patrimonio storico e architettonico del territorio di Roseto degli Abruzzi anche al fine di impedire che tale patrimonio possa subire lo stesso destino di “Villa Paris”.

ON. GIANNI MELILLA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro delle Infrastrutture

per sapere-premesso che :

l'autostrada dei Parchi Pescara-Roma non ha un adeguato servizio di assistenza per i carburanti e la sosta degli utenti; si è promesso ripetutamente di costruire una stazione di servizio nella Valle Peligna, nei pressi del casello di Pratola Peligna-Sulmona, a metà tra Pescara e Avezzano , ma a distanza di anni e anni non si è realizzato niente; ora la situazione si è ulteriormente aggravata per la chiusura della stazione di servizio di Chieti (direzione Roma), ormai da molti mesi; si è così creata una inedita e inaccettabile situazione nella quale per oltre cento chilometri non esiste nessuna stazione di servizio sull'Autostrada dei Parchi dal raccordo con l'autostrada adriatica sino a Magliano dei Marsi; ciò naturalmente provoca disagi agli utenti dell'autostrada ingiustificati anche rispetto ai pedaggi consistenti che vengono pagati senza poter disporre di un servizio di assistenza accettabile;

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quali iniziative intenda assumere nei confronti della società concessionaria dell'Autostrada dei Parchi per risolvere tale incresciosa situazione. Roma luglio 2015 Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro delle Attività e  Beni Culturali
per sapere-premesso che:
 
lì Istituzione Sinfonica Abruzzese è una delle più prestigiose realtà nazionali nel panorama musicale italiano;
con 50 dipendenti sviluppa una intensa attività regionale, nazionale ed internazionale;
nonostante il trauma del terremoto dell'Aquila, l'ISA è stata in grado di rialzarsi subito con passione e professionalità;
versa da tempo in una grave crisi finanziaria per il taglio dei contributi nazionali e regionali;
da 4 mesi gli orchestrali sono senza stipendio;
è necessario che il Governo e la Regione Abruzzo predispongano un piano per affrontare questa grave crisi dell' ISA;

Al Ministro dell'Interno

per sapere - premesso che

Ieri in località Sant’Onofrio nel pressi di Lanciano (Ch) si è svolta una manifestazione pacifica da parte di Comitati e associazioni Ambientaliste per protestare con la società Terna per la realizzazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi. Finora in Frentania le immissioni di Terna sui terreni espropriati per il passaggio dei fili e tralicci della rete elettrica sono sempre state pacifiche. I manifestanti erano un centinaio tra i ragazzi dei centri sociali Zona 22 e Uallò Uallà, No elettrodotto Villanova-Gissi, Nuovo Senso Civico e Cast (Comitato ambiente, salute e territorio). Sul posto anche diversi amministratori del comune di Lanciano e numerose forze dell’ordine, alcune in tenuta anti-sommossa. I manifestanti volevano ostacolare il passaggio di un tecnico Terna sul terreno per l’“immissione in possesso”. Da regolamento, secondo quanto detto da comitati e proprietari, per l’avvenuta immissione basta che uno dei tecnici incaricati metta anche un solo piede sul terreno. Diversi feriti e decine di denunce sono l’epilogo di una giornata drammatica. I tecnici Terna sosterrebbero di essere stati spintonati , i manifestanti hanno preparato una denuncia per episodi di violenza e aggressione che avrebbero subito. Tutto finirà in Procura, così come hanno lasciato intendere le forze di polizia di Lanciano presenti sul posto. L’“immissione” sui terreni è successivamente stata sospesa su ordine del commissariato di polizia.

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Se non intenda intervenire per aprire un'inchiesta sulla gestione dell'ordine pubblico e del diritto di manifestare liberamente e senza violenza. -- Roma luglio 2015 Gianni Melilla

MOZIONE

La Camera, premesso che:

in data 5 luglio si è tenuto in Grecia il referendum sulla bozza di accordo presentata da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale nell'Eurogruppo che si è tenuto il 25 giugno 2015, composto da due documenti: il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell’attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debito'; alla consultazione referendaria la bozza di accordo è stata respinta dal popolo greco con il 61,31 per cento dei votanti; in seguito all’esito della consultazione referendaria il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato per il 7 luglio una riunione urgente dell’Euro summit, la conferenza dei Capi di Stato e di governo dell’eurozona. Mentre è convocata per il 13 luglio prossimo la riunione dell’Eurogruppo; i creditori internazionali della Grecia premono per continuare a mantenere un programma di riforma con al centro misure basate sull’austerità, le stesse misure che hanno portato ad una asfissia di liquidità le casse greche e quindi alla conseguente impossibilità per le istituzioni elleniche di far fronte alle obbligazioni di debito in scadenza; le ultime richieste della UE prima del referendum avrebbero implicato, in ragione di anno, una correzione di finanza pubblica di 4 punti di Pil. Per l’Italia ciò vorrebbe dire circa 70 miliardi di minori spese o di maggiori entrate su un arco di 12 mesi. L’intervento sulle pensioni richiesto sarebbe stato in grado di generare mezzo punto di Pil di risparmi nella seconda metà dell'anno in corso e un punto di Pil dal 2016. Ciò avrebbe significato un taglio brutale delle pensioni in essere, dopo i tagli già effettuati pari a circa il 35% dell'importo medio, poiché anche il blocco totale dei pensionamenti avrebbe dato risparmi largamente insufficienti. Per fare un paragone, in Italia, vorrebbe dire recuperare, in un semestre, 9 miliardi di euro, dal sistema pensionistico; 18 miliardi all'anno dal primo anno; il tentativo di attuare il Memorandum proposto avrebbe, dunque, determinato ulteriori pesantissimi effetti recessivi ed aumentato ancora di più il debito pubblico in rapporto alla dimensione di un’economia reale sempre più piccola. Tra pochi mesi, la Grecia sarebbe stata di nuovo con l’acqua alla gola; il debito pubblico totale della Grecia è di 323 miliardi di euro, di cui solo un quinto è in mano a banche e investitori privati. Il Fondo monetario internazionale ne ha una trentina di miliardi (il 10 per cento), la Bce il 6 per cento. Il grosso, il 60 per cento, è detenuto dal resto dell’Eurozona: 142 miliardi dal “Fondo salvastati” e 53 miliardi dai singoli governi. Il “salvataggio della Grecia” da parte della troika, prima nel 2010 e poi nuovamente nel 2012 non è servito a risanare il bilancio dello stato ma a ripagare i creditori della Grecia; il grosso dell’ammontare dei prestiti è stato utilizzato per ricapitalizzare le banche greche e per onorare gli impegni con i creditori dello stato e dei privati greci, in gran parte banche tedesche e francesi, non per risanare i buchi di bilancio. Più precisamente, circa la metà del finanziamento è stato utilizzato per rimborsare i titoli in scadenza e a ripagare gli interessi sul debito, mentre il 20% è andato alle banche greche; il resto dei fondi ha invece riguardato le attività di ristrutturazione e di riacquisto del debito; in definitiva, più dell’80% degli “aiuti” della troika sono andati a beneficio diretto o indiretto del settore finanziario, in particolare quello tedesco che è riuscito a ridurre la propria esposizione nei confronti della Grecia dell’80% nel periodo tra il 2010 e il 2012; 323 miliardi di euro rappresentano circa il 175% del PIL (nel 2010 il rapporto debito pubblico/PIL era il 130%) e l'impossibilità di pagarlo emerge dal rapporto preliminare del Comitato per la verità sul Debito Pubblico, costituito su decisione del Presidente del Parlamento greco; scrutando la composizione del debito si scopre che a fine 2009 le banche francesi erano esposte per oltre 78 miliardi, che si riducono a meno di due a fine 2014, mentre quelle tedesche passano, nello stesso periodo da 45 a 13,5, infine quelle olandesi da 12 a 1,2. Il debito è stato quindi travasato dal privato al pubblico, secondo il noto principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite; nelle conclusioni del rapporto commissionato dal Parlamento greco si legge infine che: “la gestione della crisi è stata un fallimento come conseguenza del fatto che è stata affrontata come una crisi del debito sovrano, mentre in realtà era una crisi bancaria”; la “crisi finanziaria greca”, altro non è che in definitiva che una crisi creata per salvare i creditori, cioè le banche private; il 2 luglio scorso è stato pubblicato il rapporto sull'insostenibilità del debito diramato dal Fondo monetario internazionale (FMI), il quale sostiene che alla Grecia servono altri 50 miliardi di euro di aiuti supplementari per i prossimi tre anni e che la situazione delle finanze greche continuerà a essere insostenibile senza una riduzione sostanziale del debito; all’epoca, nel 2010, il FMI avrebbe dovuto reclamare, come da consuetudine, un taglio dei debiti, di fatto un parziale default, per evitare il collasso del sistema finanziario greco. Tuttavia un default greco avrebbe costretto i principali governi europei a correre in soccorso delle proprie banche. Si preferì invece usare i soldi dei contribuenti, ma sotto forma di prestiti alla Grecia, nella speranza che li restituisse; per il FMI la Grecia non ripartirà mai più se non si mette mano al debito: allungare a 40 anni le scadenze, tagliare del 30% il totale del debito, con pagamenti zero nei primi 20 anni; occorre quindi un accordo con la Grecia, che spezzi il circolo vizioso di austerità e recessione, e un piano di lavoro per segnare l’inizio della fine dell’incertezza economica e politica europea che si è determinata in 7 anni di “crisi greca”; occorre rompere la continua incertezza causata dagli irraggiungibili obiettivi di saldi di bilancio pubblico che, come nel caso greco, rafforzano il circolo vizioso di austerità e recessione e al contempo ripristinare un agenda di crescita realistica con investimenti altrettanto realistici, certi e disponibili. Occorre altresì un’agenda di lavoro comune nell’UE, e principalmente nell’Eurozona, per tassare progressivamente e molto di più i redditi più alti, le proprietà fondiarie e soprattutto le plusvalenze finanziarie, dando priorità alla lotta alla grande evasione fiscale ed all’elusione fiscale, al tempo stesso detassare il lavoro; ma soprattutto occorre proporre una conferenza europea sulla rinegoziazione del debito e aprire un processo di riforma dei trattati europei; impegna il Governo: ad aiutare la Grecia a sostenere le sue ragioni in tutte le sedi europee e quindi presso l'Eurogruppo e il Consiglio europeo e nei consessi internazionali e a ribadire con forza, in tutte le sedi europee e non, che la sovranità nazionale e il mandato democratico, a partire dal risultato della consultazione referendaria dello scorso 5 luglio, devono essere rispettati e a rifiutare qualsiasi opzione “tecnocratica”, che commissari di fatto le istituzioni democratiche, estranea ai valori fondanti dell’Unione europea; a impegnarsi nelle sedi istituzionali dell'Unione Europea e nei consessi internazionali ad affrontare la questione del debito pubblico dei paesi più esposti attraverso iniziative di rinegoziazione, stabilendo una diversa tempistica e una diversa rimodulazione sulla base della effettiva crescita e ripresa economica dei paesi coinvolti e promuovendo altresì l'emissione di eurobond finalizzati alla riduzione del debito e agli investimenti pubblici e all'occupazione; a proporre in sede europea una conferenza sul debito e ad avviare con gli altri partner europei un processo di riforma dei trattati europei che in primis abbia al centro l'allentamento dei rigidi parametri imposti dalle regole del fiscal compact, assumendo una posizione netta e priva di ambiguità nel voler riformare i parametri imposti dalle politiche di austerity;

a supportare un'indagine conoscitiva nelle commissioni parlamentari competenti per ricostruire le origini, le componenti e i detentori del credito italiano vantato verso la Grecia, vagliandone le caratteristiche e l'ammissibilità o a istituire una commissione, con le medesime finalità prime descritte, presso la Presidenza del consiglio dei ministri composta da esperti indipendenti.

AIRAUDO, BORDO, CIVATI, COSTANTINO, D’ATTORRE, DURANTI, FARINA DANIELE, FASSINA, FERRARA, FRATOIANNI, GIORDANO GIANCARLO, GREGORI, KRONBICHLER, MARCON, MELILLA, NICCHI, PAGLIA, PALAZZOTTO, PANNARALE, PASTORINO, PELLEGRINO, PIRAS, PLACIDO, QUARANTA, RICCIATTI, SANNICANDRO, SCOTTO, ZACCAGNINI, ZARATTI.

Interrogazione a risposta orale Ai Ministri dell’Economia e della finanze, delle Politiche agricole, alimentari e forestali e degli Affari esteri e Cooperazione Internazionale Per sapere – premesso che; • Risale al 28 maggio scorso la notizia, apparsa sul Corriere della Sera, della diffida che la Commissione UE avrebbe indirizzato al nostro Paese; • tale diffida è relativa alla nostra elaborazione casearia; • è noto che l’Italia col suo prodotto, il Made in Italy, detiene l’eccellenza per quello che riguarda la produzione di formaggi e latticini che si basa essenzialmente sull’uso di prodotto latteario fresco. La nostra legislazione nazionale, con la legge 138/74, vieta l’uso di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostruito per la produzione dei nostri formaggi. Questo ha fatto si che la nostra produzione divenisse una delle eccellenze alimentari in Europa, e nel mondo, data l’alta qualità del prodotto certificato ed espressamente riportato in etichetta; • la scelta perpetrata dall’UE di obbligare l’Italia agli standard europei, sebbene con una piccola clausola che preserverebbe il marchio DOP, rappresenta un chiaro attacco alla nostra produzione migliore. Minando così la superiorità del prodotto italiano e, quindi, abbassandone la qualità e la competizione economica all’interno dei mercati europei e alterandone il gusto. Il tutto a sfavore della nostra economia nazionale e, invece, a favore delle economie altrui; • si viene così a ricreare, anche in questo campo la supremazia economica di alcune nazioni su altre, modificando sapore e qualità della nostra produzione e omologandola agli standard europei; • a fronte di questa scelta, a nostro parere, impropria e dannosa, le associazioni nazionali di produttori e consumatori stanno esprimendo il loro disappunto con iniziative e manifestazioni anche di grande levatura. In particolare Coldiretti, Confagricoltura, CIA, ecc…. C’è da chiedersi il motivo di questa decisione della Commissione UE, che solleva il dubbio di voler penalizzare una nazione che vanta una produzione alta e di qualità di un bene alimentare non dannoso (eccetto le allergie individuali) alla salute pubblica e, oltretutto, non particolarmente dispendioso e abbordabile dalle tasche di molti. • Come intendono operare, i sigg.ri Ministri in indirizzo, nei confronti della UE al fine di: a) salvaguardare la nostra produzione casearia; b) salvaguardare la nostra legislazione in merito alle scelte nazionali di produzione; c) difendere l’eccellenza del Made in Italy. Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sui mancati rimborsi dell'alluvione del 2011 a Roseto degli Abruzzi (Te)

Al ministro dell'Ambiente

per sapere - premesso che

Nel Marzo del 2011 a Roseto degli Abruzzi (Te) e in altre cittadine della costa teramana una gravissima alluvione mise in ginocchio il territorio. La normale prassi prevede che, entro 24 ore da un evento climatico e/o naturale causante danni, la Giunta regionale, dopo le dovute segnalazioni delle amministrazioni locali, richieda al governo nazionale lo stato di calamità naturale. La Giunta regionale,all'epoca guidata dal Presidente Chiodi, insieme ai dirigenti di settori, avrebbe inviato la richiesta con 7 giorni di ritardo. A causa di questa inadempienza ci sarebbe stato il mancato riconoscimento dello stato di calamità, e l’impossibilità per i tantissimi cittadini che hanno subito i danni, di ricevere i rimborsi. Va ricordato che oltre a vari danni a cose, ci fu addirittura una vittima.

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Se non intenda intervenire per far si che almeno parzialmente venga permesso ai cittadini di ricorrere per ottenere i rimborsi a fronte dei gravi danni subiti evitando una beffa intollerabile a causa di una inadempienza istituzionale Roma luglio 2015 Gianni Melilla

INTERROGAZIONE a risposta scritta sulla discarica abusiva sita a Chieti-Bucchianico (Ch)

 Al Ministro dell'Ambiente

 per sapere-premesso che:

  Sulla collina tra Colle Marcone di Chieti e Bucchianico (Ch) c'è una mega-discarica abusiva Sono ben 4mila metri quadrati di rifiuti tossici.  La discarica si estende nei pressi del Tratturo Magno, tra Colle Marcone di Chieti e Colle Sant'Antonio di Bucchianico. Il materiale lasciato in abbandono da anni è costituito da decine di fusti di batterie esauste ed in via di disfacimento, contenitori di rifiuti speciali accatastati sotto lamiere di rimedio, cumuli di spazzatura alti sei metri senza nessuna messa in sicurezza.

  In base all'articolo 7 comma 8 della Legge Regione Abruzzo numero 27/2006 i Comuni colpiti dalla discarica restano titolari dei procedimenti di bonifica sino all'approvazione del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, e visto che la Regione Abruzzo non ha ancora approvato il piano di gestione, il sito doveva essere bonificato dal Comune di Chieti su cui il sito insiste.

Nel 2009 la Finanza effettuò il sequestro dell'area inquinata, successivamente arrivò una condanna a 8 mesi di un imprenditore di Sulmona. Ma il processo è fermo in Cassazione.

INTERROGAZIONE a risposta scritta sulla Sider di Vasto (Ch)

Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

per sapere-premesso

che i lavoratori della Sider Vasto di Punta Penna (CH) sono in lotta presidiando l'ingresso nella fabbrica e hanno evitato che un camion potesse prelevare attrezzature e macchine dell'Azienda. Lo stabilimento di Punta Penna è stato aperto nel 1975 e produce tubi metallici. I 50 dipendenti sono tutti specializzati e Il personale è altamente qualificato. La Sider a Febbraio ha ottenuto dal Tribunale di Vasto il concordato preventivo. Un passaggio importatissimo per la riconversione dello stabilimento. Il 7 aprile la crisi sembrava essere solo un brutto ricordo. Il 5 giugno sono cominciati i problemi. Lo scorso fine settimana il gruppo Rapullino ha formulato una proposta migliorativa a patto però che dalla fabbrica non escano macchinari. I 54 operai della Sider Vasto, a distanza di 40 giorni dalla fine della cassa integrazione guadagni straordinaria (la cig finisce il 12 agosto) temono che il futuro dell'azienda sia a forte rischio.