May 21, 2018 Last Updated 5:51 PM, Mar 22, 2018
×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 47

Interrogazioni

Interrogazioni (315)

Al Ministro della salute

per sapere – premesso che:

La difficile situazione dei pazienti affetti da cidp, poli-neuropatia cronica infiammatoria demielinizzante, mette in luce una significativa carenza nel nostro sistema sanitario nazionale con particolare riferimento all'Ospedale di Chieti (reparto neurologia); la cidp è una grave patologia del sistema nervoso periferico. Con le modalità specifiche di ciascun caso, le crisi arrivano a generare una progressiva paralisi degli arti, a cominciare dagli arti inferiori, con possibilità di evoluzione in tetra-paresi e con rischi di insufficienze respiratorie per paresi delle corde vocali; la gravità di questa patologia dal risvolto doloroso e invalidante, nonché il disagio, sia fisico che psichico, di questi pazienti hanno giustamente motivato l'intenzione di una loro maggiore tutela da parte del nostro sistema sanitario nazionale. Intenzione legittimata dal fatto che la cidp si trova iscritta nell'elenco delle malattie rare del Ministero della salute - allegato 1 del decreto ministeriale n. 279 del 2001 - codice di esenzione RFO180; in merito alla delicata situazione sopra esposta, si manifesta una grave discordanza tra intenti e realizzazione effettiva nelle condizioni di assistenza a questi pazienti, discordanza legata, in primo luogo, alle consistenti difficoltà di accesso al trattamento terapeutico più accreditato per tale patologia, la somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa (IVIg). L'ampia letteratura in merito, sia sul territorio nazionale che in ambito internazionale - non ultimo un recentissimo contributo, presente su affermate riviste internazionali, dei neurologi dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Humanitas, legato all'Università di Milano - attestano che il trattamento con IVIg si trova in prima linea nella cura di neuropatologie autoimmuni e, in particolare, della cidp; la somministrazione di immunoglobuline è praticata in day hospital a questi pazienti, con una certa regolarità che varia da caso a caso, presso le strutture ospedaliere di riferimento. Qualora questo iter incontri ostacoli, essi sono costretti, in caso di crisi in atto, a correre in pronto soccorso, dove vengono sottoposti a ricovero ospedaliero, nel corso del quale viene loro somministrata la terapia già menzionata; la difficoltà di cui sopra si traduce nel fatto che, a dispetto della consistente e accreditata letteratura, nonché della stessa prassi ospedaliera, i pazienti si confrontano da alcuni anni con gravi restrizioni nell'accessibilità o disponibilità del farmaco: le loro esperienze evidenziano strutture farmaceutiche che affermano l'impossibilità di prescrizione del farmaco per il trattamento della cidp oppure che, pur in presenza di specifiche richieste mediche e piani terapeutici autorizzati, non ne hanno la disponibilità, avendo esaurite le rispettive voci previste dal bilancio annuale. Emergono spiacevoli situazioni che attestano mancanza di chiarezza, per non dire gravi carenze, sulle condizioni di assistenza di questi malati e sulle loro possibilità di trovare sul nostro territorio nazionale una sollecita e adeguata tutela; parlare di «difficoltà di reperimento del farmaco» per questi pazienti corrisponde all'oggettivo e sofferto aggravamento di una situazione già di per sé non facile, né indolore: difatti, se la somministrazione non è praticata tempestivamente, il peggioramento delle condizioni del paziente, al manifestarsi della crisi, si fa rapido e drastico e, conseguentemente, il recupero è più lento e sofferto

-:

se il Ministero interrogato sia a conoscenza di quanto evidenziato nelle premesse e quali iniziative - anche di natura normativa - intenda predisporre al fine di rettificare la sopra indicata situazione di drammatica criticità, affinché agli intenti di tutela corrisponda un effettivo e pieno sostegno per coloro che, insieme alle loro famiglie, si trovano o possono trovarsi ad affrontare situazioni di cosi grave disagio. Roma, 28 Giugno Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sulla tratta ferroviaria Pescara-Roma

Al ministro dei Trasporti

per sapere – premesso che:

Il 12 Giugno 2016 era la data prevista per un nuovo treno veloce tra Pescara e Roma. Questo collegamento veloce doveva essere la risposta attesa da anni per rilanciare il collegamento ferroviario tra Pescara e Roma: se questo avvenisse, il treno tornerebbe un vettore utile non solo per l'area metropolitana Pescara-Chieti ma anche per le aree interne dell'Abruzzo. Al contrario invece i dati rilevati ci dicono di un ulteriore rallentamento della marcia dei treni: prima del cambio d'orario ( 12.06.2016) il treno 23673 partiva da Pescara alle ore 6.15, per arrivare a Roma alle 9.59; oggi parte alla stessa ora per arrivare alle 10.04 ( + 5'). Il treno 23679 partiva alle 9.22 e arrivava a Roma alle 12.59; oggi parte alle 9.21 per arrivare alle 13.06 (+8'). Il treno 23685 partiva da Pescara alle ore 14.06 per arrivare a Roma alle 17.59; dopo il cambio dell'orario arriva alle ore 18.04 pur partendo alla stessa ora ( +5'). L'Osservatorio della mobilità della Federconsumatori Abruzzo sottolinea come non sia accettabile che i tempi di percorrenza continuino a dilatarsi penalizzando fortemente i pendolari di tale tratta ferroviaria. È' necessario ricordare nel 1970 erano necessarie tre ore e tre minuti per collegare Pescara a Roma Termini e oggi occorre usi un'ora in più

-:

Se corrisponda al vero la decisione di un treno veloce nella tratta Pescara Roma, come peraltro annunciato, e quali iniziative intenda assumere nei confronti di Treni Italia per le scelte di penalizzazione dell'utenza abruzzese Roma 27 giugno 2016. Gianni Melilla




Interrogazione a risposta scritta sulla tratta ferroviaria Pescara-Roma

Al ministro dei Trasporti

per sapere – premesso che:

Il 12 Giugno 2016 era la data prevista per un nuovo treno veloce tra Pescara e Roma. Questo collegamento veloce doveva essere la risposta attesa da anni per rilanciare il collegamento ferroviario tra Pescara e Roma: se questo avvenisse, il treno tornerebbe un vettore utile non solo per l'area metropolitana Pescara-Chieti ma anche per le aree interne dell'Abruzzo. Al contrario invece i dati rilevati ci dicono di un ulteriore rallentamento della marcia dei treni: prima del cambio d'orario ( 12.06.2016) il treno 23673 partiva da Pescara alle ore 6.15, per arrivare a Roma alle 9.59; oggi parte alla stessa ora per arrivare alle 10.04 ( + 5'). Il treno 23679 partiva alle 9.22 e arrivava a Roma alle 12.59; oggi parte alle 9.21 per arrivare alle 13.06 (+8'). Il treno 23685 partiva da Pescara alle ore 14.06 per arrivare a Roma alle 17.59; dopo il cambio dell'orario arriva alle ore 18.04 pur partendo alla stessa ora ( +5'). L'Osservatorio della mobilità della Federconsumatori Abruzzo sottolinea come non sia accettabile che i tempi di percorrenza continuino a dilatarsi penalizzando fortemente i pendolari di tale tratta ferroviaria. È' necessario ricordare nel 1970 erano necessarie tre ore e tre minuti per collegare Pescara a Roma Termini e oggi occorre usi un'ora in più

-:

Se corrisponda al vero la decisione di un treno veloce nella tratta Pescara Roma, come peraltro annunciato, e quali iniziative intenda assumere nei confronti di Treni Italia per le scelte di penalizzazione dell'utenza abruzzese Roma 27 giugno 2016. Gianni Melilla




INTERROGAZIONE

Scotto, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D’Attorre, Duranti, Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Martelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti, Zaccagnini.

Al Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento.

Per sapere. Premesso che:

ai sensi dell'articolo 9, comma 1, della legge 22 febbraio 2000, n. 28 recante Disposizioni per la parità d'accesso ai mezzi d'informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica, a far data dalla convocazione dei comizi e fino alla chiusura delle operazioni di voto " è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni"; come ribadito in più occasioni dalla Corte Costituzionale, il divieto di cui all'articolo 9 della legge n. 28/2000 è direttamente destinato alle amministrazioni pubbliche intese come enti e organi e non già come i singoli soggetti che ne esercitano le funzioni, e "mira ad evitare che la comunicazione istituzionale delle amministrazioni venga piegata ad obiettivi elettorali, promuovendo l'immagine dell'ente, dei suoi componenti o di determinati attori politici, in violazione degli obblighi di neutralità politica degli apparati amministrativi (art. 97 Cost), della necessaria parità di condizione fra i candidati alle elezioni e della libertà di voto degli elettori (art. 48 Cost)"; come è emerso di recente da alcuni articoli di stampa (Panorama, n. 24, 15 giugno 2016), presso le strutture pubbliche della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente Matteo Renzi, avrebbe avviato le procedure per la costituzione della cosiddetta “Bestia”, ovverosia quella che sembrerebbe configurarsi come una struttura parallela operante presso le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il mero obiettivo di dirigere e orchestrare la propaganda politica elettorale in vista del referendum costituzionale, al di fuori, dunque, da ogni logica istituzionale; detta “Bestia” risulterebbe costituita da tre teste. Una politica, costituita da un gruppo ristretto e vicino al Presidente del Consiglio dei Ministri, che studia la demoscopia, determina la strategia comunicativa e, infine, scrive discorsi e organizza la raccolta fondi. La seconda testa, quella digitale, che dovrebbe corrispondere ad una sorta di war room con una trentina di addetti aventi il compito di operare sui social media e su internet in modo tale da orientare il voto referendario. Infine, la terza testa, per quanto risulta agli interroganti, risulterebbe composta da circa venti persone, una per ogni regione italiana, per governare i volontari dei Comitati per il Sì al referendum; come emerge dalla stampa nazionale, la guida di questa struttura è stata affidata a consulenti attivi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri come Jim Messina, consulente americano, in passato a capo delle campagne elettorali del Presidente Barack Obama, e oggi fondatore di una società di consulenza privata, la Messina Group, con sede anche in Europa, a Londra e con altrettanti interessi in Italia; tali notizie appaiono, con tutta evidenza di eccezionale gravità, considerato che non appaiono chiari i motivi per i quali una struttura di comunicazione di tal fatta invece di essere collocata nelle sedi del Partito democratico risulterebbe invece operante presso gli Uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri; soprattutto non appare chiaro il modo con cui questa struttura venga pagata, se con risorse private o risorse a carico del Stato

:-

come sia possibile che in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e non all’interno delle strutture del Partito Democratico sia stata costituita una struttura di comunicazione dette “La Bestia” con il mero obiettivo di dirigere e orchestrare la propaganda politica elettorale in vista del referendum costituzionale, al di fuori da ogni logica istituzionale; come risulti finanziata detta struttura e se in particolare lo sia attraverso l’impiego di risorse pubbliche; quali informazioni, chiare, precise e dettagliate il Governo intenda fornire al Parlamento circa l’esistenza della citata struttura di propaganda politico-elettorale con particolare riferimento alla pianta organica della stessa, ai ruoli apicali e dirigenziali presenti nella struttura; se non si consideri l’esistenza di una struttura come quella di cui in premessa in conflitto con quanto disposto dalla legislazione in materia di parità d'accesso ai mezzi d'informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della difesa

per sapere – premesso che:

da notizie stampa (il Corriere della sera del 13 giugno) e dal sito del ministero della difesa si apprende che lo Stato ha messo all’asta tre ville storiche di proprietà del ministero, la “missione” dichiarata è quella di venderle a un prezzo complessivo che non sia inferiore ai 15 milioni di euro; l’operazione deriva dal decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ''Sblocca Italia'' (articolo 26, Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici non utilizzati)- coordinato con la Legge di conversione (Legge 11 novembre 2014, n. 164) e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 262 dell'11 novembre 2014 – e se ne dà notizia anche nella sezione in lingua inglese del sito del Ministero: “Invest in Italy” REAL ESTATE “The project is part of the framework of initiatives envisaged by the “Sblocca Italia” (Unlock Italy) decree”; a Roma si tratta del «Villino Campos», l’ultimo inquilino è stato l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, il comandante della Marina militare che va in pensione la prossima settimana, a Napoli, nella splendida «Villa Nike» con piscina che affaccia sul golfo, viveva invece il comandante della Nato in Europa, a Firenze si tratta «Villa Banti» a Firenze, dimore di grandissimo pregio che potranno essere acquistate da acquirenti privati; dopo gli stabili, le caserme, gli alloggi di servizio già messi sul mercato, si passa dunque alle case di pregio, lo Stato vende per recuperare fondi e soprattutto per risparmiare le spese di manutenzione, l’obiettivo dichiarato dal ministro Roberta Pinotti parlava di ricavi dall’intero patrimonio pari a circa un miliardo di euro, circa 200 milioni sono già entrati, la vendita delle ville storiche potrebbe far entrare nelle casse circa 20 milioni di euro, oltre a consentire il recupero degli altissimi costi annuali che si continua a sostenere in attesa che arrivino eventuali compratori, come accaduto per la delibera sulla cessione dei fari; la descrizione sul sito del Ministero delle tre dimore rende bene l’idea del lusso e, come fa notare il Corriere della sera, ma anche a parere dell’interrogante, fa sorgere numerosi interrogativi sulla scelta di utilizzarle fino ad ora come dimore private visto che questa destinazione fa pesare sull’Erario l’intera gestione: «Villino Campos» si trova in uno dei tratti più prestigiosi di Lungotevere. La proprietà «da circa 1.000 metri quadri comprende un giardino di circa 800 metri quadri, ha 3 piani con atrio, salone di rappresentanza, studio, sala riunioni, sala bar, due soggiorni, due sale da pranzo, sei camere, due cucine, otto bagni”. Ancor più prestigiosa «Villa Nike», oltre 1.300 metri quadrati di casa concessi al responsabile dell’Alleanza Atlantica e adesso inserita nella lista delle proprietà da dismettere con urgenza, oltre ai «tre saloni, la biblioteca, le camere, i bagni e la cucina industriale al piano terra», la magione può vantare un secondo piano con affaccio sul mare di Posillipo composto da «salone, nove camere, tre guardaroba, sei bagni, una sauna e due ripostigli» e poi piscina, parco con viale alberato, autorimessa, senza contare gli interni con marmi pregiati e mosaici; «Villa Banti» si trova «a ridosso delle antiche mura cittadine», vicina alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, anche in questo caso ci sono « tre piani per oltre 700 metri quadri, saloni, otto camere, otto bagni, giardino, garage». Un anno fa era stato il direttore dell’Agenzia del Demanio Reggi ad annunciare la scelta di vendere «anche ai privati», fissando «un valore di circa due milioni e mezzo di euro» si era deciso — visto che era disabitata da tempo — di affidarsi anche ad agenzie immobiliari private, finora non sono evidentemente arrivate offerte e dunque si procede con l’asta pubblica sperando «di ricavare il massimo possibile»; il Ministro della difesa ha spiegato più volte la volontà di «riutilizzare in maniera proficua il patrimonio immobiliare militare non più in uso, dando il via alla più importante operazione di dismissione di immobili in Europa». molti stabili sono già stati ceduti, altri saranno venduti nei prossimi mesi, se per le caserme si pone il problema del riutilizzo - e infatti in alcuni casi ancora si riflette se almeno alcune possano essere destinate a diventare centri di accoglienza per i migranti - più agevole sembra essere la dismissione degli alloggi di servizio dei militari, sono oltre 3.000 appartamenti a Torino, Firenze, Milano, Bologna, Viterbo, Venezia; alla vendita si affianca poi un’operazione di riutilizzo che mira a portare risparmi in quelle zone dove finora c’è stata una duplicazione e, inevitabilmente, un aggravio di spesa, l’esempio è quello di Siracusa, dove l’area dell’Aeronautica militare è stata oggetto di un accordo tra gli Stati maggiori e nelle prossime settimane ospiterà il Comando provinciale dei Carabinieri consentendo un risparmio che il ministero stima in 300 mila euro

-:

se non ritenga che questa importante porzione del patrimonio storico- artistico del nostro Paese non debba essere invece messa a disposizione della collettività, anche ad esempio promuovendo piani di riutilizzo con gli Enti locali o cambiando la destinazione d’uso dei beni, piuttosto che privilegiare la vendita ai privati che causerebbe un ulteriore impoverimento del patrimonio collettivo.

ON. GIANNI MELILLA

La vigilanza carente di Banca d'Italia e il mancato controllo da parte della CONSOB sui prodotti finanziari offerti dalle 4 banche tra cui CARICHIETI hanno prodotto un grave danno a migliaia di risparmiatori e all'economia italiana. Ho presentato una una interpellanza parlamentare sulle responsabilità del Presidente della CONSOB che allego. La CARICHIETI ha 600 dipendenti e 65 sportelli, i risparmiatori danneggiati sono stati 728 per una somma totale di 27 milioni di euro. Roma 15 giugno 2016. Gianni Melilla, deputato SEL-SI

Di seguito la mia interpellanza

INTERPELLANZA

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell’economia e finanze per sapere – premesso che:

durante la trasmissione televisiva di Rai Tre “Report” la conduttrice Milena Gabbanelli ha mostrato una lettera indirizzata al Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sulle raccomandazioni che l’autorità avrebbe dovuto emanare alle banche relativamente agli scenari probabilistici da accompagnare alle emissioni di subordinate; come riportato anche dal “il Fatto Quotidiano” di oggi, 7 giugno, la lettera è stata scritta il 3 maggio 2011 dal direttore della Divisione emittenti della Consob, Claudio Salini, e in chiusura afferma: “Conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla S.V. al Responsabile della Divisione Studi Economici, gli Uffici inviteranno gli emittenti a non inserire le informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto e ne richiederanno l’eliminazione nel caso in cui qualche banca dovesse farlo di propria iniziativa”; questa sarebbe la prova che il presidente Vegas “per le vie brevi” avrebbe ordinato al direttore della Divisione studi economici, Giovanni Siciliano, di abolire gli scenari probabilistici, strumento che serve a tutelare i risparmiatori, per favorire le banche intenzionate a collocare presso i loro clienti le rischiosissime obbligazioni subordinate; il direttore Salini, poco dopo l’invio della citata lettera, ha lasciato la Consob ed è stato nominato nel cda della Banca Etruria, e recentemente è stato sanzionato dalla Banca d’Italia per una serie di irregolarità amministrative; come amministratore di Banca Etruria ha beneficiato della decisione di Vegas, consentendo così alla banca di piazzare le obbligazioni subordinate; la vicenda è stata ricostruita nei dettagli sempre dal “il Fatto Quotidiano” lo scorso 25 maggio: nel 2009 l’allora presidente della Consob, Lamberto Cardia, emanò una raccomandazione che imponeva alle banche di accompagnare le emissioni di subordinate con gli scenari probabilistici, numeri, cioè, che indicano sinteticamente ai risparmiatori le probabilità di guadagnare o perdere con quell’investimento; il presidente Vegas – che il 1° marzo 2011 venne spostato dall’allora Governo Berlusconi da viceministro dell’economia a presidente della Consob – subito dopo la nomina si attivò per eliminare gli scenari probabilistici in nome della semplificazione; gli scenari probabilistici, introdotti proprio per tutelare i clienti delle banche, mostravano la realtà di quei titoli in modo così chiaro da mettere in fuga gli acquirenti o comunque da imporre cedole all’altezza del rischio: non rendimenti intorno al 5 per cento come i titoli di Stato, ma del 12/13 per cento; il 28 marzo 2011, nell’ambito dell’ampia consultazione aperta da Vegas, Stefano Micossi, direttore dell’Assonime, associazione delle società per azioni, descrive gli scenari probabilistici come l’arma di un ricatto a cui le aziende sarebbero sottoposte dalla burocrazia della Consob: “Benché la raccomandazione finale non sia stata ancora emanata, la Consob già richiede che tali informazioni vengano incluse nei prospetti come condizione per accelerarne l’approvazione”; dopo la lettera di Micossi le informazioni dovute sugli scenari probabilistici sono sparite e la lettera di Salini è stata secretata per cinque anni, ora, grazie alle informazioni fornite dalla sunnominata trasmissione televisiva , si evince che fu il presidente Vegas a dare l’ordine, a voce, a Siciliano di disapplicare la regola fissata dal precedente presidente Cardia; tale linea di condotta è in aperto contrasto con quanto stabilito dal comma 6 dell’articolo 1 della legge n. 216 del 1974 che ha istituito la Consob: “Il presidente sovrintende all’attività istruttoria e cura l’esecuzione delle deliberazioni”, quindi, a parere dell’interrogante, la legge non dice che il presidente può far disapplicare della Commissione; l’ordine dato “per le vie brevi” dal presidente Vegas nell’aprile del 2011 ha, come è ormai noto, favorito il collocamento massiccio delle subordinate di Banca Etruria, ma anche Banca Marche, Banco Popolare di Vicenza, Veneto Banca, che si è tradotto nell’evaporazione di 800 milioni di risparmio italiano con un gravissimo danno per migliaia di risparmiatori

-:

quali iniziative intenda assumere nei confronti del presidente della Consob. ON GIANNI MELILLA

CARCERI ABRUZZESI

Il Min. della Giustizia nel rispondere alla mia interpellanza sulla situazione carceraria abruzzese ha annunciato la esecuzione del nuovo padiglione per 200 posti nel Carcere di Sulmona con un investimento di 15.610.904 euro. Negli istituti penitenziari abruzzesi la popolazione carceraria è di 1694 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1587 posti detentivi. Il Ministero ha elaborato un Piano di azione nazionale per la prevenzione dei suicidi in carcere, e questa scelta è particolarmente importante in una Regione come l'Abruzzo in cui vi sono ricorrenti suicidi, tentativi di suicidio, e centinaia di casi di autolesionismo gravi. Nel solo carcere di Sulmona negli ultimi 10 anni vi sono stati 13 suicidi. Ho ribadito la necessità di destinare nuove risorse finanziarie per coprire i vuoti di organico nel personale penitenziario, dalla polizia agli educatori, dagli amministrativi alle professioni sanitarie. Vi è una complessità della popolazione carceraria con molti detenuti psichiatrici, tossicodipendenti e stranieri da affrontare in termini globali. Infine occorre investire nuove risorse per dare lavoro ai detenuti che attraverso un impegno professionale possono rieducarsi e avere un futuro di legalità quando usciranno dal carcere. L'efficacia delle misure alternative al carcere è un elemento strutturale di una nuova politica di esecuzione della pena su cui deve fondarsi il nuovo ordinamento penitenziario italiano.

Roma giugno 2016 Gianni Melilla, deputato SEL SI

Martedì 14 giugno il Ministro della Giustizia risponderà alla mia interpellanza sulla situazione delle carceri abruzzesi. Al 31 maggio 2016 negli 8 carceri abruzzesi vi sono 1.694 detenuti , 107 in più rispetto alla capienza regolamentare. Dunque nonostante la legge sulla concessione delle pene alternative che ha consentito l'alleggerimento della popolazione carceraria, persiste in Abruzzo un sovraffollamento di 107 detenuti. Le donne sono 66. Gli stranieri sono 2014. I tentativi di suicidio e i casi di autolesionismo sono all'ordine del giorno.

Allego la mia interpellanza sulla vicenda del mancato pagamento dell'IMU da parte delle compagnie petrolifere per le loro piattaforme in mare. È' una vertenza giudiziaria che il Comune di Pineto ha vinto con sentenza definitiva della Cassazione. Naturalmente Pineto ha fatto da battistrada per tutti i comuni italiani intetessati dalla presenza di piattaforme petrolifere in mare. Il MEF ha assunto una determina preoccupante su cui ho chiesto , a nome delGruppo Parlamentare diSel-Si, un intervento del Ministro dell'Economia e delle Finanze.

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro dell'Interno

per sapere - premesso che;

Il sig. Alessandro Di Rocco è un cittadino Italiano residente in Italia fin dalla nascita. Nel 2015 si sposa in Russia con la Sig.ra Svininykh Kseniia,cittadina russa, facendo legalizzare il matrimonio nell'ambasciata italiana di Mosca. Una volta tornato in Italia ha ritirato il certificato di matrimonio rilasciato dal suo comune di residenza, ovvero Pescara. Dal 2014 il sig. Di Rocco è disoccupato e non percepisce reddito, questo elemento teoricamente non pertinente per ottenere la carta di soggiorno per sua moglie e però diventato motivo di scontro con la questura di Pescara. La questura infatti si rifiuta di emettere la carta sostenendo che la legge prevede che il coniuge percepisca un minimo di 8000 euro di reddito annuo e un contratto di affitto di un appartamento o una casa di proprietà. Il DL 30 del 2007 all'art. 10 dice che i soli documenti da presentare sono l'atto di matrimonio, il passaporto, documento del coniuge italiano e fototessere. Il sig. Di Rocco continuava però a vedere rifiutata la richiesta e dopo aver contattato perfino la comunità Europea tramite il sito ufficiale e avendo conferma della possibilità di ottenere la carta di soggiorno per la moglie ha provato per vari mesi a interloquire sia con la questura che con la prefettura di Pescara. Le stesse però hanno continuato a respingere le sue richieste appellandosi all' Art. 7 e 9 della stessa legge dove si cita tra la documentazione necessaria anche il reddito. Il suddetto articolo però è riferito ai cittadini comunitari che intendono soggiornare in Italia (comma 1). Questo continuo rimpallo di responsabilità è durato per vari mesi e ad oggi purtroppo, la sig.ra Svininykh Kseniia moglie del sig. Di Rocco, scadendo il permesso di soggiorno e a causa di gravi problemi di salute è stata costretta a tornare in Russia.

-:

Se non intenda intervenire per verificare i motivi di tale grave inadempienza da parte degli organi preposti che avrebbero dovuto accettare la richiesta del sig. Di Rocco come la legge prevede Roma 24 Maggio 2016, Gianni Melilla