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Interrogazioni

Interrogazioni (315)

Interrogazione a risposta scritta

Al ministro Affari Interni

Per sapere-premesso che:

Anche in occasione di queste elezioni comunali sono tanti i rappresentanti delle forze di polizia che candidandosi alle suddette elezioni usufruiscono di un periodo di 30 giorni di aspettativa retribuita; Ciò provoca abusi intollerabili con un danno per lo Stato e l'efficacia dei servizi di sicurezza con ricorso a straordinari a carico di chi deve sostituire chi si mette in aspettativa; Al proposito vorrei citare il caso limite di Castelvecchio Calvisio in provincia dell'Aquila, un piccolo comune di soli 67 elettori ed elettrici in cui sono state presentate 7 liste con 65 candidati di cui ben 17 appartenenti a forze di polizia che non vivono in quel paese; Si tratta di un evidente privilegio anacronistico e utilizzato strumentalmente per prendersi un mese di aspettativa retribuita, con una spregiudicatezza che non dovrebbe appartenere a chi tutela l'ordine pubblico; Giace alla Camera una mia proposta di legge di modifica dell'articolo 81 della legge 121 del 1981 che prevede la cancellazione di questo indegni e intollerabile privilegio

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Se non intenda assumere una urgente iniziativa per stroncare questo malcostume e cambiare , anche con un decreto legge,la normativa che lo consente. Roma maggio 2016. Gianni Melilla

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro dei Beni Culturali

Per sapere: - premesso che;

Il “parco Archeologico di Amiternum” dell’Aquila, è stato dedicato a Thomas Ashby, archeologo e fotografo che frequentò questi luoghi all’inizio del novecento. Ma più che ad un parco, l’area archeologica, soggetta a continue pressioni antropiche, assomiglia sempre più ad un giardino, ad un appezzamento di terreno circondato da costruzioni e capannoni ed attraversato da strade già costruite (come quella del G8 che parte dalla Scuola della Guardia di Finanza e corre parallela alla SS.80) e da costruire come la bretella alla SS. 80 di poco più di un chilometro che passerà immediatamente a ridosso del Teatro Romano ( Anas- Lavori di miglioramento delle condizioni di sicurezza mediante realizzazione di un nuovo svincolo con la s.s.260 e la s.s. 80 in località Cermone) .; a queste “opere” va aggiunta, buon ultima, la strada provinciale progettata in località Torroncino e località Grottoni (Sistemazione strada di collegamento via delle Fiamme Gialle - sr 80 dir - sp 30 "di Cascina"); Le strade cennate passano tutte su aree delicate e notissime per i copiosi reperti che hanno restituito. Attraversano, per una significativa parte, la zona dove sorgeva l’antica città di Amiternum , città senza mura e di vaste dimensioni come certificato dal prof. M. Heinzelmann nelle sue ricerche finanziate dal governo tedesco. Un’area protetta con precisi e dettagliati vincoli espressi nel piano regionale paesistico “Ambito Fiume Aterno” che la classifica in zona A1, a conservazione integrale, dove tra gli usi compatibili è negata la costruzione di strade di qualsivoglia gerarchia. Anche un Galassino (DM. 21.06.1985) interessa la zona e ne prevede la sua integrale salvaguardia; la strada provinciale in progetto è interessata pure dalla Legge Galasso (l. 43/85) poiché passa , per il primo tratto, entro la fascia di rispetto di 300 metri dal laghetto “Giorgio” interessantissimo ed importantissimo geosito alimentato da sorgenti perenti con un piccolo emissario che confluisce nell’Aterno; nonostante tutte queste regole e limiti ed in barba al divieto espresso di realizzare qualsivoglia tipo di strada nelle aree in zona A1 del PRP, negli anni passati prima l’emergenza del G8, poi l’ANAS e poi ancora la Provincia dell’Aquila hanno realizzato (G8), progettato e si sono viste approvare senza colpo ferire (Anas e Provincia) due bretelle che passano entro la zona di conservazione integrale. Strade che interrompono sia la continuità archeologica e sia la continuità paesaggistica e raddoppiano di fatto la viabilità esistente che doveva e poteva essere solo migliorata; la strada progettata dall’Anas, quella che passerà a meno di quaranta metri dal tetro e tra quest’ ultimo ed il grande monumento funerario noto come “Sant’Antonigliù”, distrugge un frammento ancora leggibile del paesaggio agrario costruito e nega la continuità archeologica tra la parte della città romana in basso e l’ emergenza archeologica sul colle di Jereone rappresentata dai resti del Castello medievale che poggiano su murature romane e con probabili resti italici; malgrado tutte queste considerazioni, alle quali vanno aggiunti anche gli aspetti naturalistici come la presenza accertata nell’area del capriolo e di altri mammiferi che utilizzano quei luoghi come corridoi per l’abbeverata, non è stata nemmeno redatta la VIA ma solo un impreciso e superficiale Studio Preliminare Ambientale per la Verifica di Assoggettabilità a VIA; se possibile ancora più grave è la strada progettata dalla Provincia Dell’Aquila dal titolo: “Sistemazione strada di collegamento via delle Fiamme Gialle - sr 80 dir - sp 30 "di Cascina" che, almeno per la parte entro il vincolo paesistico, abbandona quasi completamente il tracciato interpoderale storicizzato esistente e di fatto si configura come una nuova arteria. L’Importo dell’opera è di 2.000.000 di euro, l’ importo dei lavori di 1.200.000 euro. E’ di difficile comprensione l’utilità della bretella perché nella zona sono presenti già numerose arterie di diversa importanza e il San Donato Golf Resort, se questo è il motivo per cui è stata pensata, è già comodamente servito dalla viabilità esistente. Il progetto ha origine da un protocollo di intesa del 22.03.2010 tra il Comune dell’Aquila e la Provincia e viene approvato definitivamente dalla conferenza di servizio del 30.10.2011; nella conferenza sono assenti tutti quegli enti che avrebbero dovuto controllare e far rispettare le norme sulle aree sottoposte a vincolo paesaggistico ed archeologico ed in particolare è assente la Regione Abruzzo nelle sue articolazioni (Beni Ambientali, Urbanistica e pianificazione, conservazione della Natura ecc.), è assente la Soprintendenza per i beni Archeologici e la Soprintendenza per i Beni Paesaggistici , manca perfino il Comune dell’Aquila; oggi, a ridosso della gara di appalto, la Soprintendenza Archeologica, finalmente, si decide a far fare dei saggi più estesi e naturalmente, come era facilissimo prevedere, ogni saggio ha restituito copiosi resti antichi. L’area è già nota in letteratura e sia la Segenni ( Amiternum, pag. 151 e seguenti) che il Persichetti narrano del ritrovamento di importanti iscrizioni, tombe e murature sia nella zona denominata Torroncino che in località Grottoni. Qualche anno fa durante la realizzazione di un ramo del metanodotto, negli stessi luoghi, furono rinvenute tombe e murature.; nel primo saggio eseguito a ridosso della rotonda, nei pressi della ex stazione di San Vittorino, saggio della larghezza di circa dieci metri , sono stati trovati ambienti confinati da murature, alcune intonacate, naturale prosieguo della domus intercettata sotto la stessa rotonda e poi risotterrata ed asfaltata. Sono visibili anche estesi crolli dove sono stati trovati elementi lapidei lavorati appartenenti a stipiti o soglie; l’indagine si è fermata alle creste dei resti murari, approfondimenti almeno fino ai livelli pavimentali darebbero sicuramente ulteriori indicazioni; nel tratto di saggio successivo, quello a confine con la SS 80 dir, si notano copiosi resti fittili ed una serie di elementi lapidei ancora da indagare .Il Persichetti , nello stesso luogo rinvenne un tratto di strada lastricata. Nella parte dei saggi sotto la frazione di Pozza, località Grottoni, sempre entro l’area vincolata dal piano paesistico, sono state rinvenute creste di murature di notevole spessore , ambienti confinati, pavimenti appartenenti probabilmente ad una domus o ad una villa rustica; la quantità e la qualità dei resti trovati dovrebbe scongiurare la realizzazione di qualsiasi opera ma visto quello che e successo nel recente e nel più lontano passato quando sono state “asfaltate” e “cementificate” aree di notevole interesse archeologico ci sono fondate preoccupazioni e per questo motivo le Organizzazioni Ambientaliste e culturali hanno chiesto al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per L’Abruzzo, alla Soprintendenza Archeologica di provare ad avere per una volta un po’ di coraggio e di essere forte con i forti negando la realizzazione delle opere con la semplice giustificazione che li sotto c’è un pezzo importante della antica città di Amiternum.

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quali iniziative intenda assumere il Sig. Ministro per i Beni e le attività culturali per salvare il ‘Parco Archeologico di Amiternum’ dell’Aquila.

Gianni Melilla

Al Mise

Per sapere – premesso che:

- la legge 9 gennaio 1991, n. 9, all’art. 9, comma 8, come modificato dall’art. 13, d.lgs. 25 novembre 1996, n. 625, prevede che “Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall'articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o più proroghe, di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe”; il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 484, recante la disciplina dei procedimenti di conferimento dei permessi di prospezione o di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi in terraferma e in mare, al Capo II, art. 18, comma 1, stabilisce che “La domanda di proroga della concessione di coltivazione, la domanda di variazione del programma dei lavori e la domanda di ampliamento o riduzione volontaria dell’area della concessione, devono essere presentate al Ministero ed alla sezione competente dell'amigdaloide. Il Ministero richiede il parere, nei casi di particolare rilevanza, del Comitato tecnico. Fatto salvo quanto stabilito dall’art. 16 del presente regolamento, il Ministero emana i decreti di autorizzazione di proroga, di variazione del programma dei lavori e di ampliamento o riduzione volontaria dell’area, entro il termine massimo di centoventi giorni, dalla data di presentazione della domanda”; il medesimo regolamento, all’art. 17, prevede che il procedimento debba concludersi entro il termine massimo di centosessanta giorni dalla data di prestazione della domanda e che, qualora sia necessario acquisire il giudizio di compatibilità ambientale, il termine massimo per la conclusione del procedimento è di duecentocinquanta giorni, dalla data di presentazione della domanda; il decreto-legge 18 ottobre 2012, n 179, all’art. 34, comma 19, stabilisce che “Per la piena attuazione dei piani e dei programmi relativi allo sviluppo e alla sicurezza dei sistemi energetici di cui al Decreto Legislativo 1° giugno 2011, n. 93, gli impianti attualmente in funzione di cui all'articolo 46 del Decreto Legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 novembre 2007, n. 222, e di cui agli articoli 6 e 9 della Legge 9 gennaio 1991, n. 9,continuano ad essere eserciti fino al completamento delle procedure autorizzative in corso previste sulla base dell'originario titolo abilitativo,la cui scadenza deve intendersi a tal fine automaticamente prorogata fino all'anzidetto completamento”; - per il periodo intercorrente tra l’entrata in vigore del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 e l’entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e cioè tra il 13 settembre 2014 ed il 1° gennaio 2016, la disciplina dei permessi e delle concessioni è stata sostituita da quella sul “titolo concessorio unico”; - rispetto a questa nuova disciplina, la legge 23 dicembre 2014, n. 190 ha fatto poi salvo unicamente il rilascio dei (nuovi) titoli di cui alla legge n. 9 del 1991 nelle more di approvazione del Piano delle Aree, ma non anche la disciplina delle proroghe, come recata dal decreto-legge n. 179 del2012; - per effetto dell’entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208, invece, si è reintrodotta in toto la disciplina generale di cui alla legge 9 gennaio 1991, n. 9, atteso il richiamo che alle “modalità” per il rilascio dei titoli tale legge effettua; - anche la misura disposta dall’art. 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012, finalizzata ad una proroga ex legge delle attività sulla base di concessioni scadute e fino all’adozione del relativo provvedimento amministrativo, non può estendersi (quanto meno) alle richieste di proroga presentate o rilasciate in quell’intervallo di tempo; - la disciplina di cui all’art. 6, comma 17, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 152 si pone, invero, come speciale rispetto a quella generale recata dalla legge 9 gennaio 1991, n. 9; - sulla interpretazione delle disposizioni recate da tale articolo era già intervenuto il Consiglio di Stato con parere del 20 gennaio 2012, il quale aveva chiarito quanto segue: “la proroga, essendo un provvedimento di secondo grado, comporta[a] una modifica di tipo sostanziale (di uno degli elementi) del provvedimento originario (il termine), tanto ciò vero che senza di essa l’efficacia di tale provvedimento verrebbe meno alla scadenza. Ne consegue, quindi, che i provvedimenti di proroga non possono dirsi coperti dalla salvaguardia prevista per il “titolo abilitativo già rilasciato” dall’art. 6, comma 17 cit. Essi, quindi, rientrano nell'applicazione del divieto di cui alla nuova disciplina, in quanto, qualora fosse concessa la prosecuzione, finirebbero per tradursi in modiche significative delle originarie attività di coltivazione, inquarto tali non consentite dalla normativa in esame”; Quindi dati gli articoli sopra citati ne consegue che i provvedimenti di proroga non possano dirsi coperti dalla salvaguardia prevista per il “titolo abilitativo già rilasciato” di cui all’art. 6, comma 17, cit. Essi, quindi, rientrano nell’applicazione del divieto posto dalla disciplina del Codice dell’ambiente, in quanto, qualora ne fosse concessa la prosecuzione, finirebbero per tradursi in modifiche significative delle originarie attività di coltivazione, come tali non consentite dalla normativa in vigore. Quelle disposizioni sono state certamente modificate, ma le modifiche introdotte non hanno fatto sì che alle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in essere entro le 12 miglia marine possa estendersi la previsione dell’art. 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012, che procrastina sine die anche la durata delle concessioni scadute. E ciò né a seguito della modifica del 2012, con la quale la salvezza era espressamente limitata alla “efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati” (e ad eventuali relative proroghe), né a seguito della modifica introdotta dalla legge di stabilità 2016, in base alla quale “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. In entrambi i casi, la salvezza dei titoli e, dunque, delle proroghe (eventuali ed espressamente rilasciate nel primo caso; automatiche ed ex legge nel secondo caso) deve, infatti, ritenersi disposta solo con riferimento a titoli che siano vigenti (e, pertanto, non scaduti) al momento dell’entrata in vigore della disposizione. D’altra parte, e più in generale, la previsione di una proroga sine die delle concessioni (scadute e non scadute) incontra i consueti limiti fissati dal giudice costituzionale circa l’adozione delle leggi provvedimento e, nel caso di specie, solleva dubbi di legittimità costituzionale, non solo in relazione agli art. 3, 97, 117, comma 1, Cost., ma anche con riguardo all’art. 113 Cost., in quanto, in quest’ultimo caso, l’adozione del provvedimento amministrativo giungerebbe molti anni dopo ed avrebbe efficacia retroattiva, privando con ciò gli interessati di una tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo. In alcun casi, peraltro, le attività di coltivazione risultano prorogate ex legge per un tempo persino superiore alla durata ordinaria prevista per le proroghe – 10 anni, 5 anni – senza che la Pubblica Amministrazione si sia mai pronunciata al riguardo con l’adozione di un provvedimento espresso. Il Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per la Sicurezza anche Ambientale delle Attività Minerarie ed Energetiche, Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Geo-risorse, annovera tra i titoli vigenti le concessioni di coltivazione di seguito elencate; Concessioni di coltivazione nel sottofondo marino: A.C 1.AG – A.C 2.AS – A.C 3.AS – A.C 8.ME – B. C 5.AS – B.C 1.LF – B.C 2.LF – A.C 9.AG – A.C 14.AS– A.C 15.AX – A.C 16.AG – A.C 33.AG – B.C 11.AS – B.C 12.AS – B.C 20.AS – B.C 22.AG Concessioni di coltivazione su terraferma: Barigazzo, Ca' Bellavista, Calciano, Candela, Canonica,Casa Balleani, Caviaga, Colabella, Colle di Lauro, Filetto, Fiume tenna, Fiume Treste, Gaggiano, Garaguso, Grecchia, Macerata, Mafalda, Manche di Cimalia, Masseria Acquasalsa, Masseria Verticchio, molinazzo, Monte Castellano, Monte Morrone, Nova siri scalo, Pecoraro, Pessano, Petramala, Pigazzano, Poggio Castione, Pozza, Ravenna terra, S. Benedetto del Tronto, Salgastri, San potito, Sedia D'Orlando, Serra Pizzuta, Strangolagalli, Tempa rossa, Tertiveri, Torrente Menocchia, Torrente Vulgano, Trignano, Vescovato, Vetta In particolare, tra quelle che precedono, le concessioni denominate “Calciano”, “Colabella” e “Grecchia” risultano scadute senza che i titolari abbiano presentato istanza di proroga del periodo di vigenza. Come da prospetto che segue, per ulteriori 15 (quindici) concessioni scadute da tempo, i titolari hanno avanzato istanza di proroga della durata delle stesse tra il 13 settembre 2014 ed il 1° gennaio 2016, ai sensi dell’art. 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012: Concessioni: Barigazzo (Scadenza 22/11/2011 data istanza proroga 14/11/2014) , Ca' Bellavista (Scadenza 26/01/2015 data istanza proroga 15/12/2014) , Canonica (Scadenza 01/01/2002 data istanza proroga 12/01/2015) , Caviaga (Scadenza 01/01/2011 data istanza proroga 17/12/2014) Filetto (Scadenza 30/05/2012 data istanza proroga 06/06/2015) ,Gaggiano (Scadenza 30/04/2015 data istanza proroga 04/05/2015) , Mafalda (Scadenza 03/12/2014 data istanza proroga 19/12/2014), Molinazzo (Scadenza 05/12/2014 data istanza proroga 15/12/2014), Monte Morrone (Scadenza 01/09/2007 data istanza proroga 07/09/2015), Poggio Castione (Scadenza 22/01/2012 data istanza proroga 27/01/2015), Pozza (Scadenza 30/12/2014 data istanza proroga 19/09/2014), San Potito (Scadenza 01/01/2007 data istanza proroga 08/01/2015), Vescovato (Scadenza 01/01/2012 data istanza proroga 08/01/2015) , Vetta (Scadenza 28/04/2012 data istanza proroga 23/04/2015) Per le restanti 43 (quarantantatré) concessioni, i titolari hanno fatto richiesta di proroga del periodo di vigenza della concessione ai sensi dell’art. 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012.

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Se non intenda intervenire dichiarando la scadenza di tutti i titoli abilitativi sopra elencati e, qualora sia stata presentata richiesta di proroga della vigenza degli stessi, a rigettarne la relativa istanza, intimando ai concessionari di provvedere alla chiusura mineraria dei pozzi, ove esistenti, al ripristino ambientale dei siti, nonché all’abbandono del campo di attività.

Interrogazione a risposta scritta sul trasporto ferroviario interregionale della tratta tra regione Puglia e Abruzzo

Al ministro dei Trasporti

Per sapere – premesso che:

Nella sola Università di Teramo sono iscritti circa 300 studenti pugliesi. Tra le Facoltà di Pescara e Chieti dell'Universita D'Annunzio,ce ne sono migliaia. Inoltre tra l'Abruzzo e la Puglia sono numerosissimi i pendolari per lavoro, ragioni commerciali, motivi sanitari. Nonostante questa diffusa, costante e storicamente documentata mobilità, tra le due regioni da qualche anno mancano adeguati collegamenti con treni regionali. I cittadini che viaggiano tra Foggia e Pescara sono perciò costretti o a pagare somme notevolmente superiori ( 29,50 euro, anziché 12.00); oppure utilizzare due diversi regionali ( il 1° Pescara-Termoli e il 2° Termoli-Foggia, con notevoli aumenti dei tempi per il collegamento). Bisogna anche aggiungere che tra Termoli e Foggia i collegamenti regionali sono quasi del tutto scomparsi , e diventa perciò quasi obbligatorio l'utilizzo dei molto più costosi IC e Frecce. Ripristinando collegamenti regionali diretti tra Pescara e Foggia si avrebbero i seguenti vantaggi : migliorerebbe l'offerta pubblica nel campo della mobilità sostenibile; i pendolari tra la Puglia e l'Abruzzo pagherebbero meno per un viaggio più adeguato alle loro esigenze; diminuirebbero i costi per l'offerta di trasporto ferroviario ( effettuare due treni regionali tra Pescara e Foggia, il 1° PE-Termoli e il 2° tra Termoli e FG costa più che effettuare un unico treno tra Pescara e Foggia).

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se non intenda intervenire per ripristinare collegamenti regionali diretti nella tratta Pescara – Foggia al fine di garantire un migliore servizio pubblico ai pendolari della suddetta tratta Roma aprile 2016. Gianni Melilla

Al Ministro della Giustizia

Per sapere – premesso che:

Il Ministero della Giustizia ha reso noto il costo dei risarcimenti negli ultimi venticinque anni. Seicento trenta milioni di euro sono stati sborsati dal ministero del Tesoro per ingiusta detenzione negli ultimi 25 anni, per le persone che vengono incarcerate e dopo risultano innocenti. Nello stesso periodo più di 36 milioni di euro sono stati erogati per gli errori giudiziari riconosciuti. Questi sono i dati aggiornati al 31 marzo. Ciò significa che mediamente ogni anno vengono risarcite 700 persone, la media di ogni risarcimento e' poco piu'di trentamila euro a persona, cifre in assoluto tra le piu' basse d'europa. Ma quello che il ministero della giustizia dovrebbe pubblicare sono i tanti innocenti che fanno richiesta di risarcimento che viene viene bocciata per " dolo e colpa grave" dell'assolto a causa di presunte "cattive frequentazioni". Basterebbe che il ministero le richiedesse alle sedi d'appello regionali preposte. Questi dati renderebbero evidente come questa sia una legge monca e che concede ai magistrati l'arbitrio di stabilire se sei un innocente vero o un innocente diversamente colpevole.

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Se non intenda intervenire rendendo pubblici i dati dei richiedenti per ingiusta detenzione alle sedi d'appello regionali preposte

Roma aprile 2016. Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sul Pantalonificio di Gissi (CH)

Al Ministro del Lavoro

per sapere – premesso che:

Apprendiamo a mezzo stampa che la procedura di cessazione dell’attività del Pantalonificio d’Abruzzo sarà avviata a breve. L'azienda conta 96 dipendenti, la maggior parte donne. La proprietà chiuderà definitivamente la fabbrica di pantaloni della Val Sinello. Questa e purtroppo l’ennesima brutta notizia ricevuta per la zona industriale della Val Sinello che vive un momento drammatico dal punto di vista occupazionale. I sindacati in una nota si appellano a tutte i livelli istituzionali , compreso il Ministero per evitare che la situazione precipiti. La cassa integrazione per i lavoratori termina il 29 aprile. La speranza è che gli ammortizzatori sociali possano essere prolungati almeno fino ad aver individuato soluzioni positive alla vertenza.

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Se non intenda intervenire con urgenza per prolungare la cassa integrazione per i 96 dipendenti ed evitare un dramma occupazionale in un'area già fortemente colpita

Roma 27 aprile 2016 Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sulle denunce ai manifestanti alla visita del Premier a L'Aquila

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

per sapere – premesso che:

Apprendiamo a mezzo stampa che "resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata" sarebbero le accuse rivolte a dieci manifestanti, a nove mesi dalla protesta in occasione della prima visita del premier Matteo Renzi all'Aquila dell'agosto scorso, segnalati dalla Digos del capoluogo abruzzese all'autorità giudiziaria.. Sempre secondo fonti giornalistiche, i denunciati sarebbero tra gli attivisti e le attiviste del comitato 3e32 dell'Aquila e di quelli che si oppongono alle piattaforme petrolifere sulla costa adriatica abruzzese. Il reato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, contestato solo ad alcuni dei manifestanti, sarebbe riconducibile alla presunta aggressione ad un'agente di polizia nei pressi della sede comunale di Palazzo Fibbioni, anche se gli stessi comitati aquilani, in una conferenza stampa, mostrarono foto e video nei quali si mostra come l'agente fosse stata spintonata involontariamente da un proprio collega. Per tutti gli altri manifestanti, invece, il reato contestato è la manifestazione non autorizzata, essendo stato permesso inizialmente solo un presidio nella zona della Fontana Luminosa, nella parte opposta del centro storico rispetto alla visita del Premier. In una nota Il Coordinamento No Ombrina sottolinea come le accuse siano del tutto prive di fondamento e numerosi video ne testimoniamo la veridicità. È' evidente la limitazione anticostituzionale del diritto di manifestare liberamente e pacificamente il proprio pensiero

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Se non intenda intervenire e chiarire una situazione gravissima che rischia di colpire senza motivi attivisti che esercitavano la loro libertà di manifestare le proprie opinioni.

Interrogazione a risposta scritta

Al ministro del MIUR

per sapere, premesso che:

Giulio,14 anni, è uno studente di Livorno. La sua classe, di una scuola media, è andata in gita ma lui non lo sapeva e quando l'altra mattina il ragazzino, che soffre di una forma di autismo, è arrivato nell'aula si è trovato solo con il suo insegnante di sostegno. Un caso analogo è accaduto a Luigi, 15 anni autistico, che si è ritrovato solo nell’aula dell’Istituto comprensivo di Pozzilli dove non ha trovato nessuno il giorno in cui i suoi compagni di classe sono andati in gita. Lo ha raccontato suo padre Mauro Cantile, originario della provincia di Caserta, ma da anni, per lavoro, residente a Venafro. Si tratta di casi gravissimi di discriminazione su cui é necessario andare a fondo per evitare che possano ripetersi,

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Come intenda intervenire per accertare ogni responsabilitá e dare direttive rigorose in grado di impedire nel futuro il ripetersi di tali situazioni così gravi e diseducative.

Roma aprile 2016. Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sul diniego della Prefettura di Pescara alla raccolta firme referendum abrogazione Italicum il 17 aprile in concomitanza con il referendum sulle trivelle

Al Ministro dell'Interno

per sapere – premesso che:

Nei giorni scorsi la locale Questura di Pescara ha opposto un informale rifiuto alla comunicazione di utilizzo, nei giorni 16 e 17 aprile, degli spazi pubblici per la raccolta di firme del referendum contro l’Italicum da parte del comitato per la democrazia costituzionale, con la motivazione della necessità di mantenere, in quei giorni, il silenzio elettorale stante il concomitante voto per il referendum sulle trivelle .Analogo comportamento è stato assunto anche da altre Questure italiane e dunque si tratta di un problema di valenza nazionale. Tale rifiuto, a nostro avviso, è illegittimo. L’art. 9 L.212/1956 dispone, tra le altre cose, il divieto di riunioni di propaganda, diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico nel giorno precedente a quelli stabiliti per le elezioni, ma è altrettanto indubbio che la norma intende vietare le manifestazioni di vera e propria propaganda e, per giunta, tra di esse, soltanto quelle che possono turbare o alterare la votazione in corso perché aventi ad oggetto temi coincidenti con quelli sottoposti a scrutinio elettorale. Sicchè, da un lato, l’utilizzo dei summenzionati spazi, per la raccolta delle firme per il referendum, sull’Italicum, non è qualificabile come attività di propaganda, perché meramente strumentale all’esercizio , da parte della cittadinanza, del diritto-dovere di partecipare alla vita civile del Paese, contribuendo allo svolgimento di un fondamentale istituto di partecipazione popolare costituzionalmente previsto e garantito, quale è appunto quello del referendum ex art. 138,co 2, Cost. Andando verso nuove elezioni amministrative il problema verrebbe a ripetersi per altri due fine settimana a giugno e sarebbe un evidente danno per i comitati referendari vietare di poter informare i cittadini per 3 fine settimane , limitando nei fatti il diritto alla raccolta delle firme per il referendum in oggetto , e per gli altri su cui sono in corso le raccolte delle firme, dato che non c'è nessun conflitto in essere, trattandosi di richieste di referendum su temi completamente diversi tra loro e non riconducibili a propaganda di parte politica

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Se non intenda cambiare indirizzo alle Questure e alle Prefetture lasciando piena libertà ai comitati di poter informare i cittadini anche nei giorni del referendum sulle trivelle e del voto amministrativo e degli eventuali ballottaggi nelle tante città interessate dal voto rilasciando i permessi necessari per l'attività informativa da parte dei comitati referendari laddove richiesti.

Roma aprile 2016.         Gianni Melilla, deputato Sel-Si

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

per sapere-premesso che:

9 delle 44 concessioni, oggetto del referendum del 17 aprile, erano già scadute a fine 2015, alcune anche da vari mesi, altre da anni ( una addirittura dal 2009). Ciononostante le compagnie petrolifere continuavano ad operare come se niente fosse. Queste piattaforme sono nel mare di 4 regioni adriatiche: Abruzzo, Marche, Veneto ed Emilia Romagna.. La legge di stabilità del 2016 ha sanato queste irregolarità come si evince dal bollettino degli Idrocarburi del MISE guidato dalla ministra Guidi, in data 31 dicembre 2015. Si è cioè sanato a posteriori la illegalità, attraverso la modifica della disciplina della normativa sulla durata delle concessioni legandola alla vita utile del giacimento con effetto retroattivo: un bel regalo alle compagnie petrolifere! Proprio questo tema è oggetto del prossimo referendum del 17 aprile. Le concessioni produttive scadute e beneficiarie del regalo della modifica legislativa introdotta dalla legge di stabilità sono in Italia 9, per le acque abruzzesi è stata rilasciata la B.C 5- AS scaduta il 12 novembre 2014 : 5 piattaforme e 4 pozzi in un'area vicina alla costa nord di Pescara. La società concessIonaria è la ADRIATICA IDROCARBURI ( 100%ENI ). IL FONDATO SOSPETTO E' CHE SI SIA VOLUTO SCONGIURARE L'IPOTESI DI UN IMMINENTE SMANTELLAMENTO DELLE PIATTAFORME, A COSTI ELEVATI PER LE COMPAGNIE, come ben evidenzia l'inchiesta giornalistica del Fatto quotidiano. Inoltre vi è il capitolo oscuro delle concessioni non più produttive con scadenze lontane nel tempo e le piattaforme mai smantellate. In Abruzzo la B.C 1 LF della Edison è scaduta il 27 agosto 2015. Di fronte a istanze di proroga delle concessioni presentate con largo anticipo sulle scadenze originarie il MISE non ha effettuato le verifiche necessarie ed è stato inadempiente non bloccando la produzione di idrocarburi oltre la scadenza prevista. Il fatto che sia arrivata la benevola sanatoria dal 1 gennaio 2016, con la legge di stabilità, rende ancora più evidente la opacità del comportamento del MISE e dei suoi uffici preposti all'esame tempestivo delle autorizzazioni alle concessioni e proroghe alle compagnie petrolifere

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quali iniziative intenda assumere per accertare la gravità dei fatti sopra denunciati e rimuovere i responsabili di questo comportamento al fine di fare chiarezza e affermare l'interesse generale al risanamento ambientale, e alla libera concorrenza del mercato Roma aprile 2016 Gianni Melilla, deputato SEL-SI