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Interrogazioni

Interrogazioni (315)

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

Al Ministero dello sviluppo economico

per sapere – premesso che:

i lavoratori della Thales Italia S.p.A di Chieti hanno occupato lo stabilimento in segno di protesta contro la decisione della proprietà di smantellare il sito teatino e trasferire i lavoratori in altri stabilimenti; la Thales Italia S.p.A., che ha siti produttivi e di ricerca a Chieti, Firenze, Gorgonzola, Vergiate e Roma, è una controllata italiana della multinazionale francese Gruppo Thales SA che opera nel campo dei sistemi elettronici e di comunicazione per la Difesa, dei sistemi di ausilio alla navigazione aerea, dei sistemi per il segnalamento ferroviario e in altri ambiti ad alta tecnologia; il sito industriale di Chieti (unico sito di proprietà), con i suoi circa 100 dipendenti, di cui oltre 60 impiegati in Ricerca e Sviluppo e con un ventaglio di competenze ed un know-how trentennali - sviluppati anche grazie a finanziamenti e progetti di ricerca governativi - ha da sempre rappresentato il fiore all’occhiello nella ricerca sulle nuove tecnologie e sulla conseguente progettazione e produzione di apparati e sistemi in ambito Difesa; un esempio è la ST@R Mille, la Radio del Soldato di riferimento nel catalogo del Gruppo Thales, sviluppata interamente nel sito teatino, grazie anche ai fondi ricevuti dal Ministero della Difesa, dal MIUR e EDA; a Chieti si sviluppano o si mantengono in condizioni operative numerosi altri sistemi per le telecomunicazioni di interesse strategico per il nostro Pese (ad esempio la Rete Numerica Interforze e la Rete Interforze Fibra Ottica Nazionale), la guerra elettronica (radio disturbatori e jammer), la rilevazione di minacce CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari), solo per citarne alcuni; inoltre, grazieai rapporti con le università abruzzesi e del Centro Italia e utilizzando anche l’indotto locale, sono stati portati a termine molteplici progetti di ricerca e innovazione tecnologica (da cui sono scaturiti brevetti e pubblicazioni) per il Ministero della difesa italiano, tedesco, olandese, indiano e arabo e per il Ministero dell’interno; tali progetti hanno ottenuto importanti riconoscimenti, contribuendo ad affermare l’eccellenza del nostro Paese a livello internazionale; nonostante il sito di Chieti sia riconosciuto sia a livello europeo che nel Gruppo Thales come centro di eccellenza per le sue attività all’avanguardia, la crisi degli scorsi anni unitamente alle politiche di ‘razionalizzazione’ attuate dal management dell’azienda hanno portato ad un lento ed inesorabile processo di disinvestimento nel sito teatino; da quasi due anni la Regione Abruzzo, con il vice presidente Giovanni Lolli in prima linea, si sta impegnando per evitare che l’ennesimo pezzo di tessuto industriale abruzzese si disgreghi, l’esito negativo della crisi in corso non porterebbe solo a un problema occupazionale, ma anche ad un netto impoverimento industriale e tecnologico del territorio, facendo svanire nel giro di qualche mese, e per decisioni prese Oltralpe, un patrimonio di conoscenze accumulato nel corso di decenni; nel corso dell’ultimo incontro tenutosi presso il MISE, le dichiarazioni del management italiano dell’azienda sono state, a parere dell’interrogante, sconcertanti, infatti, dopo aver chiesto e ottenuto l’impegno delle istituzioni italiane a creare le condizioni per poter concretizzare nuove opportunità di lavoro sul mercato domestico, il management ha reso nota la volontà del Gruppo Thales di abbandonare praticamente tutte le attività svolte in Italia nell’ambito della Difesa, di fatto condannando così a morte il sito di Chieti; secondo il management, solo lo sviluppo della Radio del Soldato ST@R Mille potrebbe continuare, ma con un orizzonte limitato a soli tre anni e impiegando un quarto del personale del sito in una nuova azienda creata artificialmente a tale scopo, detenuta da Tales e dalla multinazionale malese Sapura; tale scelta, come ribadito più volte dai lavoratori dell’azienda e dalle istituzioni stesse, porterebbe ad una frammentazione e dispersione del know-how e delle potenzialità che il sito di Chieti è in grado di esprimere, compromettendone irrimediabilmente il futuro

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come intenda intervenire, a sostegno degli sforzi congiunti sostenuti dalle Istituzioni locali e nazionali e dai lavoratori interessati dalla vertenza in atto, presso il management italiano e francese affinchè abbandonino il progetto di smembramento di una realtà industriale presente da decenni sul territorio abruzzese – che avrebbe di certo attualmente un ruolo importante da giocare per la difesa e la sicurezza del nostro Paese – e quali azioni intenda intraprendere per favorirne, al contrario, il rilancio produttivo.

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro della Giustizia

Per sapere-premesso che:

dai dati forniti dal'unione delle camere penali e dall'eurispes si evince che dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale nel 1989, che ha introdotto,con gli articoli 314 e 315, l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione e errore giudiziario ci sono state 22.323 persone che hanno usufruito di questo risarcimento. Di contro, non si sa nulla di coloro i quali pur assolti non hanno potuto usufruire di questo beneficio perche' ritenuti con i loro comportamenti colpevoli del "dolo e colpa grave" inserito nel primo comma dell'art.314 e ostativo al risarcimento. Si parla di quasiquarantamila persone dall'introduzione della legge, ma non esistono dati certi e ufficiali;

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1) Quante sono le persone innocenti, vittime di questo comma , palesemente ingiusto, perche' introduce nell'ordinamento un giudizio "morale", e su cui i deputati di Sinistra Italiana hanno presentato una proposta di legge abrogativa ( ddl n 2871 - febbraio 2015) Non puo' una persona assolta, subire un altro giudizio, in base alle frequentazioni che aveva o subire altre considerazioni sulla sua vita privata che non hanno nulla a che vedere con rilievi di carattere penale; Se la sentenza e' assolutoria, questa va rispettata e la persona va risarcita

. 2) cosa intenda fare per superare un comma a nostro avviso anticostituzionale e ridare fiducia nella giustizia a cittadini che hanno subito i danni della ingiusta carcerazione.

Roma 14 marzo 2016.         Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sul pensionato di 81 anni arrestato a Montesilvano (PE)

Al Ministro della Giustizia

per sapere – premesso che

Riteniamo sconcertante l'arresto caso del cittadino Ugo Guarnieri, classe 1935, pensionato originario di Pescara e residente a Montesilvano. A 81 anni l’anziano è stato prelevato a casa dai poliziotti della Mobile di Pescara ; dopo avergli notificato l’ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Pescara per una rapina aggravata in concorso del 2008 ,per cui deve espiare due anni di reclusione, i poliziotti lo hanno accompagnato in carcere. A “condannarlo” una dimenticanza, o meglio un disinteresse dello stesso pensionato che dopo la denuncia presa nel 2008, per aver strattonato una commessa dell’Auchan che lo aveva sorpreso a rubare un dvd , non si è affidato a un avvocato come invece ha fatto la complice che ha ottenuto la sospensione della pena. Un disinteresse diventato dimenticanza per il pensionato, negli otto anni trascorsi da quell’episodio dopo il quale, in verità, Guarnieri ha collezionato altre due denunce, e sempre “per colpa” della sua passione per i film in dvd che ha tentato di rubare anche l’anno scorso. L'ultimo avvocato che ha seguito il pensionato racconta di avergli inviato la raccomandata per avvisarlo e non avendo avuto ne risposte ne un nuovo incarico avrebbe lasciato perdere. Un disinteresse costato caro al pensionato che al contrario avrebbe potuto fare istanza di sospensione, perché la pena è sotto ai tre anni o, nella peggiore delle ipotesi visto che ha dei precedenti, ottenere almeno i domiciliari per via dell’età. E' del tutto evidente che l'età avanzata dell'anziano ultraottantenne gli ha fatto sottovalutare la questione.

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Se non intenda approfondire la questione l fine di evitar e che una persona di 81 anni sia arrestata e nel contempo intervenire da un punto di vista normativo su una materia cosi delicata quale la detenziuone di persone cosi anziane per evitare che possano accadere tali situazioni per motivi di chiara evidenza umanitaria Roma 14 marzo 2016 Gianni Melilla, deputato SEL Sinistra Italiana

Interrogazione a risposta scritta

Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

per sapere- premesso che:

la Brioni di Penne (Pescara) ha annunciato 400 esuberi sul totale dei suoi 1250 dipendenti distribuiti nei 3 stabilimenti dell'area vestina; si tratta di una crisi annunciata e su cui mesi fa avevo chiesto con interrogazione specifica un intervento del Governo Nazionale che affiancasse il lavoro che stava svolgendo con le parti sociali la Regione Abruzzo; a tale interrogazione il Governo non ha dato risposta e non ha affrontato per tempo il problema chiamando la proprietà francese a discutere dei suoi problemi di mercato al fine di dare eventualmente un contributo nel merito delle questioni; sindacati dei lavoratori, comune di Penne e Regione Abruzzo sono stati lasciati soli nel confronto con questa multinazionale francese che ha raccolto una delle realtà più importanti dell'alta moda sartoriale italiana che ha vestito tanti capi di stato e mondo del cinema negli anni passati; investimenti sbagliati, scelte industriali diverse dalla sua tradizione artigianale, mercati saltati come quello russo a seguito di eventi politici internazionali, improvvisazioni manageriali hanno determinato una grave crisi produttiva della Brioni che ora dovrebbe essere pagata dalle lavoratrici e dai lavoratori con ben 400 esuberi, una mazzata insostenibile per l'economia pescarese ed abruzzese attraversata da profonde crisi industriali;

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quali iniziative intendano assumere per affrontare questa crisi industriale di concerto con le istituzioni abruzzesi attivando un tavolo nazionale con la Proprietà e le Organizzazioni Sindacali per individuare percorsi non traumatici dal punto di vista occupazionale e un futuro produttivo di rilancio all'altezza della storia di una grande azienda come la Brioni.

Roma 2 marzo 2016 Gianni Melilla, deputato Sinistra Italiana Sel

l’11 febbraio 2015 il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio accolse , in parte tre ricorsi presentati contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13 recante il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) entrato in vigore dal 1 gennaio 2015; le tre Sentenze della Sezione Prima del TAR del Lazio, n. 2454/15, 2458/15 e n. 2459/15 di fatto modificavano parzialmente l’impianto per il calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR); il TAR, nello specifico, accolse soltanto il ricorso sull’illegittimità del regolamento dell’ISEE nella parte in cui considera come reddito disponibile anche i proventi legati alla disabilità (pensione e accompagnamento con la sentenza 2458. Inoltre, con la sentenza 2459 ha ritenuto illegittima la franchigia prevista per i maggiorenni con disabilità e quella più alta per i minorenni con disabilità); riguardo al ricorso conclusosi con la sentenza 2458, la prima sezione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio accolse solo il sesto dei nove motivi formulati dai ricorrenti. Infatti il Tar, richiamando i fondamentali principi della Costituzione enunciati negli artt. 3, 32 e 38, dichiarò che la pensione di invalidità e le indennità di accompagnamento non dovevano essere inseriti tra i redditi disponibili, in quanto il loro inserimento, costituirebbe una penalizzazione nei confronti delle fasce sociali più deboli; in data 29 febbraio 2016 il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso presentato dal Governo a seguito delle sentenze del Tar del Lazio che aveva accolto i ricorsi presentati dalle associazioni delle persone disabili contro il sistema di calcolo dell’Isee che sommava al reddito le pensioni e l’assegno di accompagnamento; il Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 29 febbraio 2016, afferma che il Collegio deve condividere l’affermazione degli appellanti incidentali quando dicono che ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa allora considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito, come se fosse un lavoro o un patrimonio, e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni non un sostegno al disabile, ma una ‘remunerazione’ del suo stato di invalidità oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione“; in pratica, il Consiglio di Stato ha affermato che le provvidenze economiche previste per la disabilità non possono e non devono essere conteggiate come reddito; il Gruppo di Sinistra Italiana – Sinistra, Ecologia e Libertà giudicò grave il fatto che governo e, in particolare, la Presidenza del Consiglio e i Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze , non avessero proceduto alle necessarie modifiche adeguando la normativa ai rilievi del tribunale amministrativo; il Governo, in una dichiarazione resa in Aula dal sottosegretario all’economia Enrico Zanetti, invece di modificare il decreto decise di presentare ricorso al Consiglio di Stato, affermando che “Sentiti gli uffici competenti dell’amministrazione finanziaria in merito alla richiesta di rafforzare le misure agevolative in favore dei soggetti disabili e delle loro famiglie giova ribadire che qualsivoglia iniziativa normativa dovrà necessariamente tener conto degli effetti negativi sui saldi di finanza pubblica per i quali è opportuno reperire idonei mezzi di copertura finanziaria.  Per questo motivo la Presidenza del Consiglio dei ministri ha manifestato di condividere la posizione espressa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in ordine all’opportunità di proporre appello dinanzi al Consiglio di Stato, previa sospensione dell’esecutività delle sentenze impugnate”; il Consiglio di Stato alle affermazioni del Governo ha replicato affermando che era necessario ricordare che le indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano, infatti, una “migliore” situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa”. Pertanto, “la «capacità selettiva» dell’Isee, se deve scriminare correttamente le posizioni diverse e trattare egualmente quelle uguali, allora non può compiere l’artificio di definire reddito un’indennità o un risarcimento, ma deve considerarli per ciò che essi sono, perché posti a fronte di una condizione di disabilità grave e in sé non altrimenti rimediabile; in merito al sistema delle franchigie, i giudici del Consiglio di Stato hanno sottolineato come non può compensare in modo soddisfacente l’inclusione nell’Isee di siffatte indennità compensative, per l’evidente ragione che tal sistema s’articola sì in un articolato insieme di benefici ma con detrazioni a favore di beneficiari e di categorie di spese i più svariati, onde in pratica i beneficiari ed i presupposti delle franchigie stesse sono diversi dai destinatari e dai presupposti delle indennità; il Consiglio di Stato, con la sentenza emessa indica al Governo come procedere in quanto non convince il temuto vuoto normativo conseguente all’annullamento in parte del DPCM, in quanto non occorre una novella all’art. 5 del DL 201/2011 per tornare ad una definizione più realistica ed al contempo più precisa di «reddito disponibile», basta correggere l’art. 4 del DPCM e fare opera di coordinamento testuale, giacché non il predetto art. 5, c. 1 del DL 201/2011, ma solo quest’ultimo ha scelto di trattare le citate indennità come reddito:- se non ritenga improcrastinabile e necessario procedere immediatamente alla correzione del Dpcm 159 del 2013 in modo da ottemperare alle sentenze del Tar del Lazio confermate dal Consiglio di Stato ed evitare alle persone disabili l’esclusione dall’accesso a servizi sociali a causa del fatto che provvidenze economiche previste per la disabilità sono conteggiate come reddito;

se non ritenga grave che su questioni delicate e che afferiscono alla qualità della vita dei cittadini e in particolare delle persone disabili il Governo continui a rispondere che qualsivoglia iniziativa normativa deve necessariamente tener conto degli effetti negativi sui saldi di finanza pubblica come se i diritti sociali debbano forzosamente piegarsi sempre e comunque alle compatibilità economiche.

INTERROGAZIONE a risposta scritta sulla Cir di Tocco da Casauria (Pe)

Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Per sapere - premesso che

Alcuni giorni fa c'è stato tavolo di lavoro presso la Regione Abruzzo con il vice presidente Giovanni Lolli ed i sindaci di Tocco da Casauria, Torre de' Passeri, Lettomanoppello e Castiglione a Casauria, sull’impossibilità di contattare la direzione aziendale della Italiana rimorchi (Ir), piccola costola della Cir, che produrrebbe i pezzi in Polonia assemblandoli e verniciandoli a Tocco per sfornare un prodotto con marchio italiano. In una nota i sindacati rimarcano come un anno e mezzo fa, nel proprio piano industriale, la Cir aveva annunciato l'assunzione entro il 2015, di 30-50 maestranze: promessa mai concretizzata. Il piano di incremento del personale era condizionato agli andamenti del mercato e nel 2015 c'è stato un incremento delle immatricolazioni di rimorchi e semirimorchi, anche se non in alta percentuale I sindacati chiedono di conoscere le reali intenzioni di CIr: se c'è sempre un'idea produttiva e di continuazione degli allestimenti e montaggio a Tocco, oppure se si vuole procedere alla smobilitazione generale delle attrezzature e portare tutto in Polonia e sarebbe la fine anche per gli attuali 20 lavoratori italiani oggi ancora assunti. Inoltre c'è un appello degli 88 lavoratori licenziati da Cir ai pochi colleghi che lavorano in CIr: senza conoscere il piano industriale, senza sapere a cosa si andrà incontro già nell’immediato, non ci può essere un futuro per nessuno, neanche per loro. Nei giorni scorsi dalla fabbrica sono usciti due autocarri telonati, probabilmente carichi di attrezzature appena smontate, segnale preoccupante di un futuro incerto.

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Se non intendano intervenire per convocare d'urgenza un tavolo nazionale con i vertici aziendali, le parti sociali e gli enti locali al fine di salvaguardare della Cir e il futuro occupazionale della Val Pescara

Roma febbraio 2016. Gianni. Melilla

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro agli Affari Interni

Per sapere-premesso che: -

alcuni giorni fa il Sindaco della Città di Tagliacozzo (provincia L'Aquila) ha subito un grave attentato con l'incendio della sua macchina e di quelle in uso alla famiglia; - Il Comune della Città di Tagliacozzo, in un clima avvelenato, è interessato da mesi da un'indagine della Procura di Avezzano, scaturita da esposti rimasti ancora anonimi; - si tratta di un attentato, gravissimo e inquietante, e che, nel suo carattere intimidatorio e violento, ha scosso e destato preoccupazione e allarme tra la popolazione; - il consiglio Comunale Comunale di Tagliacozzo in seduta straordinaria ha espresso già la propria piena solidarietà al Sindaco e alla famiglia, stringendosi a difesa delle istituzioni democratiche del Comune. - la città di Tagliacozzo si colloca in un territorio al confine tra Lazio e Abruzzo, che, almeno secondo i principali rapporti annuali sul crimine, risulta potenzialmente a rischio radicamento della criminalità organizzata; - il Comune di Tagliacozzo nella prossima primavera dovrà affrontare la tornata elettorale per l'elezione del Sindaco e del rinnovo del Consiglio Comunale; - sono ancora in corso le indagini giudiziarie per accertare la natura e le responsabilità di questo attentato incendiario; -: se non ritenga necessario informare il Parlamento e assumere ogni utile iniziativa per l'accertamento delle responsabilità di questo attentato alla democrazia, per la tutela e la sicurezza del Sindaco, e per garantire la piena agibilità politica a Tagliacozzo, contro ogni forma di violenza e intimidazione nei confronti delle Istituzioni.

Roma 16 febbraio 2016.        Gianni Melilla

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

Al ministro delle infrastrutture

per sapere –premesso che:

tra le numerose opere pubbliche incompiute presenti nel nostro territorio figura anche la Diga di Bisenti sul fiume Fino (Teramo), il progetto risalente agli anni Sessanta, nei pressi del comune di Bisenti, lungo il fondovalle del fiume Fino, prevede la costruzione di una diga che dovrebbe dar luogo a un bacino acquifero, il lago di Bisenti, ma, nonostante la costituzione di una apposita società, il progetto non è mai partito; il progetto “Diga Bisenti sul fiume Fino” – riguardante i comuni di Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Montefino, Castilenti, Elice, Città Sant’Angelo, Montesilvano – è stata, a suo tempo, regolarmente approvato da tutti gli Enti e da tutte le autorità preposti e finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno per un importo complessivo di circa 57 miliardi di lire; l’opera è stata appaltata nel 1984 dalla Cassa per il Mezzogiorno all’impresa appaltatrice per un importo di oltre 36 miliardi di lire; nel 1987, con Decreto ministeriale n. 1404, è stata assegnata agli enti e ai comuni interessati la concessione di derivazione dell’acqua; di conseguenza sono state acquisite le aree demaniali da invasare; successivamente, è stato necessario redigere una perizia di variante e suppletiva per far fronte alle nuove norme contenute nel Regolamento per la costruzione delle dighe, D.M. 2403/1982, per ottemperare alle prescrizioni dell’ANAS in merito alla deviazione prevista della SS 365, in ottemperanza alle successive norme e nell’ambito dei divieti contenuti nella c.d. legge Galasso; il nuovo progetto è stato approvato da tutti gli Enti interessati e dal Consiglio superiore dei LLPP, con votazione n. 378, in data 27 luglio 1990; lo scioglimento della CASMEZ ha impedito il finanziamento e il Ministero ha provveduto alla risoluzione del contratto con la ditta appaltatrice; in seguito agli espropri dei terreni, per un ammontare complessivo di sette miliardi di lire, si è provveduto a realizzare la forestazione perilacuale di 90 ettari di terreno ed è stato realizzato un ponte sul fiume Fino; il CIPE, con deliberazione n. 121 del 21/12/2001, ha varato la “Legge obiettivo: primo programma delle infrastrutture strategiche” ed ha inserito la realizzazione della “Diga sul fiume Fino a Bisenti” nel “Programma sistemi idrici – Interventi per emergenza idrica nel Mezzogiorno” (Allegato n. 3); la realizzazione dell’opera, che permetterebbe l’erogazione di 3,5 milioni di metri cubi di acqua potabile (111 litri/secondo), di 3,5 milioni di metri cubi ad uso industriale (111 litri/secondo) e la produzione di circa 1.500.000 kwh di energia elettrica, risolverebbe in maniera drastica e definitiva i danni arrecati alle valli del Fino e del Saline dalle inondazioni ricorrenti, con grave danno per il territorio e notevole rischio per l’incolumità degli abitanti della zona; la rilevanza dell’opera a livello regionale è, a parere dell’interrogante, evidente e la sua ricaduta economica e occupazionale sarebbe immediata in ordine agli aspetti turistico-ecologici della grande vallata dei fiumi Tavo-Fino-Saline, alla disponibilità di acqua per uso multiplo (irriguo-potabile-industriale-artigianale e per l’itticoltura), alla produzione di energia elettrica da fonti non inquinanti, alla eliminazione dei danni ricorrenti dovuti alle esondazioni dei sunnominati fiumi; il progetto iniziale aveva a suo tempo previsto riflessi occupazionali rilevanti, quantificati nella fase di cantiere in 400 persone per 5 anni (conclusione delle opere), 20 persone per i 4 anni successivi; nella fase media a regime una occupazione media annua di 20 unità per l’esercizio delle reti, di 380 unità per l’agricoltura, l’agroindustria e l’itticoltura e 120 unità impiegate nell’indotto; inoltre, l’avvio dei lavori porrebbe fine alla assurda spesa infruttifera fin qui realizzata -: se non ritenga che la realizzazione della diga di Bisenti rappresenti una priorità fra le infrastrutture della Regione Abruzzo, tanto più che l’opera è immediatamente appaltabile, previo rapido aggiornamento dovuto al tempo trascorso dalla sua approvazione, e inoltre consentirebbe di mobilitare in tempi molto rapidi somme rilevanti in un territorio soggetto ad una crisi economica ed occupazionale gravissima.

ON. GIANNI MELILLA

INTERROGAZIONE

Scotto, Zaratti, Melilla, Fassina, Marcon, Quaranta, Costantino, D’Attorre Franco Bordo, Airaudo, Fava, Placido, Gregori, Ricciatti, Ferrara, Duranti, Carlo Galli, Piras, Folino, Fratoianni, Zaccagnini, Daniele Farina, Giancarlo Giordano, Kronbichler, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Sannicandro.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri. Per sapere. Premesso che: in numerosi articoli di stampa nazionale degli ultimi giorni si parla dell'ormai famoso Airbus A 340 che premetterà al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, di fare lunghi voli senza necessità di scalo; a seguito dell'atterraggio dell'aeromobile in Italia, avvenuto solo qualche giorno fa, per quanto risulta gli interroganti, la Presidenza del Consiglio dei Ministri avrebbe lasciato intendere di aver acquisito il velivolo in leasing dalla compagnia aerea Etihad, proprietaria dell'apparecchio e azionista al 49% di Alitalia; ad oggi non è dato sapere quanto pesi sul bilancio pubblico dello Stato il costo del contratto di leasing del citato Airbus. Secondo i calcoli degli esperti riportati dalla stampa nazionale si stima un costo annuale tra i 2,7 milioni e i 3,8 milioni, al netto del costo del carburante, visto che un’ora di volo costerebbe circa 20.000 euro; sul punto è pure intervenuta di recente l'Aeronautica Militare affermando che per quanto riguarda l'Airbus A340, la compagnia aerea Etihad ha concesso il leasing ad Alitalia che si occupa anche della manutenzione, mentre l'operatore esercente, tramite il ministero della Difesa, è l'Aeronautica militare; alla luce di quanto precede, inizialmente, sembrava potersi dedurre che fosse stata Alitalia ad aver preso in leasing l' Airbus A 340 da Etihad, peraltro azionista di controllo della stessa ex compagnia di bandiera. E sempre su Alitalia sarebbero gravate le spese di manutenzione del velivolo; ma sempre in questi giorni, all'improvviso, quando ormai nessuno sperava di poter scorgere qualcosa nel porto delle nebbie, ecco arrivare una comunicazione dell’Ufficio Stampa di Palazzo Chigi nel quale si legge che «il rapporto di leasing relativo all'Airbus è tra il governo e l'Alitalia». Il che significherebbe che è l'Esecutivo a pagare i canoni di leasing, non a Etihad (come veicolato in un primo momento), bensì ad Alitalia. Ma se così fosse, non si comprende quale sia stato il passaggio che ha portato l'Airbus da Etihad ad Alitalia e quanto gravi sul bilancio dello Stato il leasing che a questo punto impegnerebbe il Governo con Alitalia; ma arriva a questo punto un altro strano colpo di scena, con la tardiva presa di posizione della compagnia aerea presieduta da Luca Cordero di Montezemolo che comunica alla stampa nazionale: «Alitalia tiene a precisare che l'aeromobile, nella disponibilità di Alitalia in base ad un accordo con il proprio partner industriale, sarà destinato al servizio dei voli di Stato in conseguenza di un contratto di leasing - stipulato alle usuali condizioni di mercato - tra Alitalia e il ministero della Difesa. Alitalia si è impegnata a garantire la manutenzione ordinaria nell'ambito del contratto di leasing. L'intera operazione non comporta alcun costo per Alitalia»; alla fine della fiera, dunque, la situazione a cui ci si trova di fronte potrebbe essere quella relativa a due contratti. Un primo accordo commerciale (forse un leasing, ma Alitalia non lo chiarisce) con cui Etihad ha messo il suo Airbus A340 a disposizione della partecipata Alitalia. Poi un secondo contratto, sicuramente di leasing, con cui il Ministero della Difesa prende in consegna l'aeromobile da Alitalia corrispondendo a quest'ultima un canone periodico. Insomma un ginepraio di passaggi di cui non si comprende il motivo; si rileva infine che, per quanto risulta agli interroganti, l'Aeronautica Militare disponga già adesso di una flotta di Stato composta da 13 velivoli: 3 Airbus A319, 3 Falcon 900EX, 3 Falcon 900 Easy, 2 elicotteri AW 139 e 2 Falcon 50 che costano complessivamente 20 milioni di euro l’anno e non si capiscono le ragioni per le quali si sia dovuto procedere a questo ulteriore acquisto in leasing di un quattordicesimo aereo

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se il Governo non ritenga doveroso chiarire quali siano gli effettivi costi diretti ed indiretti di tutta la complessa operazione contrattuale di leasing descritta in premessa finalizzata all’acquisto dell’Airbus A 340, specificando quali fondi della Presidenza del Consiglio siano utilizzati per sostenere tale acquisto, se all’uopo siano stati recentemente definanziati o rimodulati altri capitoli di spesa di altri Ministeri e, infine, se siano state valutate delle alternative più economiche, comprese le possibili sinergie con gli aerei già in dotazione presso l’Aeronautica Militare.

Interrogazione a risposta scritta sulla strada dei Prati d'Angro

Al Ministro dell'Ambiente

per sapere – premesso che:

L' Amministrazione comunale di Villavallelonga (AQ) intende realizzare un progetto volto alla sistemazione” della strada cosiddetta dei Prati d’Angro. All’intervento proposto dall’amministrazione comunale si sono opposte le Associazioni di tutela ambientale operanti sul territorio abruzzese. In una nota la “Società Italiana per la Storia della Fauna” sottolinea come, una strada di penetrazione, quando asfaltata, facilita non solo il traffico e la sua percorribilità , ma anche il turismo di rapina e la speculazione incidendo, in modo irreversibile, sulla tranquillità dell’area attraversata. L’area in questione custodisce alcune tra le emergenze più preziose dell’intero territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: un esempio è la faggeta della Val Cervara che, con alberi di oltre 500 anni di età, è stata riconosciuta come la più antica d’Europa ed è candidata a diventare patrimonio mondiale dell’Umanità sotto l’egida dell’UNESCO. In particolare poi il territorio interessato dall’intervento ospita aree di svernamento, riproduzione e alimentazione dell’orso bruno marsicano. Non a caso il recente episodio del ritrovamento dell’orsetta Morena, poi meritoriamente allevata e, in seguito, rilasciata in natura dai tecnici del Parco Nazionale, ha avuto come teatro proprio la zona di cui ci stiamo interessando. In un comprensorio che ospita tali eccellenze è assolutamente fuori luogo proporre interventi simili anche perché per far sì che la citata strada assolva alle funzioni legittime di servizio ai proprietari dei terreni e agli allevatori, quantomeno nel tratto attualmente privo di copertura bituminosa, esistono oggi tecniche avanzate e collaudate per la realizzazione e manutenzione di strade bianche.

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Se non ritenga doveroso intervenire convocando l'Ente Parco e l'amministrazione di Vallelonga per cercare soluzioni alternative volte alla valorizzazione e alla tutela dell’area e lo sviluppo dell’occupazione

Roma 4 febbraio 2016                Gianni Melilla