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Interrogazioni

Interrogazioni (315)

Interrogazione a risposta scritta su Silvia Ferrante

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Per sapere premesso che

In Abruzzo, la società Terna sta costruendo un elettrodotto ad alta tensione che collega Villanova a Gissi. L’autorizzazione è del 2013. Silvia Ferrante è una cittadina abruzzese che fa parte del movimento popolare che ha contestato da subito la costruzione dell’impianto, il suo potenziale impatto ambientale e sanitario, la sua utilità. Sit-in, resistenze pacifiche, richieste di accesso agli atti: si è svolta in questi termini la battaglia pacifica e non violenta del movimento popolare contro l’elettrodotto della Terna. Silvia si è vista chiedere dal gruppo Terna (il colosso italiano di reti per la trasmissione dell’energia) ben 16 milioni di euro di risarcimento, frutto di 24 citazioni in sede civile. Insieme a Silvia sono state citate in giudizio altre decine di persone. A schierarsi in loro difesa, i sindaci di Lanciano, Paglieta e Castel Frentano, che hanno depositato ricorsi contro l’opera. . Il comitato “No Elettrodotto Villanova-Gissi” lamenta anche il fatto che questo Elettrodotto sarebbe un “gigante dai piedi d’argilla”, visto che dovrebbe per un terzo essere realizzato in aree alluvionali e a forte rischio idrogeologico. E sono parecchi i proprietari che si oppongono all’esproprio del proprio terreno.

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Se non intenda intervenire sulla Terna per evitare atti intimidatori contro i cittadini che si oppongono a quell'opera con un uso strumentale delle denunce giudiziarie particolarmente evidenti nel caso di Silvia Ferrante, attivista abruzzese dei comitati in difesa dell'ambiente.

Roma 11 gennaio 2016                             Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sulle ricerche petrolifere al largo delle Isole Tremiti

Al Ministro dell'Ambiente

per sapere – premesso che

Il ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato con decreto le ricerche petrolifere al largo delle Isole Tremiti alla società Petroceltic. Il permesso di ricerca rilasciato davanti alle Tremiti e a Termoli rischia di essere solo una punta dell''iceberg di numerose altre concessioni. Il tutto alla misera somma di 5,16 euro per km quadrato. Il MISE ha deciso questa e altre concessioni il 22 Dicembre scorso subito prima di Natale. Giusto un giorno prima che la Camera approvasse definitivamente la Legge di Stabilità e la norma che vietava di rilasciare concessioni entro le 12 miglia. Questo provvedimento suona come una beffa per le migliaia di cittadini che si sono mobilitati anche chiedendo i referendum. Secondo i dati tratti dal sito dell'UNMIG del Ministero dello Sviluppo Economico sono state considerate le istanze di Permesso di Ricerca, Permesso di Prospezione e Concessione di Coltivazione in tutto o in parte ricadenti oltre le 12 miglia. Per ogni istanza si riporta il codice, la società richiedente, l'estensione e brevemente lo stadio dell'iter amministrativo. In tutto ci sono ben 23 istanze dei petrolieri che interessano praticamente tutto l'Adriatico, con milioni di ettari richiesti. Di queste ben 13 istanze di Permesso di Ricerca sono in dirittura d'arrivo, perché per 9 il Decreto finale del Ministero dello Sviluppo Economico è atteso a momenti e per altre 4 sta per essere emanato il Decreto di Compatibilità Ambientale da parte dei Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali dopo il parere positivo della Commissione VIA nazionale dello scorso 15 maggio 2015. Pochi mesi e anche queste istanze saranno quindi definite. Più lungo l'iter che attende le altre 10, di cui sette istanze di permesso di Ricerca e tre di Concessione di Coltivazione. Davanti alle coste marchigiane ed abruzzesi sono ben 4 i permessi richiesti dalla società ENEL Longanesi Developments, tra Ancona, S. Benedetto del Tronto e Pescara. Ognuno di questi sfiora i 75.000 ettari. In questo caso però, come per una richiesta dell'ENI di fronte a Rimini, l'iter è stato avviato più recentemente e deve ancora essere attivata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Infine ci sono istanze dall'iter più travagliato, come l'istanza di Concessione di Coltivazione dell'ENI di fronte alla costa chietina e un'ulteriore istanza della Petroceltic al largo delle Tremiti che fu fermata da un ricorso al TAR degli Enti locali nel 2011. I movimenti ambientalisti chiedono con urgenza un'immediata moratoria sul rilascio di nuovi titoli minerari nell'intero Adriatico. Tra l'altro l'unico referendum rimasto purtroppo non incide sull'esito delle istanze nei mari italiani riferendosi solo alla durata dei titoli già rilasciati entro le 12 miglia.

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quali iniziative intenda assumere per evitare che le Isole Tremiti e più in generale un mare "chiuso", poco profondo, come il mar Adriatico debba subire questo assalto delle multinazionali degli idrocarburi. Roma 11 gennaio 2015 Gianni Melilla

Interrogazione a risposta scritta sulla VECO di Martinsicuro (TE)

Al Ministro del Lavoro

per sapere premesso che

A tre anni dall'avvio della procedura per il rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) i lavoratori della Veco di Martinsicuro (Teramo) rischiano di restare senza lavoro. Una situazione a fronte della quale i sindacati di categoria si predispongono, nel caso in cui la conferenza di servizi del prossimo 11 gennaio non sblocchi la situazione, a presentare un esposto in Procura sui ritardi per il rinnovo della relativa autorizzazione. Sempre secondo i sindacati l'inchiesta aperta dalla magistratura teramana sulla Veco e relativa a presunti reati ambientali si baserebbe su elementi errati. Infatti le contestazioni principali sollevate nei confronti dell'azienda sono le emissioni acustiche ed il disturbo del riposo: impossibile, a fronte del fatto che il vecchio piano acustico è stato ritenuto illegittimo dal Tar e che il Comune fu costretto a riportare il piano in consiglio. Una situazione difficile, a cui si aggiungono i ritardi burocratici per l'Aia.

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Se non intenda intervenire per sbloccare una situazione complessa e scongiurare un grave rischio occupazionale per l'intera area.

Roma 11 gennaio 2016                                                                                                         Gianni Melilla, deputato SEL

Interrogazione a risposta scritta sulla Brioni di Penne (PE)

Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Per sapere - premesso che

Il marchio Brioni, da qualche anno di proprietà della holding francese Kering, è leader mondiale nella produzione di abbigliamento maschile di lusso. In Abruzzo è presente con stabilimenti produttivi in Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. La Roman Style spa conta oltre 1000 dipendenti ed in questi giorni ha dichiarato un esubero per la mancanza di commesse. L’ 11 novembre scorso è stata firmata l’apertura della mobilità volontaria che si è chiusa il 31/12/2015 per circa 60 lavoratori. Il 31/5/2016 scadrà il contratto di solidarietà stipulato tra l'azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di evitare la riduzione del personale. (contratti di solidarietà difensivi, art. 1 legge 863/84). L’azienda prospetta una riorganizzazione aziendale con riduzione del personale perché non si intravede una ripresa economica prima del 2018. Ha aggravato la situazione il dissesto idrogeologico della zona vestina del marzo scorso e il cedimento strutturale della fabbrica dovuto anche all’alterazione del substrato causata dalla presenza di acqua nel sottosuolo. La zona centrale dello stabilimento di Penne è stata già abbattuta e interi reparti sono stati trasferiti a Civitella Casanova. La Giunta della Regione Abruzzo il 12 giugno scorso ha approvato una delibera di indirizzo per la compartecipazione alla ristrutturazione ma a tutt’oggi nessun contributo è arrivato.

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Se non intenda intervenire convocando un tavolo nazionale con i vertici aziendali, i sindacati e la Regione Abruzzo per scongiurare il rischio di una grave emergenza occupazionale.

Roma 11 Gennaio 2016                                                                    Gianni Melilla

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell’interno

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

— Per sapere – premesso che:   

 il 30 novembre 2015, è iniziata a Parigi la Conferenza Onu sul clima COP 21, che si concluderà l'11 dicembre. Partecipano 147 Capi di Stato e di Governo e 195 delegazioni nazionali, con l'obiettivo auspicato di arrivare a un accordo universale, con obblighi precisi e costrittivi per i tutti i Paesi, per limitare il riscaldamento climatico;    durante la prima giornata dei lavori, il Presidente del Consiglio dei ministri Renzi ha dichiarato che «l'Italia vuole stare tra i protagonisti della lotta all'egoismo, dalla parte di chi sceglie valori non negoziabili come la difesa della nostra madre terra. (...) Siamo tra i protagonisti della green economy»;    tra le sue dichiarazioni, spicca quella nella quale il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che «con la legge di stabilità abbiamo stanziato 4 miliardi sul climate change da qui al 2020»;    dalla lettura della legge di stabilità, in queste ore all'esame del Parlamento, non emerge alcuno stanziamento consistente per la lotta ai cambiamenti climatici, e men che meno i 4 miliardi dichiarati dal Presidente del Consiglio dei ministri;    peraltro, le scelte finora decise dal Governo in materia di sviluppo sostenibile indicano una direzione diversa da quella di incentivare le energie alternative e di abbandonare gradualmente l'uso dei combustibili fossili;    la strategia energetica nazionale prevede sì un capitolo rinnovabili ma si basa ancora sul petrolio e sulla riduzione degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili. E in questa direzione va tutta l'azione di Governo;    se le fonti rinnovabili hanno avuto un ruolo affatto trascurabile nel panorama energetico nazionale, lo si deve – pur con tutti i loro limiti – alle incentivazioni introdotte nei Governi Prodi;    nella XVII legislatura si è invece assistito a un costante ridimensionamento, fino all'azzeramento degli incentivi per il fotovoltaico, e a interventi di annacquamento degli stessi diritti acquisiti dagli operatori delle rinnovabili, attraverso il cosiddetto decreto «spalma-incentivi» che ha cambiato «in corso d'opera», con evidenti elementi di incostituzionalità, il sistema di incentivazione alla corrente prodotta dal fotovoltaico;    il nostro Paese continua invece a sostenere e mantenere con sussidi e diversi regimi di incentivazione la produzione di combustibili fossili: dal CIP6; ai termovalorizzatori; all'autotrasporto; all'approvvigionamento dei servizi di interrompibilità ed altro;    in controtendenza alla Conferenza di Parigi, il decreto-legge «sblocca Italia» ha, quindi, dato il via a misure volte ad agevolare – scavalcando le regioni – decreti di compatibilità ambientale per nuovi permessi di ricerca e concessioni di estrazione petrolifera;    «Ombrina mare», progetto di estrazioni petrolifere nell'Adriatico al largo dell'Abruzzo, è in attesa dell'imminente concessione; il progetto ’Vega B’ nel Canale di Sicilia; decreti di compatibilità ambientale per nuovi progetti di ricerca ed estrazione petrolifera per la Shell nel golfo di Taranto che si aggiungono a quelli che già ci sono. Solo la Puglia è stata interessata ultimamente da 4-5 decreti di compatibilità ambientale per ottenere il rilascio dei titoli minerari; il progetto di prospezione della società inglese Spectrum Geo nel Mare Adriatico è il più grande in assoluto ed altro;    è peraltro di queste ore il rapporto dell'Agenzia europea dell'Ambiente (Aea), secondo il quale l'Italia è il primo tra i paesi dell'Unione europea per morti per inquinamento atmosferico. Nel 2012 in Italia ci sono stati 84.400 decessi su un totale di 491 mila vittime a livello di Unione europea

 –:   

 dove siano rinvenibili i 4 miliardi fino al 2020 stanziati dal Governo per la lotta ai cambiamenti climatici, secondo le dichiarazioni richiamate in premessa, e se non si ritenga indispensabile, anche alla luce di quanto esposto in premessa, avviare tutte le iniziative necessarie per rendere finalmente le politiche del Governo pienamente coerenti con gli obiettivi della Conferenza di Parigi.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

Al ministro della salute

per sapere – premesso che:

nonostante le sentenze della Corte costituzionale abbiano cancellato le parti ritenute anticostituzionali della la legge n. 40 del 2004, c’è attualmente il rischio concreto che i divieti rimossi continuino a operare attraverso una serie di errori o di ostacoli burocratici; in particolare, tale rischio riguarda il divieto di fecondazione eterologa, rimosso a maggio 2014 dalla Consulta, ma di fatto operante in ragione del caos applicativo e degli ostacoli burocratici, che si uniscono all’assenza di una vera campagna informativa sulla donazione dei gameti; a questo si è aggiunta, di fatto, una vera e propria violazione di legge ai danni della privacy dei donatori di gameti; il Garante per la protezione dei dati personali ha, infatti, accertato che dal 19 marzo al 30 giugno 2015 il Centro Nazionale Trapianti ha chiesto i dati dei donatori di gameti per tecniche di fecondazione eterologa, violando l’anonimato che le leggi italiane garantiscono, oltre al fatto che sono state chieste informazioni riguardo alla circonferenza cranica dei nati da donazione dei gameti; Il Ministro della Salute il 3 giugno 2015 rispondendo ad una interrogazione sul tema dichiarava ”… nel rispetto della legge che istituisce il registro (CNT), quindi, è necessario che, nell'attesa della sua messa a regime, la legge istitutiva prevede che, nella fase iniziale della sua attuazione temporanea, in formato cartaceo, si ottengano comunque gli identificativi anagrafici di ciascun donatore, per poter attribuire un codice unico nazionale a ciascun donatore e a ciascuna sua donazione e quindi assicurarne la tracciabilità del percorso"; con tale dichiarazione il Ministro ha confermato di essere a conoscenza della violazione dell’anonimato che da marzo a giugno è stata praticata, ma ha ritenuto di non dover intervenire per tutelare il diritto alla privacy previsto dalla legge; il decreto legislativo n. 191 del 2007 e successivi prevede che le informazioni debbano essere fornite tramite un codice criptato, mentre nei centri di procreazione medicalmente assistita restano tutte le informazioni, che saranno custodite per i successivi 30 anni; le associazioni che rappresentano i pazienti hanno chiesto le dimissioni del direttore del CNT, il Dr. Nanni Costa, il quale aveva il compito di garantire il rispetto delle norme in vigore previste sull’anonimato, in materia di privacy e di tracciabilità e sicurezza per il registro dei donatori; è la prima volta in 37 anni che avviene una violazione di dati di tale portata, che rappresenta sicuramente anche un pericolo per tante famiglie; inoltre, il Ministero della salute ha recentemente presentato una proposta di Regolamento in materia di screening dei donatori di gameti che prevede l’obbligo che essi siano sottoposti a consulenza genetica, oltre a quello di eseguire una serie di indagini di tipo clinico; le principali società scientifiche nazionali attive nel campo della procreazione assistita hanno evidenziato che questa disposizione comporta una gravissima violazione del diritto alla privacy sia del donatore che dei riceventi, oltre ad altre conseguenze che andrebbero a danno dell’applicazione delle tecniche con donazione dei gameti

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quali azioni intenda intraprendere per dare piena attuazione alla legge n. 40 del 2004; per tutelare il diritto alla privacy sia dei donatori di gameti e sia dei riceventi; quali misure intenda porre in essere per sanzionare l’operato del direttore del CNT che non ha garantito il rispetto delle norme che regolano il registro dei donatori.

ON. GIANNI MELILLA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

Alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia

Per sapere – premesso che:

il comprensorio turistico di Marsia, sito nel comune di Tagliacozzo, è stato realizzato tra gli anni ’60 e ’70 e avrebbe dovuto rappresentare una importante opportunità di sviluppo economico per le comunicati locali; il comprensorio, situato in una zona montana di inestimabile valore naturale e turistico, comprende circa mille abitazioni, esercizi commerciali e lotti di terreno; per molto tempo i servizi comprensoriali sono stati gestiti dal “Consorzio di Marsia” (un cosiddetto ‘consorzio di urbanizzazione’, giuridicamente una associazione non riconosciuta) istituito dalla società lottizzatrice con sede legale a Roma, il quale, però, dopo una prima positiva fase di forte sviluppo, ha cambiato gestione e non è più stato in grado di realizzare opere fondamentali quali la rete fognante e la messa in funzione dell’acquedotto, terminato nel 1985 e mai collaudato; per ovviare a questo stato di cose il Comune di Tagliacozzo dal 2002 svolge direttamente i servizi pubblici necessari quali, ad esempio, la manutenzione delle strade e lo sgombero della neve e nel 2009, in accordo con i proprietari degli immobili, ha istituito, a norma di legge, il “Consorzio stradale obbligatorio di Marsia”, ente pubblico finalizzato a risolvere efficacemente i gravi problemi del comprensorio, subentrando al vecchio Consorzio Marsia, come previsto anche dall’atto costitutivo e dallo statuto di quest’ultimo, anche al fine di completare l’urbanizzazione e lo sviluppo del comprensorio; pertanto, dal 2002 il vecchio Consorzio Marsia ha cessato di svolgere le sue funzioni e la sua attività a Marsia, ma, nonostante questo stato di cose, gli amministratori dello stesso hanno continuato a produrre ogni anno i bilanci e i piani di riparto delle spese per centinaia di migliaia di euro, pretendendo che i consorziati continuino a corrispondere al Consorzio ingenti somme; tutti i provvedimenti adottati dal Comune di Tagliacozzo sono stati dichiarati legittimi da alcune sentenze del TAR Abruzzo e del Consiglio di Stato; i proprietari degli immobili di Marsia si sono rivolti alla giustizia per sanare la situazione, ma gli amministratori del vecchio Consorzio hanno avviato una serie di contenziosi presso le sedi giudiziarie di Roma e dell’Abruzzo causando ulteriori, ingenti spese a danno delle amministrazioni locali e dei proprietari; tra le conseguenze dannose della succitata situazione vanno annoverate anche la perdita di valore degli immobili e la quasi totale chiusura degli esercizi commerciali; dal 2002 ad oggi sono stati adottati numerosi provvedimenti contro il predetto Consorzio, in particolare: a) alcune sentenze hanno annullato i bilanci preventivi e consuntivi del Consorzio (relativi agli anni dal 2000 al 2009 ed il preventivo del 2010); b) nel maggio del 2011 è stato emesso, dalla Procura della Repubblica di Roma, un decreto di rinvio diretto a giudizio a carico degli amministratori del Consorzio e del titolare delle società appaltatrici; c) nel settembre del 2012 il tribunale civile di Roma ha dichiarato sciolto dal 2009 il Consorzio di Marsia ed ha inibito agli amministratori il compimento di nuove operazioni; d) nel 2013 tre sentenze della Corte d’Appello di Roma hanno revocato altrettante ingiunzioni di pagamento (relative ad ingiustificate quote consortili) richieste dal Consorzio, perché lo stesso non ha prodotto alcuna documentazione attestante le spese sostenute; d) a giugno di quest’anno è stata pronunciata dalla Corte d’Appello una quarta sentenza dello stesso tenore delle altre; La situazione per i proprietari del comprensorio di Marsia diventa sempre più grave, infatti coloro, e sono tantissimi, che si rifiutano di versare le quote consortili vengono colpiti da decreti ingiuntivi con conseguenti cause civili presso il Tribunale di Roma; il disciolto Consorzio continua a produrre bilanci con conseguenti decreti ingiuntivi a danno dei proprietari i quali, giustamente, non pagano, ma subiscono comunque pignoramenti e danni materiali per svariate migliaia di euro; ciò avviene in quanto la sentenza che ha dichiarato lo scioglimento del Consorzio di Marsia è stata impugnata in Appello e non è ancora passata in giudicato; nel decreto di rinvio a giudizio è chiaramente evidenziato che il credito vantato nei confronti dei consorziati è azionato dalle procedure giudiziarie, in pratica , cioè, la continua minaccia e il ricorso alle procedure giudiziarie dal 2002 sono lo strumento di vessazione continua nei confronti dei proprietari del comprensorio di Marsia; i suddetti proprietari, a loro volta, hanno presentato altre denunce dalle quali è scaturita una nuova inchiesta, ancora non conclusa; questa vicenda rappresenta, a parere dell’interrogante, un incredibile prodotto della nostra giustizia, la magistratura penale, infatti, ha rinviato a giudizio i responsabili del Consorzio di Marsia, ma non ha adottato nessuna misura cautelare per impedire agli stessi di continuare a perpetrare, in assenza di giudizio, quei reati dei quali sono accusati, inoltre, attualmente pende su questi reati il rischio di prescrizione; da 15 anni è in atto una situazione che arreca enormi danni alle comunità locali, alle amministrazioni pubbliche del territorio di Tagliacozzo ed ai mille proprietari di immobili presenti nel comprensorio, costretti a pagare il Comune ed il Consorzio stradale per servizi effettivamente svolti e centinaia di migliaia di euro al Consorzio privato, anche dopo la completa cessazione di ogni sua attività

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se non ritengano di dover intervenire al fine di dare, fino all’esito definitivo dei procedimenti penali e civili già attivati, coerenza e concreta efficacia agli atti già emessi dagli uffici giudiziari e per dare immediato seguito alla sentenza del Tribunale di Roma n. 16929 del 2012, nella parte in cui ha inibito agli amministratori del Consorzio di Marsia il compimento di nuove operazioni.

ON. GIANNI MELILLA

Interrogazione sul Parco della costa Teatina

Al ministro dell'Ambiente 

per sapere - premesso che Premesso che:

Il tratto costiero della Provincia di Chieti è sicuramente quello di maggior pregio dei circa 125 km di fascia costiera abruzzese. La fascia costiera della Provincia di Chieti presenta numerosi corsi d’acqua, da nord a sud, abbiamo fiumi come l’Alento, il Moro, il Sangro, l’Osento, il Sinello e il Trigno, che delimita il confine tra la Regione Abruzzo e il Molise. Importante anche il sistema dei torrenti tra i quali ricordiamo il Foro, il Feltrino, il San Giovanni, il Lebba, e il Buonanotte.Tra Ortona e Vasto in poco più di 50 km troviamo 7 Riserve Naturali Regionali (Ripari di Giobbe, Acquabella, Grotta delle Farfalle, San Giovanni in Venere, Lecceta di Torino di Sangro, Punta Aderci, Marina di Vasto, 1 Siti di Importanza Regionale (il Corridoio Verde, ai sensi della L.R. n.5/2007) e 6 Siti di Importanza Comunitaria (IT7140106 Fosso delle Farfalle, IT7140107 Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce Fiume Sangro, IT7140111 Boschi riparali sul Fiume Osento, IT7140108 Punta Aderci, IT7140109 Marina di Vasto, IT7140127 Fiume Trigno) oltre a numerose stazioni dove sono segnalate specie vegetali in via d’estinzione e in lista rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature) come documentato dall’Università dell’Aquila dal gruppo del Prof. Pirone. Complessivamente risultano protetti 11,41 Km2, pari al 3,7% del territorio costiero, considerando solo le aree protette. Superficie che aumenta fino a 19,3 Km2, pari al 6,3% se consideriamo anche la parte ricadente nei Siti d’Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000. Con la Legge n°344/97 (art. 4, comma 3) la “Costa Teatina” viene inserita (su proposta del Sen. Staniscia) tra le “prioritarie aree di reperimento” previste dalla Legge n°394/91 (lettera l-bis, comma 6, art. 34) e sulle quali si dovevano realizzare Parchi Nazionali. Successivamente la Legge n°93/2001, all’art.8, comma 3, avvia l’iter di istituzione, ricordando le procedure e le intese richiamando la L.394/91 e fissa in lire 1.000 milioni dal 2001 i limiti massimi di spesa per l’istituzione e il funzionamento. La Giunta Pace allora al Governo Regionale ricorre alla Corte Costituzionale contro la L.93/01 per farne dichiarare dichiarazione di incostituzionalità e, comunque, per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. La Corte Costituzionale con la sentenza n°422/2002 depositata il 18 ottobre 2002 dichiara “non fondata” la richiesta della Regione Abruzzo è ribadisce la legittimità dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93. Nel 2005 cambia il Governo Regionale e con la dismissione della tratta Adriatica, tra Ortona e Vasto, di RFI si torna a parlare di Costa Teatina, viene fatta una prima proposta dall’Assessore Regionale Franco Caramanico, il 6 settembre 2006 una delegazione abruzzese guidata da Caramanico si incontra con il Direttore del Servizio di Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente e si riavvia l’iter di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, dopo diversi mesi di confronto con i Comuni, deliberano solo in tre a favore del Parco (Vasto, San Salvo e Francavilla), si approda quindi dopo un confronto di un anno e mezzo con associazioni ed Università, al “Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina” con la Legge Regionale n°05/2007 che viene costituito, nelle more della definizione del Parco Nazionale della Costa Teatina. L’iter del Parco rallenta di nuovo e vista la renitenza dei Comuni la Direzione Regionale competente formula una proposta di perimetrazione e la invia ai Comuni e al Ministero (2008). A luglio 2008 viene arrestato l’allora Presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, si va verso le elezioni a dicembre 2008 e l’iter si ferma di nuovo. A fine aprile 2010, nell’anno internazionale della biodiversità, con il Direttore Aldo Cosentino in procinto di andare in pensione, il Ministero dell’Ambiente riprende gli iter dei Parchi sospesi (ne mancano ancora 5 da istituire: Costa Teatina, isola di Pantelleria, Egadi e litorale trapanese, Eolie, Iblei). Il 10 Maggio 2010, Regione Abruzzo, Provincia di Chieti e Comuni Costieri (Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo) sono convocati a Roma presso il Ministero dell’Ambiente e si riavvia l’iter di istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e alla Regione Abruzzo viene affidato il compito di riconvocare i Comuni e la Provincia per definire una nuova perimetrazione condivisa entro la fine del 2010. Il 9 luglio 2010 la Regione Abruzzo convoca i Comuni e la Provincia di Chieti e preso atto della contrarietà alla proposta di perimetrazione elaborata dalla Direzione Regionale Aree Protette e Parchi del 2008, si concorda di lavorare su una ipotesi che preveda 4 zone, anticipando la zonazione nel Decreto Istitutivo e graduando meglio i vincoli in considerazione delle valenze naturalistiche e dell’antropizzazione del territorio. Ogni Comune si prende l’onere di deliberare in merito decidendo se essere favorevole o contrario, definendo anche una perimetrazione per il territorio di competenza da rimandare in Regione Abruzzo per una successiva integrazione e raccordo complessivo delle proposte. Si ipotizza di terminare questa fase per settembre/ottobre. Dopo diversi incontri di coordinamento la questione resta sospesa, tra agosto e ottobre solo alcuni comuni si muovono e iniziano la discussione e avviano dei percorsi di confronto ed ascolto anche con i cittadini, tra questi Fossacesia, Torino di Sangro e Vasto. Nello specifico: Torino di Sangro delibera in consiglio sulla volontà di dare origine al Parco e di definire una perimetrazione su 4 zone come concordato in Regione, Fossacesia ne discute nel suo Forum Ambiente e approva in Commissione Urbanistica la proposta di perimetrazione su 4 zone, Vasto approva un ordine del giorno e rimanda la discussione della perimetrazione. Con DPCM in data 4 agosto 2014 l’Arch. Giuseppe De Dominicis, Presidente emerito della Provincia di Pescara, è stato nominato quale "Commissario ad acta" per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. Nell’ambito della procedura per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, disciplinato dalla Legge n. 394/91 e ss. mm. e ii., il menzionato "Commissario ad acta" dell’istituendo Parco, ne ha definito - nello scorso mese di maggio - la perimetrazione provvisoria, permettendo con tale fondamentale atto propedeutico una auspicabile e pronta emanazione da parte del Governo del relativo ed indispensabile Decreto istitutivo dell’area protetta in argomento; Nonostante i tempi e le procedure cui è vincolato il Commissario per la perimetrazione provvisoria, numerosi sono stati gli incontri con Associazioni e Amministratori locali e diversi i suggerimenti e le proposte avanzati e accolti e riportati in cartografia o in normativa.

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Essendo concluso l'iter istituzionale ed essendo stati rispettati tutti i passaggi necessari gia da vari mesi come mai a tutt'oggi manca la firma per formalizzare e istituire il Parco Roma

Novembre 2015. Gianni Melilla

Interrogazione sul Parco della costa Teatina

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

per sapere - premesso che Premesso che:

Il tratto costiero della Provincia di Chieti è sicuramente quello di maggior pregio dei circa 125 km di fascia costiera abruzzese. La fascia costiera della Provincia di Chieti presenta numerosi corsi d’acqua, da nord a sud, abbiamo fiumi come l’Alento, il Moro, il Sangro, l’Osento, il Sinello e il Trigno, che delimita il confine tra la Regione Abruzzo e il Molise. Importante anche il sistema dei torrenti tra i quali ricordiamo il Foro, il Feltrino, il San Giovanni, il Lebba, e il Buonanotte.Tra Ortona e Vasto in poco più di 50 km troviamo 7 Riserve Naturali Regionali (Ripari di Giobbe, Acquabella, Grotta delle Farfalle, San Giovanni in Venere, Lecceta di Torino di Sangro, Punta Aderci, Marina di Vasto, 1 Siti di Importanza Regionale (il Corridoio Verde, ai sensi della L.R. n.5/2007) e 6 Siti di Importanza Comunitaria (IT7140106 Fosso delle Farfalle, IT7140107 Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce Fiume Sangro, IT7140111 Boschi riparali sul Fiume Osento, IT7140108 Punta Aderci, IT7140109 Marina di Vasto, IT7140127 Fiume Trigno) oltre a numerose stazioni dove sono segnalate specie vegetali in via d’estinzione e in lista rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature) come documentato dall’Università dell’Aquila dal gruppo del Prof. Pirone. Complessivamente risultano protetti 11,41 Km2, pari al 3,7% del territorio costiero, considerando solo le aree protette. Superficie che aumenta fino a 19,3 Km2, pari al 6,3% se consideriamo anche la parte ricadente nei Siti d’Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000. Con la Legge n°344/97 (art. 4, comma 3) la “Costa Teatina” viene inserita (su proposta del Sen. Staniscia) tra le “prioritarie aree di reperimento” previste dalla Legge n°394/91 (lettera l-bis, comma 6, art. 34) e sulle quali si dovevano realizzare Parchi Nazionali. Successivamente la Legge n°93/2001, all’art.8, comma 3, avvia l’iter di istituzione, ricordando le procedure e le intese richiamando la L.394/91 e fissa in lire 1.000 milioni dal 2001 i limiti massimi di spesa per l’istituzione e il funzionamento. La Giunta Pace allora al Governo Regionale ricorre alla Corte Costituzionale contro la L.93/01 per farne dichiarare dichiarazione di incostituzionalità e, comunque, per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. La Corte Costituzionale con la sentenza n°422/2002 depositata il 18 ottobre 2002 dichiara “non fondata” la richiesta della Regione Abruzzo è ribadisce la legittimità dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93. Nel 2005 cambia il Governo Regionale e con la dismissione della tratta Adriatica, tra Ortona e Vasto, di RFI si torna a parlare di Costa Teatina, viene fatta una prima proposta dall’Assessore Regionale Franco Caramanico, il 6 settembre 2006 una delegazione abruzzese guidata da Caramanico si incontra con il Direttore del Servizio di Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente e si riavvia l’iter di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, dopo diversi mesi di confronto con i Comuni, deliberano solo in tre a favore del Parco (Vasto, San Salvo e Francavilla), si approda quindi dopo un confronto di un anno e mezzo con associazioni ed Università, al “Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina” con la Legge Regionale n°05/2007 che viene costituito, nelle more della definizione del Parco Nazionale della Costa Teatina. L’iter del Parco rallenta di nuovo e vista la renitenza dei Comuni la Direzione Regionale competente formula una proposta di perimetrazione e la invia ai Comuni e al Ministero (2008). A luglio 2008 viene arrestato l’allora Presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, si va verso le elezioni a dicembre 2008 e l’iter si ferma di nuovo. A fine aprile 2010, nell’anno internazionale della biodiversità, con il Direttore Aldo Cosentino in procinto di andare in pensione, il Ministero dell’Ambiente riprende gli iter dei Parchi sospesi (ne mancano ancora 5 da istituire: Costa Teatina, isola di Pantelleria, Egadi e litorale trapanese, Eolie, Iblei). Il 10 Maggio 2010, Regione Abruzzo, Provincia di Chieti e Comuni Costieri (Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo) sono convocati a Roma presso il Ministero dell’Ambiente e si riavvia l’iter di istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e alla Regione Abruzzo viene affidato il compito di riconvocare i Comuni e la Provincia per definire una nuova perimetrazione condivisa entro la fine del 2010. Il 9 luglio 2010 la Regione Abruzzo convoca i Comuni e la Provincia di Chieti e preso atto della contrarietà alla proposta di perimetrazione elaborata dalla Direzione Regionale Aree Protette e Parchi del 2008, si concorda di lavorare su una ipotesi che preveda 4 zone, anticipando la zonazione nel Decreto Istitutivo e graduando meglio i vincoli in considerazione delle valenze naturalistiche e dell’antropizzazione del territorio. Ogni Comune si prende l’onere di deliberare in merito decidendo se essere favorevole o contrario, definendo anche una perimetrazione per il territorio di competenza da rimandare in Regione Abruzzo per una successiva integrazione e raccordo complessivo delle proposte. Si ipotizza di terminare questa fase per settembre/ottobre. Dopo diversi incontri di coordinamento la questione resta sospesa, tra agosto e ottobre solo alcuni comuni si muovono e iniziano la discussione e avviano dei percorsi di confronto ed ascolto anche con i cittadini, tra questi Fossacesia, Torino di Sangro e Vasto. Nello specifico: Torino di Sangro delibera in consiglio sulla volontà di dare origine al Parco e di definire una perimetrazione su 4 zone come concordato in Regione, Fossacesia ne discute nel suo Forum Ambiente e approva in Commissione Urbanistica la proposta di perimetrazione su 4 zone, Vasto approva un ordine del giorno e rimanda la discussione della perimetrazione. Con DPCM in data 4 agosto 2014 l’Arch. Giuseppe De Dominicis, Presidente emerito della Provincia di Pescara, è stato nominato quale "Commissario ad acta" per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina. Nell’ambito della procedura per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, disciplinato dalla Legge n. 394/91 e ss. mm. e ii., il menzionato "Commissario ad acta" dell’istituendo Parco, ne ha definito - nello scorso mese di maggio - la perimetrazione provvisoria, permettendo con tale fondamentale atto propedeutico una auspicabile e pronta emanazione da parte del Governo del relativo ed indispensabile Decreto istitutivo dell’area protetta in argomento; Nonostante i tempi e le procedure cui è vincolato il Commissario per la perimetrazione provvisoria, numerosi sono stati gli incontri con Associazioni e Amministratori locali e diversi i suggerimenti e le proposte avanzati e accolti e riportati in cartografia o in normativa.

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Essendo concluso l'iter istituzionale ed essendo stati rispettati tutti i passaggi necessari gia da vari mesi come mai a tutt'oggi manca la firma per formalizzare e istituire il Parco Roma

Novembre 2015. Gianni Melilla