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Interrogazioni

Interrogazioni (315)

Interrogazione a risposta scritta sullo sfruttamento dei Bengalesi

Al Ministro degli Interni

per sapere – premesso che

Qualche giorno fa a Pescara in pieno centro è scoppiata una rissa tra sei venditori ambulanti bengalesi. Secondo la polizia qualcuno di loro deve aver sconfinato con la propria bancarella in zone già occupate da connazionali con la stessa merce. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto ma li ha rimessi in libertà in quanto incensurati (il processo è stato fissato ai primi di novembre), eppure l’episodio ha portato alla luce una realtà che la stessa comunità bengalese tende a oscurare. A Pescara e provincia, stando ai dati dell’ufficio Immigrazione della Questura, sono quasi 300 i bengalesi presenti e di questi oltre la metà, 164, svolge lavoro autonomo che quasi sempre corrisponde alla licenza di ambulante. Altri sette sono in attesa di occupazione, 33 hanno dichiarato di essere a Pescara per motivi di famiglia (per ricongiungimento familiare o esigenze di salute), 58 svolgono un lavoro subordinato e 35 sono richiedenti asilo. Di fatto, dicono dalla Questura, sono pochi i bengalesi irregolari. L’episodio dell’altro giorno ha fatto emergere un fenomeno che ogni tanto riesplode, come all’inizio dell’anno quando la polizia arrestò due bengalesi accusati di aver rapinato un loro connazionale sulla riviera, o come a giugno del 2012 quando i carabinieri smantellarono un’organizzazione accusata di far entrare pachistani, bengalesi e indiani in Italia aggirando la legge sull’immigrazione grazie alla complicità di imprenditori e falsi consulenti locali. Vendono tutti la stessa merce, cover per telefonini o rose, utilizzano quasi tutti gli stessi magazzini distribuiti nelle vie più centrali della città dove hanno concentrato le loro residenze: via Piave, via Mazzini, corso Vittorio, via Ariosto. Difficile ritenere, anche secondo le forze dell’ordine, che siano tutti lavoratori autonomi. Secondo la denuncia dall’associazione “On the road”, dietro questa situazione ci sono sicuramente organizzazioni camorristiche: le etnie del subcontinente indiano come Bangladesh e Pakistan che occupano fisicamente tutti gli spazi delle zone centrali della città soppiantando di fatto quei venditori africani storici dell’Africa occidentale anglofona (Nigeria, Ghana, Liberia, Sierra Leone). Stando a quello che emerge dallo studio sviluppato a settembre dell’anno scorso (quando gli asiatici notati in centro furono solo venti a fronte dei 164 ambulanti di oggi), gli operatori hanno notato in due casi una sorta di filiera etnica del commercio, che parte a livello più basso dal singolo ambulante che vende oggetti a bassissimo costo, al piccolo commerciante da bancarella, al piccolo negozio di vicinato; livelli legati dalla conoscenza diretta, da una catena distributiva unica, da un supporto logistico, e, forse, da una stessa gerarchia. Persone spesso vincolate al pagamento di debiti per essere svincolati dal legame con quella filiera.

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Se non intenda utile approfondire questo fenomeno per capire se via siano organizzazioni criminali che gestiscano il flusso degli extracomunitari asiatici e il commercio illegale che li vede impegnati nelle zone centrali di Pescara.

Roma ottobre 2015                  Gianni Melilla

Interrogazione a risposta in Aula sulla Golden Lady di Gissi (CH)



Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Per sapere - premesso che

A distanza di svariati mesi e di tante promesse, per i 350 ex dipendenti della Golden Lady di Gissi non è stata trovata alcuna forma di rioccupazione. La riconversione bis è fallita e la mobilità ormai è scaduta. Duecentocinquanta operai non hanno più alcun reddito. In una nota i sindacati hanno lanciato un accorato appello al ministero per dare risposte a più trecento famiglie a non sprofondare in un drammatico limbo. Le organizzazioni sindacali, unitamente a tutte le lavoratrici e ai lavoratori, chiedono la riconvocazione urgente di tutte le parti, compresa la Golden Lady, per avere finalmente notizie sulla vertenza e sulla riconversione. Nell’ultimo incontro ministeriale, si era convenuto di portare avanti la discussione in sede regionale, per verificare possibili soluzioni.

A questo si era aggiunta la disponibilità della Regione, anche e soprattutto attraverso gli strumenti disponibili sia in termini normativi che economici. Però, dopo diversi incontri nel corso dei quali sono state riferite ai sindacati possibili soluzioni, da diversi mesi i lavoratori e i sindacati non hanno ricevuto più alcuna notizia circa il futuro occupazionale. Ormai molti lavoratori coinvolti (100 già da un anno), sono usciti dal percorso di mobilità e sono in drammatiche condizioni economiche. Inoltre l’impatto negativo sull’occupazione di un territorio come quello della Val Sinello, già provato da tantissime altre situazioni di crisi è grave.

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se non ritenga doveroso promuovere con urgenza un nuovo tavolo ministeriale con le parti sociali e gli enti locali per cercare soluzioni produttive e occupazionali e scongiurare questo dramma occupazionale

NTERPELLANZA

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

per sapere - premesso che:

negli ultimi anni l'Abruzzo è stato colpito da alcuni eventi meteorologici eccezionali che hanno provocato vittime e danni a molti edifici causando l'inagibilità di circa un centinaio di fabbricati costringendo alcune centinaia di cittadini a dover abbandonare le proprie case con disagi enormi; i Comuni coinvolti sono 25 (Cellino Attanasio, Cermignano, Citta Sant'Angelo, Picciano, Montorio al Vomano, Penne, Castiglion Messer Raimondo, Civitella del Tronto, Civitacquana, Civitella Casanova, Villa Celiera, Pietranico, Mosciano San'Angelo, Carpineto della Nora, Casacanditella, Colledara, Pineto, San Salvo, Teramo, Tossicia, Bisenti, Valle Castellana, Abbateggio) ; la Regione Abruzzo ha stimato i danni alle abitazioni in euro 18.852.271, 60; in ragione delle sue caratteristiche geomorfologiche l'Abruzzo ha subito frane, smottamenti e dissesti idrogeologici rilevanti a seguito delle suddette calamità e la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto a favore delle famiglie evacuate l'elargizione di contributi per l'autonoma sistemazione per periodi non superiori a 180 giorni, prorogabili in caso di necessità per altri 180 giorni; la situazione è grave essendo in scadenza il periodo di assistenza alle famiglie e si dovrebbe prevedere, su iniziativa del Governo, un provvedimento volto a risarcire i danni alle famiglie per consentire il recupero degli immobili o la costruzione di nuovi immobili, così come è stato fatto per i terremotati de L'Aquila e dei comuni del cratere sismico abruzzese che hanno perso la casa;

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se non intenda affrontare con urgenza tale drammatica emergenza sociale.

Roma settembre 2015 Gianni Melilla

INTERPELLANZA Al Presidente del Consiglio dei Ministri

per sapere-premesso che: 

Nell'isola di Santo Stefano l'ex carcere è in uno stato di completo abbandono e a rischio di crollo. L'isola si trova  circa 2 chilometri ad est di Ventotene, dal cui comune dipende amministrativamente.  L'unico edificio presente sull'isola è un carcere (edificio circolare di architettura "illuminista")) con 99 celle, fatto costruire nel periodo borbonico nel 1794–95  da Ferdinando IV ed in uso fino al 1965. I detenuti più celebri del penitenziario tra metà Ottocento e inizi del Novecento furono lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani, dal ventennio fascista in poi, il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Altri antifascisti erano confinati sull'isola di Ventotene, ma non furono carcerati a Santo Stefano: Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Proprio a questi ultimi due si deve la redazione del cosiddetto Manifesto di Ventotene che nel 1941, in pieno conflitto mondiale, chiedeva l'unione dei paesi europei e costituirà, negli anni successivi, il riferimento ideale cui guarderanno in molti per il processo di integrazione continentale. Nel 1981, su iniziativa dell'allora ministro della Difesa Lelio Lagorio, sopra il portone di accesso alla fortezza è stata apposta una grande lapide in marmo candido del Monte Altissimo (Alpi Apuane) per ricordare i patrioti dell'Ottocento e i prigionieri dell'epoca fascista.  Questa importante testimonianza di architettura penitenziaria e di storia democratica del Risorgimento e dell'Antifascismo rischia di andare irrimediabilmente disperso se non ci sarà un rapido intervento del Governo, tenendo conto che da anni si parla di un progetto di messa in sicurezza dell'ex carcere di Santo Stefano da parte dei passati Goiverni; -: se non intenda prevedere un urgente intervento per salvare l'ex Carcere di Santo Stefano .

Roma settembre 2015                                                     Gianni  Melilla

INTERROGAZIONE a risposta scritta sul rinnovo del CIGS per la Cir di Tocco da Casauria (Pe)

Ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Per sapere - premesso che

Sono 160 dipendenti della Cir di Tocco da Casauria (PE). il 30 luglio è scaduta la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs) e il 5 Agosto 2015 i sindacati hanno chiesto e ottenuto una riunione con i vertici aziendali presso il Ministero Del Lavoro per discutere la proroga ed evitare la chiusura dello stabilimento. Nel corso della riunione i sindacati hanno rappresentato che nel corso dell'anno di CIGS, il numero dei lavoratori in forza alla procedura si è ridotto a 206 unità, e che in data 22 Luglio 2015, il tribunale di Verona ha omologato il Concordato Preventivo liquidatorio con contestuale nomina del Liquidatore nella persona del dott. Andrea Rossi. Sempre nell'incontro si è ribadito che in data 15/04/2015 è avvenuta la cessione di un ramo d’azienda al gruppo metalmeccanico polacco Wielton Italia (oggi Italiana Rimorchi Srl) che ha acquistato il 30 per cento della fabbrica toccolana attinente, al montaggio e assemblaggio dei pezzi che vengono fabbricati in Polonia e trasportati a Tocco da Casauria da dove escono i semirimorchi come prodotto italiano. Grazie a questa operazione si è potuta garantire una parziale rioccupazione e si valuta nel prossimo futuro, ed in riferimento all'andamento del mercato, la possibilità di allargare il progetto industriale per arrivare ad un massimo di 70 nuove unità stimato a fine 2017. Nell'incontro sono state presentate le carte per ottenere la proroga di un semestre per il trattamento del CIGS. A tutt'oggi però il Ministero non ha ancora firmato il decreto per sbloccare la proroga dei sei mesi mettendo in seria difficoltà i lavoratori dello stabilimento che ormai da Luglio non ricevono più nessun tipo di contributo economico.

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Se non intenda procedere con urgenza, facendo fede all'incontro del 5 Agosto, sbloccando la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs) scaduta il 30 Luglio 2015 Roma settembre 2015 Gianni Melilla

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Ai Ministri dell’Interno, della Giustizia e dell’Economia.

Per sapere. :- premesso che: I sindacati di Polizia, hanno evidenziato il fenomeno dei suicidi di operatori delle Forze dell’Ordine. Fenomeno che riguarda in particolare gli operatori della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza; spesso il suicidio (e il tentato suicidio) avviene tramite l’uso della pistola di ordinanza; il fatto è conosciuto da diversi anni, ma viene sottovalutato ascrivendolo esclusivamente ad incidenze esterne, evitando così ogni intervento mirato alla sfera lavorativa. I rappresentanti degli operatori delle Forze preposte all’Ordine Pubblico, non contestano l’attività in seno alla Direzione Centrale di Sanità, agli studi ed alle “autopsie psicologiche” dei singoli episodi ( in risposta ad una precedente lettera del 2010, il Prefetto Manganelli diceva che i suicidi non erano riconducibili a cause e a disagi di tipo lavorativo), ma sottolineano che il fenomeno è quasi ignorato sia professionalmente che umanamente. I dati sono allarmanti poiché il tasso dei decessi è alto, sicuramente superiore rispetto alla media della popolazione e non risulta che siano state prese le doverose precauzioni e provvedimenti. Nel resto d’Europa, dove l’attenzione alla questione è maggiore, questi fenomeni sono in netto calo e con incidenze sicuramente minori rispetto a quanto avviene in Italia che, nello specifico, rappresenta il fanalino di coda; secondo le autorità competenti le cause non sono da accreditarsi alla professione. Ma le depressioni legate a fatti personali sono aggravate dalla particolarità del mestiere che è intriso di tensioni lavorative, mobbing diffuso e lacunoso per la insufficiente attenzione psicologica necessaria a chi ha, per mestiere, l’obbligo dell’uso dell’arma da fuoco, che richiede fermezza, competenza, capacità di distacco psichico; i sindacati di Polizia propongono di portare queste tematiche all’interno del circuito di aggiornamento professionale, come avviene nel resto d’Europa, in modo da poter discutere prima le soluzioni possibili. Richiedono anche la costituzione di una commissione d’inchiesta in cui poter discutere assieme alle rappresentanze del personale i risultati e le conclusioni che la Direzione Centrale di Sanità, assieme al Centro di Neurologia e Psicologia Medica del Servizio Operativo Centrale, ha raccolto in questi anni, facendo anche tesoro e uso adeguato della normativa già esistente sulla tutela e sicurezza del lavoro ed in particolare di quelle norme, previste dalla legge 65/86, che incidono in particolare sulla salute degli operatori delle Forze di Polizia;

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Se i sig.ri Ministri non riscontrino il carattere di emergenza della questione posta dai rappresentanti dei lavoratori delle Forze di Polizia e quindi come, nel tempo più breve possibile, intendano mettere in atto le misure utili alla prevenzione del fenomeno nel senso più opportuno per i lavoratori del settore; se non ritengano altresì opportuno dare le necessarie indicazioni affinché si verifichi, e sia messo a conoscenza, il numero dei decessi nel settore dal 2008 ad oggi, poiché i dati affermano che solo nel semestre gennaio/giugno 2015 si sono verificati 20 suicidi e nulla si sa dei tentati suicidi, tenendo conto che i dati, al contrario dei criteri della trasparenza, se esistono sono non sufficientemente pubblicizzati e spesso occultati non riconoscendo la concausa di servizio.

GIANNI MELILLA

INTERPELLANZA

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

per sapere – premesso che:

il nuovo anno accademico sta per avere inizio e la situazione che si prospetta per le accademie, i conservatori di musica, gli ISSM e gli ISIA è ancora più complessa degli altri anni, infatti nonostante le dichiarazioni di intenti per arrivare ad una conclusione nell’ambito del provvedimento legislativo c. d. “buona scuola”, la situazione dei precari dell’AFAM (alta formazione artistica, musicale e coreutica) rimane ad oggi irrisolta; il nuovo anno si apre all'insegna delle incertezze che caratterizzano il comparto da troppo tempo, le problematiche non risolte, ormai diventate emergenze, rischiano di minare la tenuta dell'intero sistema: precari e graduatorie nazionali (ex Legge n. 143 del 2004 e Legge n. 128 del 2013), riassetto della docenza (II^ fascia) e contrattazione sospesa, statizzazione ISSM (ex IMP), ordinamento degli studi - biennio di secondo livello ancora in fase sperimentale-, attivazione della ricerca, cioè, in definitiva, il compimento della legge di riforma in cantiere da ben sedici anni; l’elevato numero di pensionamenti previsti per l'anno accademico che si sta aprendo e per i prossimi anni non avrà un corrispondente numero di aventi diritto utili per le assunzioni a tempo indeterminato, visto che nelle GAE, GET e L. n.143/2004 non è rimasto praticamente più nessuno e, inoltre, che la graduatoria ex L.128/2013 non fosse sufficiente a ricoprire le necessità degli istituti non era un mistero per nessuno, infatti in molti casi si sta provvedendo autonomamente, con la pubblicazione di bandi, alla costituzione delle graduatorie d'istituto; con apposito decreto del Presidente della Repubblica del 16 agosto 2014 sono state autorizzate le immissioni in ruolo di una percentuale dei docenti delle citate graduatorie nazionali gemelle ex lege n. 143 del 2004 (gemelle per modalità di reclutamento anche se bastavano due soli anni di servizio, mentre per le ultime graduatorie nazionali ne occorrevano almeno tre) trasformatesi ad esaurimento per effetto del citato decreto-legge n. 104 del 2013, il quale ha disciplinato in modo diverso e, a giudizio dell’interpellante, incostituzionalmente docenti appartenenti allo stesso comparto e con i medesimi requisiti; a questo caos si somma l'uso indiscriminato della pratica delle conversioni degli insegnamenti, una pratica che non sempre è giustificata dalle necessità dettate dall'offerta formativa, nonché in ostacolo all'utilizzo prioritario delle graduatorie nazionali; nonostante quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 - relativa alla reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi - la nostra Corte Costituzionale non ha ancora risposto, rimandando il pronunciamento a data da definire; la maggior parte dei docenti che hanno maturato oltre 36 mesi di servizio hanno intrapreso azioni legali nei confronti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a fronte dei principi di legge esposti e a tutela della stabilità lavorativa, in molti casi i tribunali del lavoro di competenza territoriale si sono già espressi a loro favore; le rappresentanze sindacali hanno chiesto da tempo al Ministro l’istituzione di un tavolo di confronto e le segreterie nazionali FLC CGIL, CISL Università, UIL RUA e Unione Artisti UNAMS hanno formalmente richiesto un incontro

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quali misure intenda adottare nell’immediato per assorbire tutto il precariato del settore dell’alta formazione artistica e musicale già in possesso dei necessari requisiti previsti dalle norme italiane ed europee; se non ritengo urgente e opportuno aprire un tavolo di confronto con docenti e rappresentanze sindacali al fine di pervenire ad una proposta organica e risolutiva per il futuro dell'alta formazione artistica e musicale.

ON GIANNI MELILLA

RICCIATTI, FERRARA, BORDO, SCOTTO, PELLEGRINO, ZARATTI, COSTANTINO, PALAZZOTTO, PAGLIA, AIRAUDO, PLACIDO, PIRAS, MARCON, DURANTI, FRATOIANNI, MELILLA, QUARANTA, FARINA, GIANCARLO GIORDANO, KRONBICHELER, NICCHI, PANNARALE, SANNICANDRO, ZACCAGNINI .

— Al Presidente del consiglio dei Ministri, al Ministro dello Sviluppo economico, al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

— Per sapere – premesso che:

in data 21 settembre 2015 diversi organi di stampa, nazionali ed internazionali, hanno diffuso la notizia dell’accusa, mossa dalla Environmental Protection Agency (EPA) americana al gruppo Volkswagen, di infrangere la legge per aver montato sulle sue auto un software in grado di falsare i risultati sui test sulle emissioni inquinanti; secondo l’EPA, Volkswagen avrebbe installato tali software sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel Volkswagen e Audi (modelli dal 2009 al 2015) in grado di riconoscere la situazione di “test” e di attivare, conseguentemente, dispositivi per migliorare le prestazioni dell’auto sul fronte delle emissioni di ossidi di azoto; tale software consentirebbe, quindi, di falsare i test sulle emissioni, registrando livelli di emissioni inquinanti da 10 a 40 volte inferiori rispetto rispetto alle condizioni di guida normali; la casa produttrice tedesca ha ammesso l’esistenza di tale software pur adducendo come spiegazione di averlo montato per limitare “il lavoro dei dispositivi di controllo delle emissioni di azoto che provocano una maggiore usura del motore e tendono a diminuire le prestazioni del veicolo” (Il Sole 24 Ore, 22 settembre 2015); a seguito delle accuse mosse dall’agenzia EPA, Volkswagen ha richiamato i modelli sotto accusa, circa mezzo milione di auto; il dipartimento americano di Giustizia starebbe conducendo un’inchiesta penale su Volkswagen (fonte: Bloomberg); il Ministro francese delle Finanze Bernard Sapin, intervenendo in una trasmissione dell’emittente Radio Europe 1 ha sollecitato un’inchiesta a livello europeo sul caso, mentre il ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt, ha annunciato (sulla testata tedesca Bild) di aver chiesto all’Ufficio federale tedesco dell’automobile di far “condurre immediatamente dei test specifici e approfonditi sui modelli diesel di Volkswagen da esperti indipendenti”; la Commissione europa, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore del 22 settembre 2015 da una fonte comunitaria, non ha poteri per avviare un’indagine di settore, in quanto la possibilità di far partire un’indagine a livello Ue riguarda solo il settore della concorrenza

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se il Governo sia in grado di riferire se il software incriminato risulti essere installato anche sulle auto destinate al mercato europeo, quali elementi intenda fornire al Parlamento al riguardo e quali iniziative abbia attivato in sede europea in tal senso; se le emissioni reali delle auto del gruppo tedesco rispettino la normativa europea di riferimento; se gruppo tedesco Volkswagen abbia avuto accesso a fondi europei per il basso livello di CO2 emesso dalle loro auto; quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo al fine di garantire il pieno rispetto del principio della regolare concorrenza tra le case produttrici.

Interrogazione a risposta scritta sulla scomparsa di Luciano Ciciarelli
 
Al Ministro degli Esteri
Per sapere, premesso che;

Sono  passati ormai 38 giorni dalla scomparsa a Medjugorje, di padre Luciano Ciciarelli sacerdote di 79 anni, originario di Civitella Casanova (Pe), del quale dal 2 agosto scorso non si hanno più notizie.

Numerosi gli appeli che chiedono di scoprire cosa sia accaduto al sacerdote da parte di familiari, conoscenti a autorità.

Il superiore provinciale dei monfortiani, padre Angelo Livio Epis, nei giorni scorsi tramite un'importante trasmissione della Rai ha ventilato l’ipotesi di una violenza nei confronti di padre Ciciarelli, in relazione ad un’opera di carità che era nei progetti di padre Ciciarelli, legata all’acquisizione di un terreno nella zona.

Un' altra  ipotesi di chi conduce le ricerche è che possa avere avuto un malore data l'età avanzata ed essere caduto dentro uno dei crepacci nella zona.

Da fonti giornalistiche della Bosnia Erzegovina, intanto, in particolare da Jabuka tv, si è appreso che le ricerche sono concentrate soprattutto nella zona compresa tra Šurmanaca a Krucevici e che le forze in campo, portate dalle 40 iniziali a 160, dopo una decisione del parlamento bosniaco, sono la GSSuBiH, l’unione del soccorso alpino, la CMRS, ovvero i vigili del fuoco, di Citluk, la CMRS di Mostar, e la Srebrenik GSS, dunque l’ amministrazione federale della Protezione Civile.

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Se non intenda intervenire presso le autorità della Bosnia Erzegovina per una intensificazione delle indagini e della ricerca di Padre Luciano Ciciarelli
 

Roma settembre 2015                     Gianni Melilla

interrogazione a risposta scritta al Ministro ai Beni e Attività Culturali

per sapere - premesso che:

a Pescara i collezionisti Di Persio e Pallotta intendono realizzare un Museo con le circa 200 importanti opere reperite in tutto il mondo per consentirne una fruizione collettiva e lasciare alla comunità abruzzese e nazionale una formidabile struttura culturale; attualmente dieci di queste opere rappresentano l'Abruzzo nella mostra "Il tesoro d'Italia" curata da Vittorio Sgarbi a EXPO' 2015 a Milano, a testimonianza del valore artistico nazionale e internazionale della suddetta collezione privata; la collezione raccoglie fondamentali dipinti della pittura meridionale dell'Ottocento e del primo Novecento ed è riconosciuta come una delle più importanti raccolte private del nostro Paese; i proprietari di questa collezione vogliono realizzare a loro spese il Museo e hanno acquistato il palazzo ormai fatiscente che ospitava la ex Banca d'Italia a Pescara in Viale Gabriele D'Annunzio per ristrutturarlo secondo le normative urbanistiche in vigore; le istituzioni locali, a partire dal Comune di Pescara, plaudono alla iniziativa per gli evidenti riflessi culturali ed anche economici e turistici; ma da anni la Soprintendenza per i Beni Storici e Architettonici della Regione Abruzzo frappone ostacoli incredibili opponendo il suo diniego alla ristrutturazione di un Palazzo rispetto ad un elemento del tutto secondario ( il cavedio che insiste all'interno di questo Palazzo di stile eclettico, costruito nel 1925, di ignoto progettista, sinora adibito ad uso bancario, per ultima la Cassa di Risparmio). All'esterno il progetto di ristrutturazione non prevede nessuna modifica. La guerra giudiziaria che si è aperta ha determinato sinora il blocco del progetto del nuovo Museo con vivo disappunto della comunità e delle istituzioni pescaresi e abruzzesi( il TAR ha dato ragione ai collezionisti mentre il Consiglio di Stato ha accolto la posizione della Soprintendenza che sostiene che il cavedio è un corte interna e dunque non può essere rimosso, impedendo così la realizzazione dello spazio museale); sarebbe razionale che la Soprintendenza attraverso uno studio accurato potesse riconsiderare il suo parere attivando una misura di autotutela circa la valutazione tecnica data sul presunto valore del "cavedio" interno;

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quali sono le ragioni di questa posizione della Soprintendenza che appare irragionevole e immotivata, sul piano storico e tecnico; se non si intenda riconsiderare la vicenda favorendo e non ostacolando la nascita di una nuovo Museo nella città di Pescara di sicura valenza nazionale senza alcun costo per la finanza pubblica; perché un ufficio regionale del Ministero dei beni ed attività culturali assuma scelte così disinvolte assumendosi nei fatti la responsabilità di non volere istituire un nuovo Museo a Pescara.

Roma settembre 2015                               Gianni Melilla