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Mozione Bambini Soldato

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La Camera, premesso che :

il 20 novembre 1989 è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC”, principale strumento normativo internazionale a tutela dei diritti dei minori; durante la Conferenza dal titolo “Liberiamo i bambini dalla guerra” organizzata a Parigi nel 2007 dall’UNICEF e dal Governo della Repubblica francese, sono state fornite cifre secondo le quali dai 250.000 ai 300.000 bambini sarebbero stati impiegati in conflitti bellici; in base a quanto riportato nel “rapporto delle Nazioni Unite del 2014”, soltanto nel 2013 sono stati certificati più di 4000 casi di “bambino soldato” vittime di reclutamento, addestramento, utilizzo e prigionia durante i conflitti armati, mentre si ipotizzano migliaia di episodi analoghi a quelli certificati; stimare realmente il fenomeno risulta quindi alquanto arduo, dato che per “bambino soldato” si intende ogni minore appartenente ad un gruppo armato a prescindere da genere e ruolo esercitato; i “bambini soldato”, nello specifico, oltre ad essere impiegati direttamente nei conflitti armati sono anche esposti a violenze sessuali, somministrazione di stupefacenti e malattie letali, nonché ad avere gravidanze precoci; dai rapporti delle Nazioni Unite si evince come siano oltre 23 i paesi segnalati in cui vi è impiego dei bambini nei conflitti armati, fra cui Afghanistan, Repubblica Centroafricana, Rep. Dem. del Congo, Sudan del Sud, Iraq, Mali, Myanmar, Somalia, Siria, Yemen, Nigeria, Filippine; il 6 marzo del 2014 l’ONU ha lanciato la campagna “Children, not soldiers” al fine di porre fine alla pratica dei “bambini soldato” da parte dei governi entro il 2016. Tale obiettivo risulta ancora più arduo data la situazione di perenne conflitto che interessa il Medioriente; in merito alla sopracitata “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza sono stati emanati tre “protocolli opzionali”: il “Protocollo opzionale alla convenzione dei diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati” (Opional Protocol on the involvement of children in Armed Conflict –OPAC; il “Protocollo Opzionale sulla vendita di bambini, la prostituzione minorile e la pornografia rappresentante minori ( Optional Protocol on the Sale of Children, child prostitution and child pornography – OPSC”); il “Terzo Protocollo Opzionale sulla “procedura di presentazione di comunicazioni”; nello specifico, i primi due protocolli (OPAC e OPSC) sono stati approvati dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 maggio 2000 ed entrati in vigore il 18 gennaio 2002 il secondo, il 12 febbraio il primo. Il terzo protocollo invece è stato approvato dalla Assemblea Generale il 19 dicembre 2011 ed è entrato in vigore il 14 gennaio 2014. Lo stesso, per la prima volta prevede dei rimedi contro le violazioni dei diritti fondamentali dei minori riconosciuti dal “CRC” e consentirà la difesa dei diritti dei minorenni, attraverso lo strumento delle segnalazioni o denunce al Comitato ONU su diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; l’Italia ha ratificato i primi due protocolli con la legge n.46 del 2002. Il terzo protocollo invece è stato firmato il 28 febbraio 2012 e ratificato con legge n.199 del 16.11.2015; come si evince anche dall’ottavo “Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2014-2015” del gruppo “CRC”, il Comitato riscontra da parte dell’Italia – in riferimento all’ultimo rapporto prodotto, risalente al 2011 - la mancata applicazione delle raccomandazioni precedentemente fatte con particolare riferimento a quanto previsto dal “Protocollo opzionale alla convenzione dei diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati” (Opional Protocol on the involvement of children in Armed Conflict –OPAC. fra le mancate applicazioni risultano degne di menzione quelle riguardanti : a) la mancata definizione del concetto di “partecipazione diretta” da parte delle leggi nazionali in linea con quanto previsto dagli articoli 1 e 4 del “Protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati”; b) la mancata applicazione dell’introduzione del divieto della vendita di armi leggere e di piccolo calibro ai Paesi in cui i minori siano parte coinvolta dei conflitti armati; c) la mancanza, nel rapporto elaborato dall’Italia, delle informazioni inerenti la riabilitazione e la reintegrazione sociale dei minori vittime dei crimini oggetto del Protocollo opzionale; d) l’assenza, nei programmi delle quattro scuole militari operanti in Italia, di materie specifiche, curriculari e non opzionali, che abbiano come oggetto i Diritti Umani con riferimento alla Convenzione ed al Protocollo Opzionale “OPAC” oltre ad Amnesty International, diverse associazioni si sono occupate negli anni del fenomeno dei “bambini soldato” producendo diversi dossier studio e di valutazione sulle predette applicazioni del Protocollo Opzionale, fra cui in particolare l’“Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo”; Considerato che : l’Italia fornisce aiuti militari – oltre che addestramento alle forze di Polizia - ai Paesi in cui si riscontrano arruolamento ed utilizzo dei minori nei conflitti armati. Fra queste si ricordano le diverse missioni che si sono succedute negli ultimi anni in Afghanistan ( fra cui l’ultima, “Resolute Support” tutt’ora in corso) e la Missione “EUTM Somalia”; quest’ultima missione ha come scopo la costituzione ed il rafforzamento delle Forze armate somale mediante la formazione del personale ed è attualmente a guida italiana. Secondo quanto si apprende dal rapporto militare del Segretario Generale dell’ONU “ Le sortes des enfant en temps de conflit armé” del 2015, risultano almeno 197 casi di bambini soldato impiegati dalle forze armate di Mogadiscio, oltre che 70 casi di violenze sessuali su ragazze operate dalle stesse forze armate o da milizie ad esse affiliate. Analogamente, secondo quanto espresso dal “Rapporto 2014/2015 di Amnesty International, il Governo di Mogadiscio sarebbe responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Nonostante ciò, nel novembre del 2015 il Senato ha approvato – trasmettendolo alla Camera dei Deputati – il Disegno di “Ratifica ed esecuzione dell’accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo federale della Repubblica di Somalia in materia di cooperazione nel settore della difesa”, finalizzato anche a favorire lo scambio ed il commercio di armamenti con la Somalia; le armi leggere e di piccolo calibro (come ad esempio pistole, fucili oltre che loro parti ed accessori) sono in gran parte considerate “armi civili”, di conseguenza regolamentate dalla Legge n.110 del 1975 (e successive modifiche). Risulta in tal modo alquanto difficile un monitoraggio del commercio delle stesse verso Paesi in cui sono impiegati minori nei conflitti armati, considerato che suddette armi - leggere e di piccolo calibro – risultano essere quelle più impiegate ( per “facilità” e “comodità” di utilizzo) dai bambini soldato; il rifinanziamento delle Missioni Internazionali avviene ormai per prassi con Decretazione “omnibus” di urgenza, che ricomprende anche i fondi per la cooperazione e lo sviluppo, nonostante l’approvazione della Legge n.125 del 2014 circa appunto la “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”:- Impegna il Governo: a vietare ogni forma di aiuto militare e l’esportazione delle armi – compreso quelle leggere e di piccolo calibro - ai Paesi che utilizzano i minori nei conflitti armati; ad includere il reclutamento e l’utilizzo dei minori in conflitti armati tra i motivi previsti dalla legislazione nazionale per la concessione dello status di rifugiato; ad espungere dai decreti di rifinanziamento delle missioni internazionali il capitolo concernente il rifinanziamento dei progetti di cooperazione e sviluppo, così come previsto dalla Legge n.125 del 2014; a produrre informative - da sottoporre alla attenzione del Parlamento e delle Commissioni competenti - circa i progetti già avviati di cooperazione e sviluppo, con particolare riferimento a quelli avviati in Stati in cui potrebbero essere impiegati minori nei conflitti armati; a promuovere, nell’ambito della cooperazione internazionale, progetti diretti esplicitamente al recupero ed al reinserimento degli ex bambini soldato nella società civile; a definire, nella normativa nazionale, il concetto di “partecipazione diretta” così come indicato agli articoli 1 e 4 del “Protocollo opzionale OPAC”; ad introdurre nei programmi delle scuole militari materie - curriculari e non opzionali – riguardanti il diritto internazionale ed i Diritti Umani con riferimento anche alla Convenzione ed al Protocollo OPAC.

On. Donatella Duranti, Arturo Scotto, Giulio Marcon, Michele Piras, Lara Ricciatti, Franco Bordo, Arcangelo Sannicandro, Gianni Melilla